Assistenza domiciliare, il nodo del personale. A rischio disservizi? Le cooperative: "Responsabilità dell'appalto è di chi lo ha vinto". Solo 50 operatori con il nuovo gestore
Da parte delle cooperative trentine è stato spiegato che “ci sono stati incontri con l'impresa aggiudicataria”. Da quegli incontri non è maturata la decisione di proseguire il dialogo, ed è un esito che viene riteniamo legittimo. Dal primo di ottobre l'assistenza domiciliare integrata sarà gestita da Consorzio Blu che deve affrontare il tema della mancanza di personale. Sono 260 gli operatori che hanno scelto il ricollocamento all'interno dei servizi delle cooperative per le quali hanno sempre lavorato

TRENTO. L'assistenza domiciliare in Trentino è finita al centro di una vicenda che solleva interrogativi sulla gestione di uno dei servizi più delicati del welfare provinciale e sul suo futuro. A mesi dall'aggiudicazione dell'appalto al Consorzio Blu di Faenza, il passaggio di consegne appare ancora tutt'altro che definito.
Da una parte, sono ancora le cooperative trentine che per anni hanno garantito l'assistenza sul territorio a continuare a svolgere il servizio. Dall'altra, il nuovo gestore, che dal prossimo ottobre dovrebbe assumerne la piena responsabilità, non avrebbe ancora reperito il personale necessario per garantire la continuità dell'attività.
Il rischio è che proprio ad ottobre nascano dei disservizi per le famiglie. A spiegarlo è Diego Agostini, amministratore delegato di Sad, una delle cooperative più grandi che hanno portato avanti l'assistenza domiciliare integrata sul nostro territorio. “Da parte del nuovo gestore in questi ultimi mesi non è mai arrivata la rassicurazione sulla futura capacità di svolgere in maniera corretta il servizio. Questa sarebbe una presa di posizione fondamentale che dovrebbe prendere qualsiasi imprenditore di fronte ad una gara vinta”, spiega Agostini.
Se il nuovo gestore, Consorzio Blu, non trovasse un numero adeguato di personale, c'è il rischio che questo ricada ovviamente sulla qualità del servizio. “Io non ho la sfera di cristallo su quello che potrà accadere – spiega ancora Diego Agostini – ma, vista la situazione che abbiamo oggi davanti agli occhi, ritengo estremamente difficile, se non impossibile, che il nuovo gestore riuscirà a portare avanti il servizio completo. Una parte delle richieste rischia di non essere soddisfatta, visti i troppi operatori necessari e la contemporaneità dei servizi”. Criticità che rischiano di riversarsi anche sugli orari degli interventi. “Si rischia – spiega ancora l'amministratore di Sad – uno stravolgimento degli orari con tipologie di interventi (es. l'igiene personale) in orari per nulla consoni rispetto al piano di lavoro”.
Ma per capire bene la situazione andiamo con ordine. Stiamo parlando di un servizio essenziale nato negli anni '70 e costruito dentro la rete sanitaria e sociale del Trentino. Esiste una assistenza domiciliare di base per i vari bisogno sociali che possono esserci sul territorio e un'assistenza domiciliare integrata “Adi” che prevede anche delle cure mediche con l'obiettivo di mantenere al domicilio persone con bisogni sanitari complessi e, per farlo, il servizio integra diverse figure professionali, medico, infermiere e specialisti per valutare problemi di particolare complessità.
Attorno agli anni 2000 l'Azienda sanitaria di Trento (in quel momento Apss) ha pensato di mettere l'assistenza domiciliare integrata a gara e da quel momento un gruppo di 7 cooperative, con rinnovi e varie proroghe, hanno portando avanti il servizio collaborando assieme e formando personale rendendolo qualificato per affrontare le varie necessità. Lo scorso anno però, la nuova gara pubblicata dall'Azienda sanitaria ha però cambiato tutto spostando fuori provincia la gestione di un servizio finora radicato nel tessuto delle cooperative trentine. Il 21 aprile scorso, infatti, è stata comunicata l'aggiudicazione: un appalto da circa 24 milioni di euro per sei anni, assegnato a una cooperativa proveniente da Faenza, il Consorzio Blu.
