Assistenza domiciliare integrata, stallo sul cambio gestione. Tonina: “Serve data certa” per il subentro del consorzio di Faenza. Demagri: “Scelta politica sciagurata”
La situazione dell'assistenza domiciliare integrata sta preoccupando anche la politica. Dopo l'approfondimento fatto da il Dolomiti su quello che sta accadendo a seguito dell'assegnazione del bando a Consorzio Blu di Faeza, ad intervenire è la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri che ha presentato un'interrogazione: "Siamo davanti ad un appalto che divide, che indebolisce, che mette in competizione ciò che invece dovrebbe cooperare. Un modello che rischia di lasciare indietro gli utenti più fragili". L'assessore Tonina: "L'assistenza domiciliare integrata per il Trentino è un servizio fondamentale"

TRENTO. “L'assistenza domiciliare integrata ha un valore importantissimo per il nostro territorio. Io stesso ci tengo e Asuit lo sa perfettamente. Chiederò all'azienda sanitaria di sapere una data certa di quando Consorzio Blu subentrerà nella gestione del servizio. Hanno vinto il bando e hanno giustamente il diritto di lavorare ma è altrettanto importante che venga mantenuta l'alta qualità del servizio”. L'assessore alla salute della Provincia di Trento, Mario Tonina, usa queste parole per commentare la notizia, pubblicata da il Dolomiti (QUI L'ARTICOLO), e che riguarda la situazione che si è venuta a creare sull'assistenza domiciliare integrata e l'appalto di 24 milioni di euro per la durata di sei anni che è stato aggiudicato a una realtà esterna alla regione, il Consorzio Blu di Faenza.
Decisione assolutamente legittima trattandosi di una gara pubblica nella quale l'ente emiliano ha ottenuto un punteggio maggiore rispetto alle cooperative trentine. Oggi, però, l'aggiudicazione, avvenuta ad aprile e a distanza di due mesi, non si è ancora tradotta in un effettivo passaggio di gestione. E attualmente sono ancora le sette cooperative trentine a portare avanti in deroga il servizio.
Tonina sta monitorando la situazione e se da un lato chiede ad Asuit una data certa per l'entrata effettiva del nuovo consorzio nella gestione dei servizi dall'altro sta mantenendo anche le interlocuzioni con il mondo delle cooperative. “Ci sono in questo momento oggettive difficoltà sui territori legate in particolare al personale carente ma fino ad oggi non abbiamo nulla da eccepire ai servizi fatti sul territorio. Per questo non voglio alcun genere di disservizio”.
Sul nodo personale, l'attenzione è alta. Le cooperative trentine, che fino a oggi hanno garantito il servizio, stanno progressivamente riorganizzando i propri operatori su altri servizi. Stiamo parlando di personale formato e qualificato, con anni di esperienza, impegnato non solamente nei servizi di assistenza domiciliare, ma anche in tanti altri interventi sociali sul territorio. Difficile, quindi, pensare che le cooperative "trasferiscano" facilmente i propri operatori visto che dovrebbero privarsi di una parte importante della propria forza lavoro.
“Il personale potrebbe avere due contratti – commenta Tonina – e saranno i dipendenti a deciderlo. Ma è certo che il consorzio che ha vinto oltre ad assicurarci che a breve inizierà, deve assicurarci un servizio impostato, garantito e fatto in un certo modo. Se non hanno il personale dovranno trovarlo qui sul territorio e non sarà facile oppure portarlo da fuori. Si deve organizzare ma questo lo si sapeva fin dall'inizio”.
La Provincia di Trento e lo stesso assessore Tonina hanno dato negli ultimi tempi molta attenzione al tema del personale e in particolare agli Oss. “Siamo ben consapevoli di questa emergenza che colpisce l'assistenza domiciliare integrata, dobbiamo trovare percorso per garantire che ci sia più personale per questi servizi. Abbiamo fatto un percorso, abbiamo avuto dei miglioramenti dei contratti, ci sono stati gli incentivi della legge Cia e Zanella e i segnali positivi ci sono”.
L'impegno è stato portato avanti anche con Upipa con ulteriori azioni per la valorizzazione del personale anche attraverso lo sviluppo della formazione che si deve garantire. “Le politiche che abbiamo messo in campo stanno portando a dei risultati – continua Tonina – ma dobbiamo anche pensare in prospettiva per una popolazione che invecchia sempre di più e al numero decrescente dei nuovi nati”.
Per l'assistenza domiciliare integrata l'obiettivo è quello di evitare frammentazioni e interruzioni di presa in carico e soprattutto continuare a offrire servizi sicuri per i cittadini. “Il mandato dato a Asuit è chiaro. È stato richiesto un impegno massimo nelle interlocuzioni che ci devono essere tra l'azienda sanitaria e il consorzio in questo momento. Operare nel nostro territorio non è come lavorare in città”.
LA POLITICA: "SIAMO DAVANTI AD UNA SCELTA SCIAGURATA"
“È una vicenda che rischia davvero di destabilizzare il nostro welfare territoriale”. La situazione che si è venuta a creare con la gestione dell'assistenza domiciliare integrata in Trentino sta preoccupando anche la politica
“Sebbene l'esito della gara rispetti i criteri di legittimità formale, l'aggiudicazione sta determinando pesanti ripercussioni su tre fronti principali: Il sistema cooperativo locale, l'esclusione delle sette cooperative trentine storiche rappresenta un duro colpo per il tessuto economico e sociale del territorio. La stabilità occupazionale perché il personale coinvolto operava su un doppio binario, prestando servizio sia per conto delle Comunità di Valle (per le attività domiciliari ordinarie) sia per conto di Asuit (per le attività Adi) e il cambio di appalto rischia di frammentare questi posti di lavoro. Infine la continuità della cura con gli utenti più fragili rischiano di perdere il rapporto di fiducia consolidato negli anni con gli operatori attuali, dovendosi interfacciare con personale del tutto nuovo” ha affermato la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri che proprio nelle scorse ore ha presentato una interrogazione in consiglio provinciale con la quale chiede dei chiarimenti di quello che sta accadendo.
