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Trento
24 maggio | 06:00

Tra incidenti e bracconaggio almeno 16 lupi già morti in Trentino contro i 27 dell'anno scorso. E' già stata superata la soglia indicata da Ispra per le rimozioni?

I dati del 2026 per mortalità di lupi è in linea con l'anno scorso (il peggiore da quando ci sono i monitoraggi) con la concreta proiezione di superare i numeri registrati nel 2025. La soglia di rimozione è di 5 esemplari all'anno, quale impatto degli investimenti e del bracconaggio sulla quota predisposta da Ispra? 

TRENTO. Il Trentino ha già superato la soglia di prelievo di lupi per quest'anno? Il 2026 si avvia a confermare, se non a ritoccare al rialzo, i dati dell'anno scorso sul tasso di mortalità. La situazione non sorprende, un aumento dei casi di investimento sul territorio provinciale, come sulle Alpi in generale, che fotografa la diffusione della specie. La questione è più aperta.

 

Resta da capire poi l'effettiva efficacia a livello giuridico e il peso sulla gestione dei grandi carnivori alla luce della luce verde arrivata dal governo Meloni sulla riforma dello Statuto d'autonomia.

 

Il recente provvedimento approvato in via definitiva a Roma affida o rafforza alcune competenze sul territorio, un paio di esempi sono in questo senso il "commercio" (Qui articolo) e i "grandi carnivori". Ma c'è un ma, cioè le leggi nazionali e le norme europee (la direttiva Habitat in primis) che possono prevalere sulla legislazione trentina in base ai capitoli che si prendono in considerazione. Materia giuridica insomma.

 

Si riparte, però, da alcune certezze. La specie lupo è stata declassata da "rigorosamente protetta" a "protetta" (Qui articolo). E qui si inseriscono gli studi e gli approfondimenti di Ispra nel redigere la tabella per le quote di ipotetici prelievi (tra il 3% e il 5%) di quegli esemplari considerati eccessivamente pericolosi o confidenti. 

 

E' vero che c'è un allentamento (ma non una rivoluzione) e che la richiesta di parere a Ispra è obbligatoria ma non è vincolante, ci vogliono dei piani di gestione e le regole di ingaggio presuppongono che l'abbattimento resti l'extrema ratio. Non c'è carta bianca e la priorità è la salvaguardia della specie.

 

A ogni modo la soglia, per il Trentino, è di 5 lupi all'anno per il 2026 rimodulata sull'asticella più alta rispetto alla sperimentazione di 3-5 esemplari del 2025 (anno che si è concluso con 1 lupo rimosso sulla Lessinia attraverso decreto).

 

Una differenza da un anno all'altro è che non sembra più esserci una nettissima distinzione tra animali morti per cause antropiche pur involontarie (per esempio un investimento) e invece il bracconaggio (Qui articolo).

 

La quota indicata da Roma incorpora già la mortalità naturale ma anche quella causata dall’uomo, compreso il bracconaggio (tuttavia non si esclude la revisione di questo approccio in caso di un innalzarsi dei tassi).

Inoltre la soglia fissata da Ispra è in via molto prudenziale e può subire "modifiche". Le ragioni? Si è ancora in una fase abbastanza sperimentale, le situazioni devono essere valutate caso per caso e c'è probabilmente la possibilità di intervento, soprattutto per esemplari ritenuti pericolosi o particolarmente dannosi, in quanto la responsabilità è in fin dei conti politica e Ispra (vale la pena ripetere: la richiesta di parere è obbligatoria ma non vincolante) si esprime sempre e comunque con una valutazione strettamente tecnica sul singolo evento che viene segnalato all'Istituto. Il resto è un po' demandato al piano di gestione che ogni ente locale deve redigere.   

 

Oggi come è la situazione? In questi primi 5 mesi del 2026 sono già almeno 16 i lupi morti in Trentino. A questo dato si aggiungono dei ritrovamenti di resti, quindi più datati. 

 

I vari aggiornamenti mensili firmati dalla Provincia parlano a gennaio di due esemplari rinvenuti morti a Masi d’Avio (femmina adulta travolta da un treno) e Volano (giovane maschio investito da un autoveicolo). A febbraio sono stati investiti da veicoli 6 lupi: Pieve di Bono (fuggito), Sant’Antonio di Mavignola (fuggito), Avio (femmina giovane morta, investita da treno), Saone (maschio giovane morto), Tremalzo di Ledro (maschio adulto, morto) e Massimeno (femmina giovane, morta).

A marzo invece sono stati trovati 4 lupi morti: un maschio in decomposizione a Marco di Rovereto, una femmina sulla carreggiata di una strada a Spiazzo, un maschio sulla montagna di Contà in val di Non, e pochi resti (da accertare) di un esemplare a Predazzo. Altri tre decessi in aprile: un maschio adulto a San Martino di Castrozza, un maschio giovane a Vigo Lomaso, un indeterminato giovane a Contà.

 

E maggio, per ora, tra le situazioni più significative c'è il caso del lupo soppresso attraverso eutanasia per le ferite troppo gravi causate da un probabile investimento (Qui articolo) e c'è il gravissimo episodio di avvelenamento a Denno in val di Non (Qui articolo).

 

Sempre numeri alla mano, si tratta già del secondo peggior anno per i lupi con la proiezione di stabilire un nuovo record. Nel 2025 - anno di riferimento - il report Grandi carnivori registra la morte di 27 lupi (10 maschi, 14 femmine e 3 indeterminati). Le morti sono da ricondurre in 12 casi a investimenti stradali, in 3 casi a probabili investimenti stradali, in 4 casi all'avvelenamento (4 individui nello stesso evento a Levico Terme), in 7 casi a cause sconosciute (o non ancora conosciute al momento dell’uscita del presente Rapporto), in 1 caso l'abbattimento gestionale.

 

Un aumento dei casi che testimonia una presenza dei lupi ormai strutturale e capillare sulla quasi totalità del territorio provinciale ma dopo una certa stabilità tra il 2021 e il 2024 la crescita dei lupi rinvenuti morti è stata più marcata con casi di bracconaggio.

 

Questi livelli di mortalità potrebbero rendere più complessa la valutazione e la possibilità di intervento per disporre, con ordinanza o decreto della Provincia, la rimozione puntuale di un esemplare? Le valutazioni sono aperte e non mancano le variabili. Se il bracconaggio merita una riflessione a parte, il Trentino può far valere un'esperienza di livello tra monitoraggi e report pubblicati mensilmente che potrebbero influenzare positivamente rispetto all'analisi dei casi che dovessero emergere sul fronte delle rimozioni gestionali. 

 

La base è nelle politiche di prevenzione, strategica con la formazione e l'informazione, per rafforzare e per far pendere in caso di necessità l'ago della bilancia su un eventuale decreto di prelievo.

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