Appalto assistenza domiciliare "persa" dal Trentino, il Pd: "La Provincia svende il territorio e frammenta la cura. Siamo a un punto di non ritorno preoccupante"
Il bando di gara per il servizio di assistenza domiciliare è stato vinto da una cooperativa con sede fuori dal Trentino. Il Partito Democratico con Paolo Zanella e Francesca Parolari: "Nonostante le promesse di Tonina, il Cup continua a funzionare a singhiozzo e le liste di attesa non vengono in alcun modo smaltite. Nonostante le promesse del direttore generale di Asuit l’attrattività delle Case di Comunità è pari a zero. Ora una nuova questione che impatterà sui cittadini"

TRENTO. La gestione degli interventi domiciliari in Trentino finita in mano a una cooperativa dell'Emilia Romagna entra nel mirino del Partito Democratico. A intervenire Paolo Zanella e Francesca Parolari, i consiglieri provinciali dem allargano il discorso alle difficoltà del sistema sanitario provinciale.
"Nonostante le promesse di Tonina, il Cup continua a funzionare a singhiozzo e le liste di attesa non vengono in alcun modo smaltite", dicono Zanella e Parolari. "Nonostante le promesse del direttore generale di Asuit, Antonio Ferro, l’attrattività delle Case di Comunità, inaugurate in pompa magna nonostante siano quello che c’era prima con un cambio di nome, per i medici di medicina generale è pari a zero: delle 63 aree carenti solo 2 sono state coperte: un successone".
E in questo contesto si aggiunge il risultato della gara per l'assistenza domiciliare. Un bando da 24 milioni vinto dal Consorzio Blu di Faenza. A esprimere una forte preoccupazione sulle ricadute la Federazione trentina della cooperazione e i sindacati sull'appalto destinato a entrare in vigore nei prossimi mesi (Qui articolo).
"Ecco che emerge una nuova questione che impatterà pesantemente sui cittadini, sui professionisti e sulle cooperative del territorio", commentano Zanella e Parolari. "L'esito della gara d'appalto Asuit per la gestione degli interventi sanitari domiciliari in Trentino, infatti, segna un punto di non ritorno preoccupante. L’aggiudicazione al Consorzio Blu di Faenza non è solo una sconfitta per il sistema cooperativo locale, ma un salto nel buio per l'integrazione dei servizi e la stabilità del personale".
I consiglieri provinciali del Partito Democratico evidenziano "i rischi gravissimi di questa scelta, il fallimento dello strumento 'gara': invece di una gara d'appalto tradizionale, occorreva individuare strumenti diversi che salvaguardassero l'integrazione con il Sad-Servizio di assistenza domiciliare erogato dalle Comunità di Valle. Finora, la gestione era in qualche modo integrata: gli operatori erano sostanzialmente gli stessi che si occupavano della persona che, aggravatasi, passava sotto le cure domiciliari dell’Asuit affidate alle medesime cooperative trentine".
Un altro nodo è la frammentazione. "Questo va a danno delle persone: con l'ingresso di un ente esterno, si rischia uno 'spezzettamento' del servizio. Il paziente potrà non avere più un unico riferimento, ma vedrà la propria assistenza avvicendarsi tra diverse cooperative nel momento di maggiore fragilità sanitaria, con il passaggio in assistenza domiciliare integrata, cure palliative) oppure assistenza domiciliare per persone con demenza: così si contraddice il principio di continuità della presa in carico, fondamentale per anziani e malati complessi".
C'è poi la carenza di personale. "Il settore soffre di una carenza strutturale di operatori qualificati. Se le cooperative locali che gestiscono il Sad per le Comunità di Valle manterranno giustamente il proprio personale per garantire i servizi, magari integrando attraverso servizi privati per i quali si rischia di aprano praterie con l'aumento dei bisogni, cosa che svuoterà ancora di più di personale il pubblico, ci si chiede dove reperirà il personale necessario Consorzio Blu? Il rischio concreto è che il servizio parte senza l’organico necessario, anche perché quello eventualmente in esubero delle cooperative rischia di spostarsi su altri impieghi (Apsp e Asuit)".
Il Partito Democratico accende i riflettori sul rischio di un effetto domino sul sistema dei voucher. "E' evidente che avremo presto un nuovo erogatore che, una volta entrato sul territorio, farà domanda per l'inserimento negli elenchi aperti dei servizi a catalogo con i quali alcune Comunità di Valle hanno assegnato i servizi di Sad, con il rischio di scardinare definitivamente il modello territoriale di welfare a favore di una logica puramente prestazionale, competitiva e meno relazionale, che mette ulteriormente a rischio la sostenibilità delle nostre cooperative sociali. Si aggiunge l'incertezza per le lavoratrici e i lavoratori: oltre 120 dipendenti, in gran parte donne, vivono oggi senza certezze sul proprio futuro contrattuale e professionale. Il 'capitale umano' e il legame di fiducia costruito in anni di assistenza domiciliare non possono essere trasferiti con un semplice atto amministrativo".
Insomma, la preoccupazione è alta per l'esito del bando e per la tenuta del sistema. Le opposizioni chiedono risposte anche alla Provincia.
"La Giunta deve spiegare perché ha scelto la strada della competizione invece di investire su un sistema integrato che garantiva dignità a chi cura e a chi è curato. Chiediamo garanzie immediate sulla continuità assistenziale e sulla salvaguardia di tutti i posti di lavoro e sulla tenuta del sistema di assistenza complessivo. E' tempo che la politica trentina torni a rivendicare con orgoglio modelli di gestione concretamente autonomistici e radicati nelle nostre valli, smettendo di perseguire logiche di mercato per servizi ad alto impiego di capitale umano e ad alta valenza sociale, logiche estranee alla nostra storia autonomistica. La cura dei nostri cittadini più fragili richiede prossimità, integrazione e valorizzazione del lavoro di chi conosce la realtà territoriale, non approcci che frammentano i servizi e trasformano i diritti dei cittadini in fredde partite contabili", concludono Zanella e Parolari.