Criticità, ha spiegato la consigliera, che vanno ad aggiungersi anche al fatto che si spezza in due un sistema che per anni ha retto grazie alla solidità delle cooperative radicate sul territorio, con personale formato, stabile, riconosciuto dalle famiglie.
“ Oggi, invece – spiega Demagri - ci troviamo davanti a un appalto da ventiquattro milioni che affida metà del servizio a un soggetto esterno, privo di radicamento, privo di personale, privo delle condizioni minime per garantire continuità e qualità. Mi pare di percepire che il personale già impegnato con le cooperative non aderirà , e se dovesse arrivare da fuori troverà casa? troverà un contesto in cui restare? Verrebbe per uno stipendio che non regge il confronto con ciò che rimane incardinato nelle cooperative?”. Domande rivolte al nuovo consorzio e all'Asuit.
Come già detto c'è il nodo del personale e la possibilità per un operatore di avere due contratti come spiegato in precedenza da Tonina. “Proviamo – afferma la consigliera di Casa Autonomia - a fare uno sforzo ed immaginare la quotidianità di un operatore che accetta questa doppia appartenenza (sia alla cooperativa trentina che al nuovo consorzio). Potrebbe ritrovarsi con due mezzi di servizio: la macchina assegnata dalla cooperativa trentina e quella assegnata dalla cooperativa di Faenza. La sua giornata inizierebbe in un luogo di lavoro, da cui partirebbe con il primo mezzo per assistere gli utenti. Poi dovrebbe rientrare alla sede della cooperativa per lasciare l’auto, recuperare il mezzo della ditta di Faenza e ripartire per gli accessi Adi. E infine rientrare in una sede che non coincide con quella di partenza. Una sequenza di spostamenti intermedi che non ha alcuna logica operativa e che sottrae tempo, energie e qualità al servizio. E non è solo una questione logistica. Lo stesso operatore si troverebbe a indossare due divise diverse, simbolo di due mondi che non dialogano”.
La persona è la stessa, la professionalità è la stessa, la buona volontà è la stessa e nessuno mette in dubbio che farebbe del suo meglio ma il messaggio che passa all’utenza è di frammentazione, di discontinuità, di un sistema dispendioso. “E il peggio, temo, deve ancora venire” continua Demagri. “Perché la parte remunerativa sarà il vero terreno di caccia. La ditta di Faenza cercherà di accaparrarsi il personale con leve economiche ma ne nascerebbe un conflitto di interesse? Due contratti diversi, con lo stesso fine ma con due datori di lavoro distinti, aprono scenari che a mio avviso potrebbero persino sfociare in ricorsi. Anche umanamente non si può chiedere a un operatore di essere contemporaneamente parte di un sistema cooperativo radicato e di un soggetto esterno che opera con logiche differenti”.
Si apre poi un ulteriore spazio, forse tra i più delicati. “Quello dell’azienda che ha vinto l’appalto e che ora metterebbe piede in Trentino non per costruire, ma per sottrarre. Perché è evidente che il suo primo obiettivo – spiega la consigliera di Casa Autonomia - sarà quello di grattare personale già formato, personale cresciuto grazie ai finanziamenti trentini, grazie ai contributi dei cittadini trentini, grazie a un sistema che ha investito per anni nella qualità e nella stabilità del lavoro. E oggi quegli stessi cittadini rischiano di vedersi espropriare ciò che hanno contribuito a costruire. È un paradosso assurdo pur nella legalità di aver vinto una gara: un soggetto esterno che arriva qui non per portare competenze nuove, non per rafforzare il sistema, ma per pescare nel bacino che il Trentino ha formato con risorse proprie. E lo farà, inevitabilmente, cercando di accalappiare il personale con promesse che non sappiamo quali saranno, ma che certo non potranno poggiare su un radicamento territoriale, su una storia, su una responsabilità verso la comunità”.
C'è poi il tema della poca conoscenza del territorio, le difficoltà di personalizzare un servizio così delicato senza un confronto diretto e continuo con chi, sul territorio, tiene insieme ogni giorno assistenza, famiglie, servizi sociali, medici di base, infermieri, amministrazioni locali.
Questa gara, spiega ancora Demagri potrebbe mettere in ginocchio più contesti a partire dagli utenti e le loro famiglie, i lavoratori e infine le cooperative o più in generale il terzo settore.
“Proprio per questo che ciò che potrebbe accadere è il finale più triste che potessimo immaginare. Un appalto che divide, che indebolisce, che mette in competizione ciò che invece dovrebbe cooperare. Un modello che rischia di lasciare indietro gli utenti più fragili, di precarizzare i lavoratori più fedeli, di erodere il patrimonio umano e valoriale che le nostre cooperative hanno costruito in decenni di lavoro silenzioso e competente. Se questo è il risultato, allora sì: siamo davanti a una scelta politica sciagurata” ha concluso Paola Demagri.













