Un centinaio di lupi con "un trend in lieve incremento ma molti esemplari giovani non raggiungono l'età adulta". Ricampionamento basso da un anno all'altro
La Provincia di Bolzano ha reso noto i dati del rapporto grandi carnivori con un ampio focus sui lupi. Nel corso del 2025 sono state rinvenute le carcasse di 9 lupi: 6 deceduti per incidenti stradali, 1 morto per avvelenamento, 1 abbattuto illegalmente, 1 abbattuto legalmente in deroga alla Direttiva habitat

BOLZANO. Si stimano oltre 98 lupi in Alto Adige. Il tasso di ricampionamento è ridotto, forse per i movimenti di lunga distanza ma anche per una mortalità elevata degli esemplari. L'anno scorso sono state rinvenute 9 carcasse e inoltre c'è stato l'abbattimento in deroga del lupo in val Venosta. Sono stati pubblicati i dati riferiti al 2025 nel Rapporto sulla situazione altoatesina dei grandi predatori.
Se in Trentino ci sono 22 branchi (Qui articolo), la consistenza in Alto Adige è di 9 branchi e 8 coppie territoriali. "Il trend risulta complessivamente in lieve incremento, così come per le coppie. Questa dinamica conferma una popolazione in crescita ma caratterizzata da una forte variabilità interna, determinata dall’elevato turn-over, dai movimenti dispersivi e dagli spostamenti interprovinciali o transfrontalieri".
Nel 2025 sono state introdotte importanti novità nel monitoraggio faunistico dell’Alto Adige, in particolare per quanto riguarda i grandi carnivori. "Seguendo l’esempio virtuoso di altre Province – soprattutto il vicino Trentino – anche l’Ufficio gestione della fauna selvatica ha adottato l’applicazione XFauna adeguandola alle proprie specifiche esigenze. Questo strumento è stato sviluppato con l’obiettivo di raccogliere e archiviare in modo strutturato le segnalazioni relative ai grandi predatori".

Verso la fine dell’anno, "l’app è stata ulteriormente ampliata per permettere di registrare anche le osservazioni riguardanti tutte le altre specie di interesse provinciale: ungulati, mustelidi, lagomorfi, avifauna e molte altre". L’applicazione viene utilizzata principalmente dal personale forestale sul territorio, che ha maggiori possibilità di intercettare le presenze faunistiche, ma anche dai tecnici dell’Ufficio gestione della fauna selvatica con l'obiettivo di mantenere un flusso costante e aggiornato di informazioni, migliorare la comunicazione interna e garantire una gestione più efficace e trasparente dei dati faunistici provinciali.
La presenza del lupo in Alto Adige è monitorata fin dal 2009, anno in cui è stato osservato il primo esemplare (M24) ritornato sul territorio naturalmente dopo oltre un secolo di assenza: la specie era infatti scomparsa intorno alla metà del XIX secolo.
Oggi il monitoraggio del lupo si basa su diverse tecniche: rilievi sul campo, raccolta di indici/segni di presenza della specie, segnalazioni occasionali, transetti invernali, fototrappolaggio, rilievo delle predazioni. Parallelamente, quando possibile, viene effettuato anche il monitoraggio genetico.

Nel complesso, l’attività di monitoraggio ha permesso di documentare 914 indici di presenza riconducibili a lupo. La quasi totalità (904 segnalazioni) è classificabile nelle categorie C1 e C2, corrispondenti rispettivamente a dati ‘inconfutabili’ e dati ‘confermati da esperti, in conformità agli standard internazionali per il monitoraggio dei grandi carnivori.
Di questi 461 riguardano segni di presenza del lupo da rilevamenti diretti sul campo. Tali segnalazioni comprendono: tracce, escrementi, peli, urine, saliva, predazioni su animali domestici e selvatici, oltre al rinvenimento di individui morti.
Dagli indici di presenza raccolti sono stati prelevati 268 campioni biologici, successivamente analizzati dall’Unità di ricerca genetica di conservazione della Fondazione Mach. "Il 54% di tali campioni ha ottenuto una conferma genetica di appartenenza alla specie Canis lupus. A questi dati vanno aggiunte le 453 segnalazioni derivanti da avvistamenti diretti, spesso corredati da materiale fotografico o video, oltre che da immagini acquisite tramite fototrappole".

