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Trento
23 giugno | 11:07

"Le Case di comunità non possono restare scatole vuote", la Cisl: "E si deve considerare che già ora il personale operativo è stremato. Necessario un confronto serio"

Il segretario della Cisl Fp, Giuseppe Pallanch: "Il Trentino è in una posizione migliore rispetto a molte altre regioni italiane. Ma questo risultato è stato possibile con il lavoro e la dedizione dei professionisti sanitari trentini, che meritano un riconoscimento esplicito e risposte concrete. Proprio per questo ci aspettiamo di più"

di Redazione

TRENTO. Taglio del nastro la Casa di comunità e l'ospedale di Pergine Valsugana. Punto di  riferimento per un bacino d'utenza che comprende i 15 Comuni della Comunità Alta Valsugana e Bernstol con 56.138 abitanti e i 7 Comuni della valle di Cembra con un 11.112 residenti. C'è una difficoltà nel reperire il personale e la situazione viene monitorata dai sindacati.

 

"Seguiamo con attenzione il percorso di riorganizzazione della sanità territoriale trentina e riconosce l'impegno profuso nell'attuazione del Pnrr con le 14 Case di Comunità. Un risultato che colloca il Trentino in una posizione migliore rispetto a molte altre regioni italiane, dove il processo è molto più indietro", commenta Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp. "Ma questo risultato è stato possibile con il lavoro e la dedizione dei professionisti sanitari trentini, che meritano un riconoscimento esplicito e risposte concrete. Proprio per questo ci aspettiamo di più".

 

Il vero nodo che resta aperto, evidenzia il sindacato di via Degasperi, è quello del personale che già lavora oggi nel sistema. "Prima di costruire foresterie per attrarre professionisti dall'estero, occorre fare i conti con chi è già in servizio e affronta ogni giorno turni incompatibili con la vita familiare, part-time difficile da ottenere, ferie non fruite, straordinari diventati strutturali".

 

Un problema è la carenza abitativa. "Le foresterie non devono diventare dormitori: attrarre personale significa offrire condizioni di vita dignitose, non soluzioni emergenziali travestite da politica abitativa. Su conciliazione vita-lavoro nel comparto sanità siamo all'anno zero. Ma c'è un tema che rischia di essere ancora più urgente: il personale delle Apsp e delle Rsa è stremato. Quella rete regge un carico enorme, spesso invisibile al dibattito pubblico, e una maggiore presa in carico da parte del sistema è non più rinviabile. Il rischio di un cortocircuito è reale".

 

Il sindacato auspica un maggior confronto e coordinamento. "Prendiamo atto delle strutture realizzate, ma le Case di Comunità non possono restare scatole vuote. Servizi reali, personale adeguato, cittadini informati: senza questi tre elementi le inaugurazioni restano annunci. Chiediamo che si apra un tavolo serio su questi temi. Siamo pronti a sederci e lavorare, anche con l'assessorato", conclude Pallanch.

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