Salvini a Pontida, ma l'accoglienza non è da "Capitano. Attacco ai giornalisti "servi di un regime". Zaia interrotto durante il duo discorso: "Segretario, segretario".
"Parlo da militante a militante, tanti hanno parlato di Umberto Bossi, la prima lezione imparata da ragazzino entrando 35 anni fa in sede della Lega nella periferia milanese deve essere rinfrescata, perché se c'è una discussione da fare, un problema da risolvere, una soluzione da portare sul tavolo, questo va affronto nelle sezioni della Lega, non in piazza, sui giornali e nelle tv" ha affermato il segretario leghista durante il suo intervento, durante il quale ha chiesto "il mandato del popolo di Pontida"

PONTIDA. "Un capitano, c'è solo un capitano" cantano dal "Pratone" bergamasco quando, con un ingresso teatrale, sul palco di Pontida sale il segretario della Lega Matteo Salvini. E poi parte: "Matteo, Matteo".
Ma non sono tutti ad urlare il nome del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, anzi, in tanti restano in silenzio.
E quelli che tacciono sono gli stessi che, pochi minuti prima, avevano interrotto il discorso dell'ex Governatore del Veneto Luca Zaia al grido di "Segretario, segretario".
Nella Bergamasca sono arrivati da tutta Italia, ma si gioca comunque nella "casa" del segretario, eppure in tanti acclamano Zaia.
"Sono ancora convinto che le battaglie epocali che abbiamo iniziato con Umberto Bossi e portiamo avanti oggi, sono quelle che ci hanno sempre caratterizzato. La Lega è nata come partito liberale e non liberticida, la Lega nasce portando avanti sono quelle battaglie che ci hanno sempre caratterizzato. La Lega è nata come partito liberale e non liberticida, la Lega nasce per fare la grande battaglia dell'autonomia e del federalismo" aveva affermato Zaia.
E, prima di salire sul palco, come riportato da SkyTg 24, l'attuale presidente del Consiglio regionale del Veneto aveva espresso un altro concetto estremamente significativo: "Io resto dell'idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale. Le istanze del Nord devono essere accolte. Come c'è una questione meridionale è pur vero che c'è una questione settentrionale".
Poi tocca a Salvini, che attacca subito diversi giornalisti, definiti "servi di un regime destinato a morire". Parte un "Vergogna, vergogna" ma è timido, ben lontano dai tempi in cui il segretario scaldava tutta la folla e otteneva un plebiscito.
Chiede "il mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati impegni certi. Uno: per il superamento definitivo dell'infame legge Fornero con Quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione a 64 anni. Due: meno tasse sugli stipendi dei giovani e tre, aumentare la flat tax per partite iva, artigiani perché i lavoratori autonomi non sono lavoratori di serie B chiedendo un contributo alle grandi banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi".
Durante il suo intervento svela il nome della candidata sindaca della Lega alle prossime elezioni comunali a Milano: "Parliamo di sicurezza, lo abbiamo sentito da tanti e da milanese spero dal prossimo anno di essere amministrato da un sindaco che conosce la città casa per casa e quartiere per quartiere e questo sindaco non può che chiamarsi Silvia Sardone".
"Apre" poi ai Governatori del Nord, che hanno parlato molto chiaramente - e in maniera univoca - dal palco: "Viva la Lega, sempre. Facciamo risaltare sempre di più la squadra, un concetto vincente. Tutti ne facciamo parte e tutti insieme vogliamo che ci sia condivisione di responsabilità. Da noi arrivano solo proposte costruttive per il bene del movimento. Noi vogliamo portare avanti il messaggio federalista. Non è un'operazione nostalgia, è la volontà di portare avanti temi attuali. Noi vogliamo una Lega più collegiale".
Aggiungendo che "siamo non un partito, una comunità, una bestia strana che non puoi addomesticare. Già ci danno poco spazio e vaneggiano di una Pontida vuota ma se questo spazio lo riempiamo con polemiche interne facciamo solo un favore alla sinistra. Parlo da militante a militante, tanti hanno parlato di Umberto Bossi, la prima lezione imparata da ragazzino entrando 35 anni fa in sede della Lega nella periferia milanese deve essere rinfrescata, perché se c'è una discussione da fare, un problema da risolvere, una soluzione da portare sul tavolo, questo va affronto nelle sezioni della Lega, non in piazza, sui giornali e nelle tv".
Non è mancato il ricordo di Umberto Bossi e Roberto Maroni e intanto il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha aggiunto: "Vogliamo una Lega più collegiale, una confederazione che unisca Nord, Centro e Sud".
Una "mano tesa" a Zaia, Fontana, Fugatti e Fedriga e anche Romeo (molto applaudito dalla folla)? Forse, ma intanto il popolo di Pontida - pur restando leghista - non ha la stessa visione riguardo al futuro e gli equilibri interni. E Salvini dovrà correre ai ripari ben presto.














