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Trento
13 giugno | 17:49

“Formare più infermieri? Non basta se non si rendono attrattive le condizioni di lavoro: si devono offrire prospettive dopo la laurea”

La riflessione di Andrea Bassetti e Giuseppe Varagone, segretari generali della Uil Fp del Trentino: “Occorre costruire una professione attrattiva non solo durante gli studi, ma anche dopo la laurea. Una professione capace di offrire prospettive di crescita, retribuzioni adeguate, ambienti di lavoro sostenibili e una reale qualità della vita. Ai giovani deve essere presentata la realtà nella sua interezza. Non per scoraggiarli, ma per consentire loro una scelta consapevole e informata”

di Redazione

TRENTO. “La sfida che ci attende non è soltanto formare più infermieri, ma creare le condizioni affinché chi sceglie questa professione possa svolgerla con dignità, soddisfazione e adeguate prospettive per tutta la propria vita lavorativa”. Sono queste le parole con le quali i segretari generali della Uil Fp del TrentinoAndrea Bassetti per il settore Autonomie locali e Giuseppe Varagone per il settore Sanità – lanciano un appello per “affrontare con serietà e trasparenza il tema della scarsa attrattività delle professioni di cura, senza slogan e senza scorciatoie”.

 

Dal punto di vista numerico, come riportato negli scorsi mesi da il Dolomiti, la situazione per quanto riguarda il numero di infermieri in Provincia è già oggi complicata – ad aprile si stimavano tra i 430 e i 450 professionisti mancanti – e all'orizzonte si profila un'uscita massiccia di personale che rischia di mettere ulteriore pressione a reparti, Rsa e assistenza sul territorio (Qui Articolo). Proprio per questo, anche dai sindacati arriva una riflessione chiara: “Formare più infermieri non basta se non si rendono più attrattive le condizioni del lavoro”.

 

“Negli ultimi vent'anni – scrive la Uil – il sistema universitario ha investito fortemente nella formazione delle professioni sanitarie e, in particolare, nella laurea in Infermieristica. I posti messi a disposizione dagli atenei, anche in Trentino, sono quasi raddoppiati rispetto ai primi anni 2000, nella convinzione che l'aumento dell'offerta formativa fosse sufficiente a garantire il ricambio generazionale e a rispondere al crescente fabbisogno di personale sanitario. Oggi emerge però una realtà che non può essere ignorata: mentre il fabbisogno di infermieri continua ad aumentare, l'attrattività della professione diminuisce. Sempre meno giovani considerano questo percorso una scelta capace di garantire prospettive adeguate sotto il profilo economico, professionale e personale”.

 

Eppure la professione infermieristica, continuano Bassetti e Varagone, resta una delle più importanti del sistema sanitario e socio-assistenziale: “Garantisce occupazione, richiede elevate competenze tecniche, relazionali e organizzative e rappresenta una colonna portante della sanità moderna. Tuttavia non si può ignorare la distanza che spesso esiste tra ciò che viene prospettato durante il percorso formativo e ciò che molti professionisti incontrano una volta entrati nel mondo del lavoro. Turni sulle ventiquattro ore, lavoro notturno e festivo, carichi assistenziali elevati, difficoltà nella conciliazione tra vita privata e lavoro, aggressioni verbali e fisiche, responsabilità crescenti e retribuzioni non sempre adeguate incidono pesantemente sulla capacità del sistema di attrarre e trattenere nuovi professionisti”.

 

“Occorre costruire – continua la Uil – una professione attrattiva non solo durante gli studi, ma anche dopo la laurea. Una professione capace di offrire prospettive di crescita, retribuzioni adeguate, ambienti di lavoro sostenibili e una reale qualità della vita. Ai giovani deve essere presentata la realtà nella sua interezza. Non per scoraggiarli, ma per consentire loro una scelta consapevole e informata. Da Florence Nightingale ad oggi la professione infermieristica ha conosciuto una straordinaria evoluzione sul piano scientifico, accademico e professionale. Sono aumentate competenze, responsabilità e autonomia. Ciò che non è cresciuto con la stessa intensità è il riconoscimento economico, professionale e sociale

 

E i risultati, dicono, sono sotto gli occhi di tutti: “Mentre il sistema sanitario necessita di sempre più professionisti, un numero crescente di giovani guarda altrove, fuori dal territorio provinciale e spesso fuori dai confini nazionali. Come Uil Fp del Trentino siamo quotidianamente impegnati nella tutela e nella valorizzazione delle professioni sanitarie e assistenziali operanti sul territorio, sia nelle strutture pubbliche dell’Asuit sia nelle Apsp, Rsa, cooperative sociali e realtà private accreditate che svolgono un ruolo fondamentale nella rete dei servizi alla persona. Negli anni abbiamo portato avanti battaglie sindacali per migliorare le condizioni di lavoro, rafforzare gli organici, valorizzare economicamente le professionalità, tutelare salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e favorire una migliore conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Abbiamo sostenuto la necessità di investire sulle carriere professionali, sulla formazione continua, sulla valorizzazione delle competenze e sul riconoscimento del ruolo centrale che gli infermieri, come anche per tutti i professionisti di chi cura, svolgono ogni giorno a favore della collettività. Per questo continuiamo a ritenere che il problema non si risolva aumentando, semplicemente, i posti nei corsi universitari". 

 

Una scelta, si legge in conclusione nella nota inviata dal sindacato, che viene valorizzata, ma che allo stesso tempo deve essere accompagnata da interventi concreti sulle condizioni reali di lavoro e da una condivisione di intenti - che da anni viene sollecitata alla stessa Provincia autonoma di Trento. "Il futuro della sanità trentina e nazionale - dicono Bassetti e Varagone - passa inevitabilmente dalla capacità di valorizzare chi ogni giorno si prende cura delle persone". 

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