Dal campionamento genetico nel 2025 è stato possibile identificare 49 profili genetici individuali di lupi, di cui 46 con aplotipo italico W14, 2 con aplotipo W3 e 1 con aplotipo W17. "Degli individui genotipizzati, 21 sono femmine e 28 maschi. In particolare, consideriamo altamente probabile che la sottostima minima condotta con il metodo opportunistico e sistematico, riferita al campionamento genetico, sia almeno del 50% delle consistenze. Sulla base di questa ipotesi è stato possibile supporre nel 2025, un numero superiore ai 98 lupi".
Negli ultimi dieci anni si è ancora osservato il ridotto tasso di ricampionamento, cioè del numero di individui identificati geneticamente in più anni consecutivi, sebbene il numero di individui genotipizzati sia incrementato rispetto agli anni passati.
"Attualmente il valore medio si attesta attorno a 1,48 anni, con una permanenza media di 2 anni per le femmine e 1,11 anni per i maschi", si legge nel report. "Questa tendenza indica un turnover elevato della popolazione, suggerendo che molti individui giovani non raggiungono l’età adulta o non vengono ricampionati nell’anno successivo".

Nel report viene osservato che soltanto 5 femmine su 21 genotipizzate nel 2025 sono state ricampionate per più di 2 anni consecutivi. Mentre per i maschi solo 3 individui sono stati ricampionati per solo 2 anni consecutivi.
Il motivo di questo tasso così basso? "I movimenti su lunga distanza da parte degli individui, che possono portare a sconfinamenti oltre i limiti amministrativi (in questi casi i dati di ricattura possono andare persi o risultare non comunicati) e un tasso di mortalità elevato, dovuto a diverse cause, quali incidenti, bracconaggio, avvelenamento e mortalità naturale".
Nel corso del 2025 sono state rinvenute le carcasse di 9 lupi: 6 deceduti per incidenti stradali, 1 morto per avvelenamento, 1 abbattuto illegalmente, 1 abbattuto legalmente in deroga alla Direttiva habitat. E poi si devono "verosimilmente aggiunti individui non rinvenuti o deceduti per cause naturali".

Nel 2025 sono stati segnalati 267 eventi predatori causati da lupo: 191 a carico di bestiame domestico e 76 casi di animali selvatici. Di questi ultimi, 20 (26%) sono attribuibili con certezza al lupo, mediante i risultati genetici, mentre per le predazioni agli animali domestici 46 campioni hanno dato risultato certo con la genetica (il 24% degli eventi registrati).
Per quanto riguarda il bestiame domestico, sono stati coinvolti complessivamente 507 capi: ma 350 animali sono stati accertati come predati, 31 come feriti e 126 come dispersi. "In questo contesto, è fondamentale ricordare che gli animali dispersi non possono essere considerati automaticamente come vittime del lupo. L’assenza della carcassa o di riscontri oggettivi (tracce o materiale biologico) non consente infatti di attribuire con certezza la scomparsa alla predazione. Per tali casi non è possibile escludere altre cause, quali cadute, malattie, fuga del bestiame o intervento di altri carnivori. La distinzione tra capi accertati (predati e feriti) e capi dispersi rappresenta quindi un elemento metodologico essenziale per una corretta interpretazione dell’impatto del lupo sulle attività zootecniche".
Sono stati indennizzati un totale di 318 capi corrispondenti a un valore complessivo di 74.220 euro. I danni e di conseguenza i relativi risarcimenti del 2025 risultano di poco in aumento rispetto all’anno precedente. "Ma rimangono comunque inferiori ai livelli registrati nel biennio 2022-2023".












