"Geometra per 30 anni, poi l'azienda è fallita e ho ripreso il sogno lasciato da giovane", la seconda vita di Renato Gonzo: "Lavoro il cuoio e trasmetto ai giovani l'artigianato"
L'artigiano Renato Gonzo dal 2014 lavora il cuoio nel suo laboratorio in Valsugana e si racconta, dall'incontro durante il servizio militare che gli trasmise la passione per il cuoio fino al momento in cui la vita gli ha dato la possibilità di ricucire il filo con il suo passato: "Se fossi partito da giovane probabilmente avrei avuto ambizioni diverse e un rapporto più immediato con le tecnologie. Ho scelto invece di valorizzare la lavorazione tradizionale: pensi che non ho nemmeno una macchina da cucire e cucio tutto a mano"

GRIGNO. "Ho fatto per quasi trent'anni il geometra, poi l'impresa per cui lavoravo è fallita e a quel punto ho deciso di ricucire un filo con il mio passato, riprendendo in mano un sogno che avevo lasciato in sospeso da giovane". Renato Gonzo, 65 anni, racconta così a il Dolomiti la nascita di Cuoio Vivo, laboratorio artigiano specializzato nella lavorazione del cuoio che dal 2014 ha aperto in via Vittorio Emanuele a Grigno, in Valsugana: parliamo di una piccola bottega di paese, oggi unico negozio artigianale rimasto nel centro valsuganotto, dove ogni pezzo nasce ancora interamente a mano.
Prima di diventare maestro artigiano, Gonzo ha seguito per trent'anni una strada completamente diversa: ha lavorato come geometra in un'impresa di costruzioni specializzata in manufatti in cemento, ma il primo incontro con il cuoio risale in realtà a molti anni prima. "Durante il servizio militare a Merano – racconta – conobbi un ragazzo bergamasco, figlio di un maestro artigiano del cuoio, che mi insegnò quest'arte. Finita la naja, nel 1983, iniziai a lavorare con un parente nel volto di casa mia: stavo per aprire un laboratorio e, nonostante lui poi avesse cambiato strada, avevo già preparato tutta la burocrazia e aperto la partita Iva, ma proprio in quel momento ricevetti la proposta di lavoro come geometra: era una strada più sicura e scelsi quella".
Per quasi tre decenni quella passione resta quindi ferma, accantonata ma non dimenticata. Poi arriva il fallimento dell'azienda, la perdita del lavoro e una nuova sliding door, questa volta imboccata nella direzione opposta rispetto al passato. "Superati i cinquant'anni la vita mi ha rimesso davanti a quella possibilità – prosegue Gonzo – e ho deciso di investire la buonuscita per avviare un'attività individuale a cui ho dato il nome di CuoioVivo: non avevo mai fatto questo mestiere professionalmente, ma sentivo forte il desiderio di provarci e mi sono lanciato".