Ed è da questo momento che iniziano a sollevarsi le criticità. Nonostante l'assegnazione al nuovo consorzio, infatti, le cooperative trentine sono state costrette in questi mesi a portare avanti il servizio. “In questo momento stiamo portando avanti ancora il servizio in proroga senza sapere una data precisa di passaggio effettivo” avevano spiegato il 19 giugno scorso a Il Dolomiti, Daniela Bottura e Diego Agostini, presidente e amministratore delegato di Sad, una delle cooperative trentine che ha portato avanti l'assistenza domiciliare. (QUI L'ARTICOLO)
In questi mesi le cooperative assieme hanno portato avanti le interlocuzioni con le istituzioni e la richiesta era chiara, avere una data certa, il subentro della nuova impresa aggiudicataria. “L'esito della gara è chiaro e va riconosciuto” hanno spiegato il consorzio delle imprese sociali trentine con la presidente di Consolida Francesca Gennai. “L'impresa aggiudicataria ha presentato un'offerta valutata come la migliore dalla commissione. La sua presidente ha parlato di una proposta innovativa dal punto di vista tecnologico e organizzativo: ne prendiamo atto. La responsabilità dell'esecuzione dell'appalto, però, appartiene a chi lo ha vinto: non spetta alle cooperative uscenti rispondere delle scelte di altri”.
Oggi il tema principale su cui si discute è il personale. Le cooperative sociali trentine Antropos, Arcobaleno, Il Sole scs, Cooperativa Sociale Assistenza, Cooperativa Sad, Coop Vales, Fai Coop e Gruppo Spes per portare avanti il servizio mettevano in campo un totale di 300 operatori ed operatrici. Oggi il servizio di Assistenza Domiciliare Integrata rappresenta circa un quarto dell'attività complessiva di assistenza domiciliare in Trentino. Il restante 75% è affidato dalle Comunità di Valle e gestito dalle cooperative sociali del territorio.
Con il nuovo appalto, la maggior parte del personale è stato collocato per garantire la continuità dell'assistenza domiciliare alle famiglie del territorio. “Va ricordato che l'impresa uscente è tenuta, in ogni caso – è stato spiegato da Consolida, il Consorzio di cooperative sociali trentine – è tenuta a verificare la possibilità di ricollocare il proprio personale: è un obbligo che grava su di essa, non una scelta di convenienza. Le due tutele — l'assunzione presso la subentrante e la prosecuzione del rapporto in essere — operano su piani distinti e possono coesistere, come la giurisprudenza di legittimità ha chiarito a più riprese: chi prosegue il rapporto non perde alcuna tutela sostanziale, mantenendo il posto di lavoro, l'orario e il trattamento economico”. Va inoltre ricordato che non stiamo parlando di “pacchi” da spostare da una parte all'altra ma di lavoratrici e lavoratori non è soltanto dipendente, ma socia della cooperativa in cui opera, con diritto di voto sulle scelte dell'impresa.
Nelle scorse settimane il direttore generale dell'Asuit, Antonio Ferro, decide di scrivere una lettera alla Cooperazione attraverso la quale viene chiesto alle cooperative uscenti di trasmettere gli elenchi di personale impiegato nell'assistenza domiciliare e chiarendo che il Consorzio Blu subentrerà al servizio a partire dell'1 ottobre 2026 con la nuova gestione.
Le cooperative rispondono immediatamente e a fine luglio consegnano l'elenco condiviso di personale che ha deciso di proseguire il proprio lavoro con il Consorzio di Faenza.
“Sul personale – ha spiegato Francesca Gennai - le cooperative si sono mosse all'interno della normativa vigente, fornendo nei tempi previsti dalla stazione appaltante i nominativi delle persone che possono essere interessate dalla clausola sociale. Questa clausola è uno strumento a tutela dei lavoratori, non di chi si aggiudica un appalto: non impone al lavoratore il trasferimento presso il nuovo appaltatore, ma gli attribuisce una facoltà, posta a tutela della continuità occupazionale”.
