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Trento
15 giugno | 06:00

Stop alla riforma sui medici di famiglia: "Non c'è stata condivisione, ora si tratta". E le Case di comunità? "La popolazione invecchia e la prevenzione è strategica"

A livello nazionale è stata ingranata la retromarcia sulla riforma del ruolo dei medici di medicina generale. Si punta a garantire 6 ore obbligatorie nelle Case di comunità. Il presidente dell'Ordine dei medici, Giovanni De Pretis: "Si deve trovare il modo di avvicinare e di far restare sul territorio. E' un tema che tocca anche diversi altri aspetti, compreso il reperimento di un alloggio a prezzi che possono essere sostenuti"

TRENTO. Stop alla riforma sui medici di medicina generale. Dopo il "No" dei sindacati e l'indicazione di palazzo Chigi di fermare il decreto legge, il confronto tra Regioni e ministero si concentra per trovare una soluzione più circoscritta. Probabilmente un emendamento o un atto di indirizzo per inserire l'obbligo per i medici di famiglia di svolgere 6 ore settimanali nelle Case di comunità.

 

Dopo una fase di stallo, per ora quindi la riforma dei medici di medicina generale va in archivio. "Non c'è stato il coinvolgimento dei professionisti e questo ha irrigidito le posizioni", commenta Giovanni De Pretis, presidente dell'Ordine dei medici del Trentino. "L'eventuale passaggio dalla libera professione alla dipendenza deve essere una scelta e non ci deve essere un obbligo. Questo passo indietro è sicuramente positivo e permette di proseguire il confronto più serenamente".

 

I medici di medicina generale appaiono in affanno. "Siamo al collasso. Un circolo vizioso che porta al burnout. Ci sentiamo abbandonati. Le Case di Comunità rischiano di aggravare la situazione", l'allarme di un medico di medicina generale in Trentino. Operatori stretti tra la gestione di un numero elevatissimo di pazienti con un'età media progressivamente più elevata. Bisogni più complessi e multisettoriali. Le visite, ma anche le telefonate e le mail. Poi la burocrazia. "Il sistema attraversa una fase di profonda crisi, ormai divenuta strutturale" (Qui articolo).

 

Una fase di incertezze e non ha aiutato una riforma che non è piaciuta a nessuno (Qui articolo), tanto che si è arrivati a una ritirata. Il tema di "trasferire" i medici di medicina generale nel pubblico in agenda da tempo (Qui articolo - qui articolo).

 

"Una soluzione possibile ma è chiaro che alla base ci deve essere un confronto", aggiunge De Pretis. "Se un professionista ha piacere può cambiare per scelta, ma l'attuale sistema fiduciario è molto apprezzato. Il quadro è complesso. I medici di medicina generale sono pochi e non si devono far scappare: si deve trovare il modo di avvicinare e di far restare sul territorio. E' un tema che tocca anche diversi altri aspetti, compreso il reperimento di un alloggio a prezzi che possono essere sostenuti". 

 

La riforma si è dunque fermata. Il tentativo di intervenire in modo organico sul ruolo dei medici di famiglia, sul loro rapporto con il Servizio sanitario nazionale e sulla nuova organizzazione dell’assistenza territoriale sembra essersi ridotto, almeno nell’immediato, alla sola partita delle ore da garantire nelle Case della comunità. Una trattativa in corso tra governo e sindacati. Nulla cambia per ora in Trentino che sul punto sembra più in difficoltà rispetto all'Alto Adige (Qui articolo).

 

Una raffica di inaugurazioni perché le scadenze Pnrr sono stringenti. "Le nuove strutture entrano progressivamente a regime", le parole dell'assessore Mario Tonina. "L'impegno è quello di dare risposte e cerchiamo di creare le condizioni migliori possibili".

 

Il sistema sanitario soffre parecchio la carenza di personale un po' a tutti i livelli. Una criticità che non riguarda esclusivamente i medici di medicina generale.

 

"Le difficoltà che ci troviamo davanti sono oggettive", ancora Tonina. "Quando vengono fatte delle selezioni e poi non c'è il risultato che ci si aspetta bisogna chiedersi il perché è successo. Questo malgrado il fatto che in Trentino abbiamo riservato in questa legislatura risorse aggiuntive per i medici di medicina generale favorendo anche l'inserimento di personale amministrativo che possa aiutare". E si guarda anche a professionisti dall'estero (Qui articolo). Inoltre si valutano ulteriori stanziamenti nel prossimo assestamento di bilancio.

 

"Le Case di comunità necessitano di medici di medicina generale, ma non dimentichiamo anche le altre figure. Un servizio che è destinato a diventare sempre più multidisciplinare perché i bisogni sono molteplici e complessi. E' fondamentale puntare sempre di più sulla prevenzione, sui corretti stili di vita e sull'informazione per affrontare l'invecchiamento della popolazione e quindi evitare le ospedalizzazioni", conclude De Pretis.

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