Sanità nel caos, dopo otto mesi di disservizi non bastano conferenze e giustificazioni. Cia: "Ferro si assuma le sue responsabilità". Tonina: "Bisognava arrivare ad agosto?"
“La determinazione personale è una qualità. Ma ai cittadini non serve sapere quanto il direttore sia disposto a resistere: serve sapere cosa verrà fatto, entro quando e come saranno verificati i risultati” spiega il consigliere Claudio Cia. Dito puntato poi anche su alcune dichiarazioni del direttore generale nelle quali ha citato don Puglisi: "Un riferimento che appare francamente sproporzionato. Qui non vi sono forze oscure che vogliono fermare il direttore generale: ci sono sistemi instabili, contratti da governare e precise responsabilità organizzative da esercitare”. Interviene anche la consigliera Paola Demagri: "Siamo davanti ad una tragicommedia istituzionale"

TRENTO. L'Asuit cambierà il passo di fronte ai continui problemi al sistema informatico? Bisognerà attendere per capire se le parole di Ferro e dei suoi dirigenti si trasformeranno in fatti. Negli ultimi otto mesi i disservizi sono stati continui e solo ora l'Azienda sanitaria ha deciso di organizzare una conferenza stampa su quello che sta accadendo.
“Bisognava arrivare ad agosto?” ha detto al Dolomiti l'assessore alla salute della Provincia di Trento, Mario Tonina, che più volte ha chiesto ai vertici di Asuit la massima trasparenza. “Era ora che facessero questa conferenza e cercassero di trovare delle soluzioni per ridurre in modo importante i disagi che ci sono stati. Io ho sempre detto – spiega Tonina – che un cambio di sistema può certamente portare a qualche problematica ma tutto ciò deve avere un limite”.
Martedì 4 agosto, avvisando due ore prima i giornalisti, il direttore generale Antonio Ferro ha deciso di convocare una conferenza stampa. A Pergine. Nel corso dell'incontro ha parlato di come il nuovo sistema informatico sia stato finanziato attraverso un progetto Pnrr che, “se da una parte ha portato in Trentino risorse economiche rilevanti”, dall’altra “è partito con vincoli stringenti di tempi, standard tecnologici e percorso di acquisto tipici del Pnrr stesso”. Si è poi detto consapevole delle difficoltà create all'utenza e agli operatori (che ha ringraziato). C'è poi la parte in cui parla della riorganizzazione che si inserisce in un quadro di straordinaria complessità informatica e normativa, “questi sistemi contano infatti interconnessioni con circa 140 applicazioni che devono integrarsi oltre a dialogare con oltre 18 mila apparecchiature biomedicali i cui flussi dati dovranno confluire nel Fascicolo sanitario elettronico, aumentando enormemente il livello di complessità gestionale”.
Visto quello che è accaduto negli ultimi 8 mesi, inoltre, l'azienda sanitaria ha spiegato che è imminente l'uscita di un concorso pubblico destinato “all'inserimento di figure tecniche volte a rafforzare in modo incisivo e strutturato la squadra del Dipartimento tecnologie”, così da garantire un presidio capillare nelle strutture della rete ospedaliera. Per assicurare la massima trasparenza e qualità delle procedure, sempre Ferro ha annunciato anche l'assegnazione “a un soggetto terzo e qualificato di un audit specialistico di alto livello scientifico e tecnologico per valutare le modalità di funzionamento dell’organizzazione”.
L’affido del nuovo Sio a una ditta esterna, ha spiegato poi il direttore del Dipartimento tecnologie e trasformazione digitale Alessandro Bazziga, “nasce nel contesto di una gara nazionale Consip, gara nella quale siamo entrati con una ulteriore procedura di selezione alla ricerca del prodotto che consentisse, partendo da un nucleo base, le personalizzazioni e la copertura funzionale che garantisce oggi il Sio attuale”.