Di fatto, solo una cinquantina di operatori risultano come esuberi su 300 che erano dedicati in forma parziale sull’appalto Asuit, per questi segnalati nelle apposite liste ci sarà l’assoluta tutela dei loro diritti da parte delle sigle sindacali che si sono messe a disposizione.
Gli altri 260, invece hanno scelto il ricollocamento e di non voler essere contattati dal consorzio Blu. Stiamo parlando di personale formato e qualificato, con anni di esperienza, impegnato non solamente nei servizi di assistenza domiciliare, ma anche in tanti altri interventi sociali sul territorio.
Una situazione che forse non si aspettava il nuovo consorzio che si è aggiudicato l'appalto pensando magari di adottare anche in Trentino un modello di assistenza simile a quello usato in altre regioni italiane e trovandosi invece con la carenza di personale, la necessità di trovare forza lavoro specializzata ma anche nuovi alloggi. Aspetti per nulla semplici che hanno portato nei giorni scorsi il Consorzio a esprimere diverse difficoltà, anche attraverso la stampa. Una situazione per la quale si è parlato anche di poca collaborazione delle cooperative trentine. Accusa che queste ultime hanno rimandato al mittente.
Le coop trentine hanno infatti spiegato di avere avuto degli incontri con l'impresa aggiudicataria. Da quegli incontri, però, non è maturata la decisione di proseguire il dialogo, ed è un esito che viene ritenuto legittimo. “Riconosciamo il risultato della gara - spiega Francesca Gennai, presidente di Consolida – e la qualità della proposta che l'ha vinta e, se c'è qualcosa da imparare, lo impareremo. Ma c'è una cosa che una cooperativa sociale non può delegare a nessuno: per noi il lavoro non è una voce di costo da ottimizzare, è la ragione per cui esistiamo. Molte delle persone impiegate in questo servizio non sono soltanto nostre dipendenti: sono nostre socie, votano in assemblea, dell'impresa rispondono anche loro. Tutelare il loro lavoro non è una posizione che assumiamo in emergenza, è il mestiere che facciamo ogni giorno. E oggi non sono i lavoratori a cercare le imprese: sono le imprese a cercare i lavoratori. Ogni ora sottratta a un servizio è un'ora che mancherà a una persona che ha bisogno”.
In nessuna delle cooperative coinvolte, ha spiegato Consolida, c'è la volontà di mettere in difficoltà un sistema che le stesse imprese sociali trentine sostengono da decenni. “I nostri interlocutori istituzionali su questo servizio sono l'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino, in qualità di stazione appaltante, e l'Assessorato provinciale competente, ai quali confermiamo piena disponibilità: oggi e nel tempo, con un obiettivo che viene prima di ogni altro — garantire la continuità dell'assistenza alle persone fragili e alle loro famiglie. Con le rappresentanze sindacali il confronto proseguirà nelle sedi proprie, con la consueta correttezza e disponibilità”.
Da una parte ci sono quindi le cooperative che riconoscono all'impresa aggiudicataria di aver presentato l'offerta migliore e di aver vinto l'appalto. Hanno adempiuto alla clausola sociale con il ricollocamento del personale e hanno consegnato l'elenco degli operatori che risultano essere in esubero a seguito della perdita della commessa. Dall'altro c'è il Consorzio Blu che dal primo di ottobre deve prendere le redini del servizio e che si trova con meno personale di quello che serve e con tutte le difficoltà che ci girano attorno rischiando di arrivare impreparato al momento decisivo.
Chi si assumerà la responsabilità se il passaggio non sarà all'altezza di un servizio che coinvolge migliaia di persone fragili? Ogni operatore che manca significa famiglie lasciate sole. E già molte si dicono preoccupate.


















