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| 20 settembre | 14:51

"Dai libri di cucina a quello scritto ai tempi del Cardinale Richelieu: nel mio laboratorio Fabricharte la carta prende vita e io riparo ogni volume, oltre a realizzarli"

L'artigiano rilegatore Andrea Andreatta, titolare del laboratorio Fabricharte nel cuore di Trento, si racconta: dalla scelta di trasferirsi a Venezia dove ha "rubato" il mestiere con gli occhi al suo ritorno in Trentino dove dal 2020 ripara e realizza libri di ogni genere, proponendo corsi per trasmettere anche ai più giovani il suo mestiere

Dai libri di cucina a quello scritto ai tempi del Cardinale Richelieu

TRENTO. "Il pericolo più grande per il mio lavoro non è la tecnologia, ma il fatto che eventualmente si legga molto meno". Tra presse costruite prima degli anni Cinquanta, libri del Seicento, carta, cartone e pelle il 45enne Andrea Andreatta, originario di Baselga di Pinè, porta avanti nel cuore di Trento un mestiere antico che continua a trovare spazio nel presente. È il titolare di Fabricharte, laboratorio artigiano di via San Marco dedicato principalmente alla produzione e alla riparazione di libri, ma dove prendono forma anche agende, album fotografici, cartelle, scatole e oggetti realizzati su misura.

 

Alla legatoria Andreatta arriva quasi per caso, mentre lavora come educatore per una cooperativa e gli viene chiesto di organizzare un laboratorio per una scuola media: a questo si aggiunge che la carta lo affascina fin da bambino, dagli anni degli origami, ma è a Venezia che quella passione diventa un mestiere. Nel 2013 lascia infatti il posto a tempo indeterminato, raggiunge l'attuale moglie Daniela a Venezia e apre la partita Iva e un laboratorio in laguna, nella zona di Castello, dove rimane quattro anni imparando l'arte dai maestri veneziani, o meglio la “ruba con gli occhi”.

 

L'ultimo passo? Nel 2016, diventato padre, torna in Trentino: prima aprendo un laboratorio a Pinè e poi nel 2020 a Trento, rilevando quello di via San Marco.

 

Andreatta, di che cosa si occupa nello specifico il suo laboratorio artigiano Fabricharte?

 

Principalmente produco e riparo libri: realizzo anche cartelle, scatole, cornici, raccoglitori ad anelli e album fotografici, insomma tutto quello che si può fare con carta e cartone. Qui tutto viene progettato, assemblato, cucito e tagliato e tutto è fatto su misura per il cliente. Produco, per farle qualche esempio, anche menù per locali, porta listini e lavoro principalmente con carta, cartone e pelle, che poi vengono anche decorati.

 

Quando invece arriva un libro da riparare, cosa succede?

 

Ogni libro che arriva qui ha una storia a sé e le operazioni dipendono dal tipo di danno che ha il volume: ce ne sono alcuni che devono essere sfascicolati – si toglie la cucitura, ogni singola pagina, si ricostruiscono i fascicoli, si ricuce e poi si ricostruisce la copertina – e in altri casi si interviene solo sulla copertina, tutto dipende insomma da cosa arriva. In questo periodo, per esempio, lavoro su molti dizionari e vocabolari che a volte si usurano e si spezzano anche, e io li riparo. Poi ci sono riparazioni più particolari su opere antiche e, personalmente, mi è capitato di riparare volumi anche del Seicento. Specifico che non si tratta di restauro, ma di riparazione che permette di nuovo a quel libro di essere sfogliato.

 

Con quali strumenti lavora?

 

Sono tutte macchine costruite prima degli anni Cinquanta e quindi assolutamente lontane dal digitale: dalle presse agli strumenti per tagliare la carta, ai ferri per dorare e realizzare tutte le decorazioni. Lo strumento per eccellenza del rilegatore è poi la pieghetta, che serve a tante cose: per piegare la carta, per stendere i fogli e rimboccare le carte, per far aderire la copertina del libro al bordo. Insomma, è un'estensione delle dita.

 

Torniamo sui libri: tra tutti quelli passati dal laboratorio, qualcuno l'ha colpita particolarmente?

 

Ci sono molti libri di cucina che mi arrivano, questo è un dato di fatto. Poi ho sistemato addirittura un libro in francese sulle fortificazioni, stampato ai tempi del cardinale Richelieu, chiaramente uno dei più antichi su cui ho messo mano. Poi anche libri del Settecento molto particolari, sull’occultismo e anche sulla magia nera, cose un po’ speciali diciamo. Ma ho riparato anche manoscritti di soldati al fronte e di persone che hanno avuto incredibili storie di vita.

 

Una curiosità: la tentazione di fermarsi a leggerli c'è?

 

Sa cosa le dico? Che è la difficoltà più grande (ride, ndr), quella di non mettersi a leggerli intendo, perché talvolta la curiosità è grandissima. Le svelo però una cosa: tante volte ho firmato anche dei documenti di segretezza, quando ho trattato libri con contenuti che dovevano assolutamente rimanere riservati.

 

Accanto al laboratorio c'è poi l'attività di formazione. Che corsi propone e chi li frequenta?

 

Vengono da me molti studenti universitari, ma anche persone di qualsiasi età che si lanciano per scoprire questa attività. Propongo corsi dal taglio molto professionale e pratico, non certo con l’idea di formare nuovi rilegatori pronti per lavorare, ma per dare quella base che può essere utile per acquisire le basi del mestiere. C’è poi grande attenzione alla teoria dei materiali, naturalmente sulla carta, così ci sono tutti gli elementi per poi eventualmente approfondire. Da un paio di anni insegno inoltre Tecnologia della carta alla Trentino Art Academy ed è una grande soddisfazione trasferire le mie competenze a dei ragazzi che poi si interfacceranno magari con tipografie o altre realtà lavorative. Gestisco uno spazio, con l'aiuto anche di mia moglie, a San Martino dove si tengono i corsi e dove faccio anche delle lavorazioni.

 

Chiudiamo con l'avvento del digitale: che futuro può avere un mestiere come questo?

 

Bisogna dire che per quanto riguarda la produzione dei libri il mercato c’è, dal momento che la cartoleria di alto livello è ancora ricercata: una sfera che riguarda più l’oggettistica pura, diciamo. Per quanto riguarda la provocazione sul mondo e i libri sempre più digitali, la raccolgo e gliela rilancio: chi legge tanto trova l’ebook molto utile perché non deve avere con sé molti libri, e queste persone sono i miei migliori clienti proprio perché leggono e sanno il valore di un libro.

 

Si spieghi meglio. 

 

Intendo che una persona, se è affezionata a un libro, magari lo compra poi cartaceo e lo fa riparare se si rompe. Poi molti mi fanno rilegare in modo artigianale i libri che hanno amato, in modo da averli nella loro libreria in una versione unica. Diciamo quindi che il pericolo più grande per il mio lavoro non è la tecnologia, ma il fatto che eventualmente si legga molto meno. Servirebbe poi più attenzione nelle scuole per rivalutare e far conoscere le professioni artigiane e quelle che riguardano comunque la manualità. Mi piacerebbe per questo proporre anche nuovi corsi proprio in questa direzione.

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