Parole e impegni che devono passare ad essere fatti concreti. A chiederlo è lo stesso Tonina. "Di fronte ai disservizi che ultimamente abbiamo visto c'è un danno per i pazienti e un danno per il personale. Non per nulla si è iniziato a parlare di sit-in e di scioperi. Ma io il personale in questo caso lo capisco perfettamente”. Parole che l'assessore assicura di aver rivolto già al direttore generale lunedì scorso. “Io non ho mai chiesto le dimissioni di Ferro – chiarisce Tonina – ma quello che gli chiedo è di lavorare fino alla fine del suo mandato in un certo modo e di risolvere i problemi che ci sono”.
Sulla stessa linea, questa volta, anche il consigliere provinciale di Forza Italia Claudio Cia che punta il dito sulle parole di Ferro che in conferenza stampa ha citato don Puglisi (il sacerdote siciliano ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993) “non mi fermo neanche se mi ammazzano”, ai riferimenti alla “Provvidenza” e al non essere andato in vacanza. “La conferenza stampa ha reso pubbliche informazioni finora mai esplicitate con questa chiarezza: il sistema informativo ospedaliero è instabile, il servizio del fornitore non è ritenuto soddisfacente, sono stati aperti contenziosi, si valutano penali e verranno rafforzati il presidio tecnico e le procedure di continuità operativa. È stato inoltre annunciato un audit esterno” ha affermato Cia sottolineando come finalmente Asuit abbia battuto un colpo.
“Ora, però – continua il consigliere di Forza Italia - agli annunci deve seguire un cronoprogramma preciso, con obiettivi, responsabilità e scadenze verificabili, possibilmente prima che scada il mandato del direttore generale: quando entreranno in funzione i nuovi presìdi, quando saranno applicate le penali e in quali tempi i sistemi raggiungeranno una condizione di effettiva stabilità?”
La rappresentazione del direttore generale sotto assedio, spiega Cia, “rischia di spostare l’attenzione dal punto essenziale. Il racconto delle ferie saltate, i messaggi di solidarietà, le citazioni di Machiavelli e il richiamo alla Provvidenza descrivono forse la pressione personale vissuta da Ferro, ma non spiegano quando i sistemi torneranno affidabili. Anche il riferimento a don Puglisi, sacerdote assassinato dalla mafia, appare francamente sproporzionato. Qui non vi sono forze oscure che vogliono fermare il direttore generale: ci sono sistemi instabili, contratti da governare e precise responsabilità organizzative da esercitare”.
Il problema, dunque, non è quanto Ferro sia disposto a resistere, ma come la direzione intenda risolvere la situazione. E se qualcuno ha davvero dimostrato di saper resistere, sono medici, infermieri, tecnici e operatori, che hanno continuato a garantire l’assistenza nonostante blocchi, rallentamenti e ritorni al cartaceo.
“La determinazione personale è una qualità. Ma ai cittadini non serve sapere quanto il direttore sia disposto a resistere: serve sapere cosa verrà fatto, entro quando e come saranno verificati i risultati” chiude Claudio Cia.
A definire le dichiarazioni “sopra le righe” del direttore Antonio Ferro, sono i consiglieri provinciali del Pd, Paolo Zanella e Francesca Parolari. “Sentire Ferro citare don Puglisi ed evocare frasi come 'Non mi fermo neanche se m'ammazzano', paragonando la propria posizione a quella di chi ha dato la vita nella lotta alla mafia, è del tutto inaccettabile. Invece di nascondersi dietro martiri del tutto fuori contesto o invocare la 'Provvidenza', il direttore Ferro dovrebbe spiegare alla cittadinanza e agli operatori perché la digitalizzazione della sanità trentina sta affondando nel caos”.
Per il Partito Democratico ancora una volta Ferro si rifiuta di assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, scaricando tutta la colpa sulla ditta fornitrice e riducendo il problema al solo Sio del Pronto Soccorso. Ma i blocchi non riguardano solo il Ps: negli ultimi giorni abbiamo assistito anche al blocco della cartella oncologica — che ha causato difficoltà nell’impostare terapie delicate —, oltre ai continui blocchi nei sistemi dei prelievi, della radiologia e del Cup.
