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Trento
25 aprile | 06:00

Medici di base che diventano dipendenti pubblici, il decreto Schillaci non piace alla categoria: "Smonta l'assistenza territoriale". De Petris: "Riforma improvvisata"

L'Ordine dei Medici in Trentino ha espresso al propria contrarietà alla riforma proposta dal Governo sulla sanità territoriale. Il presidente De Pretis: "Si va ad annullare il rapporto fiduciario fra il medico e il paziente. E' una deriva illogica, senza visione che non tiene conto del contesto". Nette anche le organizzazioni Fimmg Trentino e Snami Trento: "Si passerebbe da un medico che conosce la persona a un medico che eroga prestazioni, come in un call center sanitario”

TRENTO. La bozza del decreto sul “riordino della sanità territoriale” presentato dal ministro della salute Orazio Schillaci non piace. Lo hanno fatto capire nelle scorse ore i medici di base e anche in Trentino i giudizi sono pesantemente negativi.

 

Il cuore della riforma che porterebbe ad una vera e propria svolta nella medicina territoriale, sono proprio i medici di base che diventerebbero uno dei pilastri della Case di Comunità. Dipendenti pubblici e non più liberi professionisti e questo per essere poi messi a lavorare in queste nuove strutture. Il testo non cancella la convenzione, non trasforma in blocco i medici di medicina generale in dipendenti, ma introduce un sistema misto.

 

C'è poi l'aspetto della remunerazione dei medici non più legata al numero di pazienti ma al lavoro portato avanti sul territorio e alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili.

 

“Siamo davanti ad una riforma improvvisata, fatta senza un minimo confronto con chi poi deve lavorare e quindi i medici” è il duro commento che arriva da Giovanni De Pretis, presidente dell'Ordine dei medici del Trentino sull’ipotesi di riforma.

 

Secondo De Pretis, il testo presentato non tiene minimamente conto della grave carenza di medici sul territorio. Già nelle condizioni attuali risulta difficile attrarre e motivare i professionisti, basta pensare che circa il 50% dei posti disponibili rimane scoperto. “Tra le principali motivazioni di chi sceglie questo percorso vi è la possibilità di esercitare in autonomia, piuttosto che come lavoratore dipendente” spiega il presidente dell'ordine dei medici. “Se tale attività venisse trasformata in lavoro subordinato, è prevedibile che molti medici preferirebbero orientarsi verso l’ospedale. Diventa quindi difficile comprendere per quale motivo dovrebbero scegliere di lavorare in una Casa della Comunità”.

 

Per di più, continua De Pretis, “si va ad eliminare quello che è il rapporto fiduciario fra il medico e il paziente. Lo annulliamo, è una deriva illogica, senza visione che non tiene conto del contesto”. Importante, conclude il presidente, sarebbe continuare una strada trentina già avviata. “Purtroppo spesso le decisioni a livello nazionale fanno dei disastri – spiega - e allora è importante riuscire a sfruttare l'Autonomia per limitare i danni e cercare di avere iniziative più virtuose”.

 

Un giudizio negativo che viene espresso anche da Fimmg Trentino e Snami Trento che attraverso una nota hanno espresso netta contrarietà all’ipotesi di riforma della medicina territoriale.

 

“La proposta introduce forme di dipendenza per i medici di medicina generale che rischiano di trasformare il medico di famiglia, riferimento stabile per cittadini e comunità, in un professionista legato a prestazioni e strutture. Si passerebbe da un medico che conosce la persona a un medico che eroga prestazioni, come in un call center sanitario” hanno spiegato il segretario provinciale generale Fimmg Trentino Valerio Di Giannantonio ed il presidente Snami Trento Roberto Adami.

 

Critiche dalle due organizzazioni anche per la mancanza di confronto né a livello nazionale né locale. “Il passaggio dalla contrattazione collettiva a quella individuale rappresenta una deriva che dovrebbe preoccupare tutte le organizzazioni sindacali”. In Trentino, proprio grazie alla contrattazione, negli ultimi anni si sono raggiunti diversi risultati: 27 aggregazioni funzionali territoriali attive, lo sviluppo della telemedicina, l'introduzione di diagnostica di primo livello negli studi fino il contributo alla riduzione delle liste d’attesa e degli accessi impropri al pronto soccorso Ma gli accordi a livello locale hanno inoltre posto le basi per il popolamento delle Case della Comunità, definendo ruoli e attività cliniche.

 

“Davvero vogliamo azzerare questo percorso e ripartire da zero? Quando si decide a livello centrale, si tiene conto delle specificità dei territori?” Si chiedono i due professionisti di Fimmg e Snami.

 

In Trentino operano 355 studi di medici di famiglia (uno ogni 17 km²), a fronte di 14 Case della Comunità previste (una ogni 431 km²). Il Trentino è un territorio interamente montano, con 166 comuni su oltre 6.200 km² e il 77,9% del territorio classificato come area interna.

 

“In questo contesto – spiegano Di Giannantonio e Adami - il medico di famiglia non è una postazione, ma un presidio stabile di prossimità: conosce persone, famiglie, distanze, fragilità e comunità. Sostituire questa rete con un modello a prestazione significa trattare la sanità territoriale come un sistema impersonale, proprio dove servono continuità, fiducia e presenza capillare”.

 

Fimmg Trentino e Snami Trento condividono le due principali criticità che sono la penalizzazione dei medici attualmente in attività con l’accesso alla dipendenza che è subordinato a requisiti di specializzazione non previsti per decenni per la medicina generale. Accanto a questo c'è il disincentivo per i giovani medici, con il rischio concreto di abbandono della professione e aggravamento della carenza già esistente.

 

“Il rischio è una fuga dalla medicina generale proprio nel momento di massimo bisogno. Per i cittadini, ciò significa perdita del medico di fiducia, aumento degli accessi impropri al pronto soccorso e riduzione dell’appropriatezza prescrittiva, con ulteriori costi per il sistema sanitario provinciale.Il problema delle Case della Comunità non è la forma giuridica dei medici, ma la carenza di personale e risorse” concludono il segretario provinciale generale Fimmg Trentino Valerio Di Giannantonio ed il presidente Snami Trento Roberto Adami.

 

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