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Trento
28 luglio | 23:23

Ancora problemi in sanità tra blocchi e ritardi, duro affondo dei sindacati: "Basta scuse e giustificazioni. E' ora che i vertici di Asuit si assumano le responsabilità"

Dopo gli ennesimi problemi duri gli interventi dei sindacati. La Cgil: "Non ha alcun senso ormai parlare di eccezioni". La Cisl: "Qualcuno dovrà rispondere ma non solo a parole". La Uil: "Il direttore generale dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni"

TRENTO. Una giornata per usare un eufemismo difficile per la sanità trentina tra blocchi ripetuti del sistema di gestione della Radiologia su tutta la rete ospedaliera e un malfunzionamento del Sistema informativo ospedaliero in tutti i Pronto soccorso aziendali. I vertici di Asuit si sono scusati per i disagi (Qui articolo), ma un'ennesima situazione che pesa ancora una volta sui servizi ai cittadini. Disservizi che finiscono nel mirino dei sindacati.

 

Le opposizioni hanno commentato piuttosto duramente quanto avvenuto nella giornata di martedì 28 luglio: "Alcuni sono stati rimandati a domicilio", denuncia Paolo Zanella (Partito Democratico), "Il direttore dell'Azienda sanitaria non ha nulla da dire?", spiegano alcuni consiglieri delle minoranze (Qui articolo). "Discutiamo l'assestamento di bilancio e la sanità è al centro del dibattito tra disastri manageriali e un sistema vicino all'implosione", le parole di Paola Demagri di Casa Autonomia (Qui articolo). 

 

Duri anche i sindacati. "Ogni commento rischia di diventare ormai superfluo e ripetitivo", commenta Giuseppe Pallanch (Cisl Fp). "Siamo stanchi di sentire scuse, ma chiediamo soluzioni e che qualcuno si assuma la responsabilità di questi disservizi. A pagare il conto sono i cittadini e, in particolare quelli più fragili: questo è inaccettabile. E così non si tutela neppure il personale sanitario che opera in prima linea: deve sopperire a ulteriori difficoltà e metterci la faccia".

 

Per il sindacato i problemi sono profondi e ora serve un cambio di passo. "Basta giustificazioni, scuse e ritardi", aggiunge Pallanch. "L'attrattività è un sistema efficiente, efficace e vicino alle persone e agli operatori. Da mesi denunciamo macchinari obsoleti e metodologie non all'altezza degli standard abituali. Qualcuno dovrà rispondere ma non solo a parole".

 

L’ennesimo blocco del sistema informatico è "la dimostrazione che siamo davanti un problema organizzativo che necessita di soluzioni strutturali", dice Alberto Bellini (Fp Cgil). "Non ha alcun senso ormai parlare di eccezioni. La verità è che di questa situazione pagano il conto i cittadini, soprattutto quelli più fragili, e il personale sanitario. E' ora che i vertici, il dg Antonio Ferro in primis, mettano da parte le giustificazioni e si assumano le responsabilità. Paradossalmente siamo stati 'meno sfortunati' delle altre volte perché il sistema di gestione radiologico dispone di meccanismi di recovery, obbligatori a livello nazionale, che fanno in modo che nessun dato venga perduto e l’attività non venga interrotta. Questo però non vale per il pronto soccorso come per tutti gli altri settori, per precisa scelta organizzativa dei vertici aziendali. Eppure nessuno in Asuit si assume le responsabilità, la colpa è sempre di qualcun altro".

 

Anche la Uil aveva già espresso forti perplessità sull'affidabilità e sulla gestione del progetto di introduzione del nuovo sistema informatico.

 

"Non è più sufficiente parlare di inconvenienti tecnici o di problemi temporanei", spiega Giuseppe Varagone (Uil Fpl). "E' necessario individuare con chiarezza le responsabilità di chi ha deciso di acquistare, implementare e mantenere operativo un sistema che, ancora oggi, continua a generare pesanti disservizi, con ripercussioni dirette sull’attività degli operatori e sulla qualità dell’assistenza ai cittadini. Siamo inoltre esterrefatti dall’atteggiamento del direttore generale dell’Asuit, che ha fortemente sostenuto l’introduzione di questo sistema informatico. Dopo l’ennesimo episodio che ha coinvolto servizi strategici dell’ospedale Santa Chiara, riteniamo che non sia più possibile ignorare l’evidenza dei fatti".

 

Solo qualche giorno fa, con la pubblicazione dei dati sulle liste d'attesa di Agenas, i sindacati avevano chiesto le dimissioni di Ferro e le parti sociali restano ferme sul punto (Qui articolo). 

 

"Chi ha assunto queste decisioni deve oggi assumersi anche la responsabilità delle loro conseguenze. Per questo ribadiamo con fermezza che il direttore generale dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni, quale atto di responsabilità nei confronti dei lavoratori della sanità e dell’intera comunità trentina. Non è accettabile che siano sempre gli operatori sanitari, grazie alla loro professionalità, al loro spirito di servizio e al loro senso del dovere, a sopperire alle carenze organizzative e tecnologiche dell’Azienda. Ogni blackout aumenta il carico di lavoro, lo stress e le difficoltà operative di un personale già fortemente provato da anni di carenza di organico e da una crescente pressione assistenziale", conclude Varagone.

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