“Oggi Asuit corre ai ripari annunciando l'assunzione di personale tecnico – spiegano Zanella e Parolari - nei reparti e chiedendo audit esterni. Guarda caso, esattamente ciò che chiedevamo noi più di sei mesi fa, evidenziando come un progetto di tale portata richiedesse ben altra struttura e personale di supporto. Averlo capito con mesi di ritardo è la prova provata di un'incapacità gestionale che ora ricade interamente sulle spalle dei cittadini”.
La vicenda della sanità trentina è ormai diventata “una tragicommedia istituzionale, una di quelle storie in cui non so più se indignarsi o assistere impotente a un declino annunciato” afferma la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, riferendosi ai continui tilt informatici, alle liste d’attesa interminabili, al personale allo stremo e ai cittadini costretti a rivolgersi al privato per ottenere una visita in tempi umani.
“In mezzo a questo disastro – spiega Demagri - l'assessore alla salute Mario Tonina recita la parte del giustiziere: critica il direttore generale Antonio Ferro, lo bacchetta, alza la voce, arrivando persino a porre un aut aut che si è rivelato un mero bluff, salvo poi restare serenamente seduto sulla propria poltrona come se nulla fosse. Ferro, dal canto suo, non si muove di un millimetro, mentre il presidente della Provincia Maurizio Fugatti osserva, annuisce e rimanda ogni decisione. La sensazione è quella di assistere a una recita perfetta: Tonina fa la parte del politico indignato, Ferro quella del dirigente intoccabile, e Fugatti veste i panni del regista che rifiuta di cambiare il cast. Una dinamica in cui tutti interpretano rigidamente il proprio copione, mentre a pagare il conto sono i cittadini e gli operatori sanitari”.
Per Demagri, però, non siamo più di fronte a un problema tecnico o a un software difettoso, siamo di fronte a “una drammatica questione di governance, di responsabilità e di credibilità politica”.
“In uno scenario normale – continua la consigliera - dopo mesi di paralisi, proteste sindacali e cittadinanza infuriata, qualcuno avrebbe già fatto le valigie. In Trentino, invece, si continua a recitare. La conferenza stampa di ieri mi appare come l’ennesimo tentativo di spostare l’asse del discorso, di blindare poltrone e posizioni. Questa crisi non nasce da un errore informatico, ma da una catena di responsabilità politiche che ci si ostina a non affrontare”.
Le radici di questo disastro affondano lontano, spiega Paola Demagri, già nel 2018 Fugatti decise di non occuparsi delle sorti del sistema sanitario provinciale, lasciandolo in balia di un declino inarrestabile.
“Ritengo ormai incomprensibile – continua - se non attraverso logiche di pura conservazione del potere, questa fede incrollabile nei confronti del direttore generale Ferro. Se la Giunta e la maggioranza ritengono che il dg sia talmente meritevole da poter continuare a gestire indisturbato la sanità pubblica, fino a tenere sotto scacco l'intera amministrazione provinciale, il centrodestra lo proponga direttamente come candidato presidente alle prossime elezioni. Come ho già avuto modo di ribadire è tempo di riportare urgentemente la discussione sul terreno della responsabilità politica e istituzionale. La sanità trentina ha bisogno di credibilità, di tranquillità, di evolvere” conclude la rappresentante di Casa Autonomia.
Otto mesi di disservizi, di promesse e giustificazioni, quindi, per molti hanno ormai consumato il tempo delle spiegazioni. Da più parti oggi si chiedono verifiche e soprattutto assunzioni di responsabilità. Nella sanità pubblica la fiducia non si ricostruisce con conferenze stampa ma con sistemi che funzionano e risultati che possano dimostrare l'attenzione ai cittadini. E, finora, pare che tutto questo sia in parte mancato.


















