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Trento
17 dicembre | 12:41

Un Bondone a due facce, la neve portata con l'elicottero salva la discesa mentre il fondo resta a guardare con 1 chilometro di piste. Stessa montagna, velocità diverse

Soffre tantissimo, come ormai purtroppo da copione, il Centro fondo alle Viote. Lì i colpi di scena non sembrano arrivare mai. In generale per sci stretti è un momento difficile 

TRENTO. Un Bondone a due velocità. L'azionista di maggioranza è storicamente, per forza di peso economico e di numeri, lo sci alpino con il versante di Vason, mentre pochi chilometri più in là ci sono le Viote, centro di sci nordico forse con pochi eguali in Trentino, che però soffre sempre (e da sempre) degli stessi problemi. A fronte di 30 chilometri abbondanti di tracciati, la prospettiva è di entrare nel periodo clou dell'anno con un chilometro di piste e il campo scuola. Pochissimo per le possibilità.

 

Non che il fondo se la passi benissimo in generale, escluso Millegrobbe (forte di un bacino) e il passo Lavazè per la quota, la sofferenza per il momento è davvero tanta in Trentino con molti centri ancora al palo.

 

La perturbazione di fine novembre ha aiutato ma ormai è la neve artificiale a garantire sicurezza e sciabilità. Qui si inserisce il problema principale delle Viote: la disponibilità di acqua. Non sufficiente, per Trento Funivie, per aprire il 100% dell'area sciabile (Rocce Rosse nel corso dell'inverno resta più chiusa che aperta, pronta quasi sempre a stagione abbondante e ben oltre il Natale e Capodanno salvo ormai rare eccezioni). Il grande impianto da Trento a Vason è considerato strategico per il rilancio della montagna ma il tema forte forse è più il bacino in quota.

L'estate scorsa - dopo un lungo impasse di diversi anni - si è sbloccata la situazione a Malga Mezavia con la definizione di un accordo con le Asuc di Sopramonte, Vigolo Baselga e Baselga del Bondone che gestiscono i terreni. L'invaso dovrebbe essere pronto nel giro due anni e la capienza dovrebbe triplicare per passare da 66mila circa 200 metri cubi. Un'opera che non risolve però una questione: l'opera si trova a circa mille metri e va rilanciata in quota. Insomma, l'ipotesi Viote per una specie di laghetto almeno di "attestamento" è tutt'altro che tramontata.

 

La disponibilità di acqua resta un fattore cruciale anche sul destino delle Viote. Ci sono state alcune finestre fredde. Si è lavorato a pieni giri in quei giorni da una parte e dall'altra del valico ma complici un prolungato periodo secco e soprattutto l'innalzamento delle temperature il Bondone della discesa ha rischiato di veder vanificati gli sforzi a causa anche di un vento troppo forte in quota che ha messo a rischio l'apertura del ponte dell'Immacolata.

 

Completato il percorso di scorporamento e messa in sicurezza di Trento Funivie in seguito del crac di Folgarida Marilleva, la società impianti è privata, pur con il Comune come socio. Il Bondone ha sì tremato ma il risultato è noto. Si è alzato in volo l'elicottero delle polemiche per trasportare la neve sul Palon, ricamare una toppa e salvare l'indotto - stimato in mezzo milione - del week end e lanciarsi così verso l'altissima stagione.

 

Le Viote? Malinconicamente a guardare il chilometro circa aperto. Il Centro fondo è anche abbastanza coperto per quanto riguarda il sistema di innevamento programmato, quattro cannoni a servizio della destinazione, ma le risorse idriche sono soprattutto appannaggio della discesa e la potenza di fuoco diventa piuttosto limitata. La gestione è pubblica - in capo all'Asis, sport in crescita ma l'indotto non è paragonabile alla discesa - e quindi non ci si possono aspettare "colpi di scena" (per fortuna?) con l'elicottero che decolla.

 

Niente "colpi di scena" ma anche nulla di nuovo sul fronte occidentale. Il copione cambia poco con il fondo, che potrebbe essere un tratto caratterizzante del Bondone, che appare un po' bistrattato. 

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