L'inizio, spiega l'artigiano, è stato particolare anche per una questione anagrafica e di approccio al lavoro. “Se fossi partito da giovane – confessa – probabilmente avrei avuto ambizioni diverse e forse anche un rapporto più immediato con le tecnologie: la scelta, invece, è stata quella di valorizzare al massimo la dimensione manuale e tradizionale della lavorazione. Ho voluto quindi affrontare questa professione in maniera classica cercando di dare valore al lavoro fatto con le mani: pensi che non ho nemmeno una macchina da cucire e cucio tutto a mano".
Ma facciamo un “salto” all'interno del suo laboratorio. La materia prima, spiega Gonzo, arriva dalle principali zone di riferimento per il settore, come l'area di Firenze e il distretto conciario di Santa Croce sull'Arno e ad essere lavorato è esclusivamente il cuoio a concia vegetale, una tipologia che consente un alto livello di personalizzazione, dalle incisioni fino alla colorazione finale. "È un cuoio lavorabile in tutto e per tutto – specifica – e permette di arrivare a un prodotto finale il più possibile personalizzato, unico e diverso da tutti gli altri: questa è una delle parti più affascinanti del mio lavoro, e non si ottiene mai un risultato identico".
Ma come avviene il processo di lavorazione? Questo è lungo e richiede precisione, strumenti specifici e molti step: “Si parte dalla scelta del pezzo di cuoio più adatto all'oggetto da realizzare, poi si poi si studia il progetto e si prepara un modello educativo e si procede alle varie lavorazioni: trasferimento sul cuoio, taglio, incisioni varie, colorazione, predisposizione fori, applicazione accessori metallici e successiva cucitura a mano”
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"Servono trancetti, lesine, punzoni, ruote dentate per le cuciture, bisturi, taglierini di precisione, martelli da cuoiaio, bordini e raspe per la rifinitura – specifica Gonzo – poi arrivano le cesellature, i fori sul perimetro e la cucitura con un filo speciale cerato, utilizzando anche tecniche tradizionali come il punto del sellaio, conosciuto per la sua robustezza. Infine si passa alla colorazione con tinture specifiche, sempre sulla base della richiesta del cliente".
Lavorando in una piccola bottega, in un piccolo paese, dove non si può contare sul grande passaggio, specifica l'artigiano, la scelta è stata quella di specializzarsi in prodotti particolari, evitando di competere direttamente con gli articoli più comuni che si possono trovare nei negozi di cuoio più tradizionali o commerciali. "Realizzo anche borse e cinture – dice – ma sempre con personalizzazioni particolari: la mia firma, se così possiamo chiamarla, è il tema delle foglie, che ritorna in molte mie creazioni".
Accanto agli oggetti d'uso quotidiano, CuoioVivo propone però anche lavorazioni più specifiche e linee tematiche: una di queste è dedicata al mondo del vino, con l'obiettivo di mettere insieme due elementi fortemente legati all'immaginario del Made in Italy. "Realizzo portabottiglie, custodie, rivestimenti e accessori pensati per valorizzare la presentazione delle migliori etichette – prosegue l'artigiano – ma ci sono anche creazioni più artistiche, come quadri in cui il cuoio diventa protagonista, Cristi e Madonne in cuoio, altre figure sacre e stemmi personalizzati di qualsiasi tipo".
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Nella chiacchierata emerge come la necessità di distinguersi sia uno dei punti centrali della visione dell'artigiano. “Per una realtà individuale e artigianale - spiega Gonzo - la caratterizzazione non è soltanto una scelta estetica ma anche una condizione di sopravvivenza: se sei una piccola bottega devi avere un'identità precisa perché altrimenti il rischio è quello di essere fagocitato dalla concorrenza".
E anche il rapporto con la vendita online è cambiato nel corso del tempo: in una prima fase CuoioVivo ha infatti utilizzato l'e-commerce, ma oggi l'artigiano preferisce canali che prevedano una relazione più diretta con il cliente. "La personalizzazione è un punto importantissimo del mio lavoro – spiega – e il fatto di poter seguire una persona dalla commissione fino alla realizzazione del prodotto finale rappresenta un valore aggiunto. La cosa bella è che spesso le persone, dopo aver acquistato qualcosa, tornano: significa che sono rimaste soddisfatte e che si è creato un rapporto".
Il negozio, nel frattempo, è diventato anche un piccolo presidio sociale nel centro di Grigno: non solo un luogo dove acquistare o commissionare un oggetto, ma uno spazio in cui fermarsi, entrare, parlare. "Essendo l'unico negozio artigianale rimasto in paese – racconta Gonzo – è diventato una tappa fissa anche per chi vive qui: c'è gente che entra ed esce anche solo per scambiare due chiacchiere, ed è una cosa bella, che purtroppo in molti luoghi si sta perdendo".

C'è poi un altro aspetto a cui Renato Gonzo tiene molto: la trasmissione del lavoro artigiano alle nuove generazioni: una questione, a sua detta, che non riguarda soltanto la possibilità di insegnare una tecnica, ma anche un modo diverso di guardare al tempo, alla fatica e ai risultati. "Credo sia fondamentale – osserva – perché dietro a un mestiere artigiano c'è anche una filosofia: per ottenere dei risultati bisogna passare attraverso un percorso, delle fatiche, dello studio. Le cose non arrivano immediatamente, e soprattutto anche quando non c'è una vittoria quello che conta è il percorso".
Questo insegnamento, spiega, lo ha maturato anche collaborando con il mondo del calcio, seguendo per tanti anni giovani calciatori, e oggi lo ritrova nella sua attività quotidiana. “In quest'ottica CuoioVivo – spiega Gonzo – organizza laboratori pratici di lavorazione del cuoio rivolti a bambini, ragazzi e adulti, collaborando con scuole, associazioni, gruppi e privati per costruire percorsi su misura e offrire la possibilità di avvicinarsi concretamente al mondo dell'artigianato. L'obiettivo è far scoprire da vicino le tecniche di lavorazione del cuoio, ma anche il valore della manualità".
E al di fuori delle mura del suo negozio-laboratorio, lo spirito dell'artigiano anima anche il suo impegno come vicepresidente dell'associazione Selva Green, realtà che promuove nel centro di Grigno un laboratorio di condivisione rivolto alla comunità e alle nuove generazioni, con l'obiettivo di valorizzare cultura, manualità, inclusione sociale e rapporti intergenerazionali.
Parlando di futuro, la domanda che gli poniamo prima di salutarlo è quasi inevitabile: a 65 anni, dopo aver trasformato una passione giovanile in un lavoro quotidiano, quali obiettivi ha ancora?
La risposta arriva senza un minimo di esitazione. "Mi chiedono tutti quando vado in pensione - conclude Renato - e non disdegno di volerci andare, ma è l'ultimo dei miei pensieri: faccio un lavoro che amo e questo mi porta soltanto a voler migliorare giorno dopo giorno, continuando ad affinare le mie competenze e a offrire il miglior servizio possibile a chi si affida a me".












