Non ci sono medici di famiglia, ecco la richiesta a chi è già in servizio di aumentare i massimali: "Criticità che potrebbe peggiorare con i pensionamenti"
Tra le aree più in sofferenza sulle coperture dei medici di medicina generale c'è la Vallagarina, l'Asuit sonda i professionisti già operativi per aumentare i massimali. Il presidente dell'Ordine dei medici, Giovanni de Pretis: "La scelta è volontaria e questo permette di attenuare la percezione negativa di queste figure. Si potrebbe intervenire sul carico burocratico mentre si lavora sull'attrattività di questo ruolo"

TRENTO. "A causa della situazione di criticità nella disponibilità di scelte mediche, che prevedibilmente potrebbe peggiorare nei prossimi mesi per previsti pensionamenti, stiamo sondando la disponibilità dei colleghi ad aumentare il massimale individuale fino al limite di numero 1.800 scelte (anche per quote inferiore in base ovviamente alla singola disponibilità)". E' questa la comunicazione arrivata ai medici di famiglia.
La carenza di personale sanitario, compresi i medici di medicina generale, è cosa nota tanto a livello nazionale quanto in Trentino. Un territorio particolarmente in sofferenza è quello della Vallagarina (Qui articolo). E così ecco i sondaggi di Asuit per tamponare la situazione.
C'è stato il dietrofront del governo sulla riforma del settore per continuare sul tavolo delle trattative (Qui articolo) e raggiungere una prima intesa tra Stato e Regioni sulle Case di comunità. Strutture che, per far fronte alle scadenze Pnrr, vengono inaugurate in successione e un ruolo importante è affidato ai medici di medicina generale (Qui articolo). Sono stati stanziati circa 2 miliardi di euro per cercare di accelerare sul reperimento del personale.
Si guarda all'estero per reperire le figure adatte a coprire i posti vacanti, si cerca di mettere all'ordine dei giorno degli incentivi e si pensa a come rendere attrattivo questo ruolo ma l'oggi è abbastanza incerto e per ora la contromisura più immediata è quella di rifugiarsi nei professionisti già attivi
Nel giro di pochi anni si è passati da 1.200 alla soglia di 1.500 pazienti, ulteriormente ritoccata a 1.800 unità. Un aumento nei massimali che non è solo nei numeri, ma anche nel carico burocratico e nella responsabilità mentre la popolazione invecchia e i bisogni diventano sempre più complessi.
La scelta è su base volontaria e questo attenua la percezione di un impatto negativo", dice Giovanni de Pretis, presidente dell'Ordine dei medici del Trentino. "Certo, si potrebbe lavorare per alleggerire la pressione burocratica. Ci sarebbero margini in questo campo e in questi anni è stato fatto poco. In generale il problema però persiste fino a quando non si riesce a rendere attrattiva questa professione. In primis si dovrebbero trovare dei punti fermi per stimolare le iscrizioni: le incertezze, infatti, agevolano la scelta di altre specialità. Non è sufficiente pagare 300 euro in più, non basta l'incentivo economico e appare sempre più fondamentale coinvolgere associazioni di categorie e sindacati per concordare le riorganizzazioni".
Mancano i medici di medicina generale, ma tutta la sanità ormai annaspa nella carenza cronica e strutturale di professionisti. Come si è arrivati a questo punto? "Sono stati compiuti due errori gravi in passato a livello nazionale e adesso ci si trova a pagare le conseguenze di scelte poco attente".
Quali? "Non c'è stata una pianificazione dopo il boom di iscrizioni degli Anni '80 e non si è tenuto conto che ci sarebbe stata questa bolla pensionistica", prosegue il presidente dell'Ordine dei medici del Trentino. "Gli ingressi sono aumentati e contestualmente sono state dimezzate le borse di studio delle specialità per motivi economici e di bilancio".
Intanto sono cresciute anche le possibilità di specializzazione. "Le selezioni portavano a un equilibrio delle scelte, anche per quelle specialità meno ricercate come pronto soccorso, medicina d'urgenza e medicina generale", evidenzia de Pretis. "La mobilità interna garantiva così una copertura dei ruoli. Invece oggi l'offerta supera la domanda, il 30% delle borse va deserto, e ci si trova più specializzandi in determinate specialità con una crisi sulla formazione e diventa anche più difficile garantire la qualità".
Problemi, quindi, che affondano radici in scelte compiute a Roma che si sono rivelate poco attente a prendere in considerazione un orizzonte di prospettiva. Anche sul fronte della preparazione, per un medico (quasi qualsiasi specializzazione) bisogna poi pazientare una decina di anni per la formazione. Una risposta potrebbe arrivare con i primi specializzandi formati all'università di Trento questa estate ma naturalmente con numeri che possono dare un po' di respiro ma non una risposta definitiva.
"Sicuramente è un passo. La specializzazione può garantire una fidelizzazione sul territorio, più del corso di laurea", conclude de Pretis.











