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Bolzano
19 luglio | 16:28

Case di Comunità come "cattedrali nel deserto"? Le critiche di pazienti, addetti ai lavori e sindacati. La Asl però si difende: "Non è colpa nostra, mancano medici"

La protesta dei lavoratori scuote la sanità territoriale, ma l'azienda smorza i toni: "I medici decidono da soli dove aprire lo studio e nessuno può obbligarli a coprire i posti vacanti, soprattutto nelle zone periferiche dove i bandi vanno regolarmente deserti"

BOLZANO. Il taglio del nastro della casa di comunità in piazzetta Loew Cadonna a Bolzano doveva inaugurare l’era della medicina del futuro e alleggerire il Pronto Soccorso del San Maurizio. E invece, a poche settimane dall'apertura, il "migliore dei mondi possibili" della sanità altoatesina assomiglia molto a un ring.

 

Da una parte ci sono i medici di famiglia e i sindacati, che vedono le nuove strutture (aperte in tutta la provincia) come "cattedrali nel deserto" pronte a dare il colpo di grazia al rapporto di fiducia con i pazienti. Dall'altra c'è l'Azienda Sanitaria che, sommersa dalle critiche, ha deciso di lanciare una controffensiva diplomatica per mettere le mani avanti ed evitare di passare come l’unica colpevole del caos.

 

Il pomo della discordia è il nuovo accordo nazionale che impone ai camici bianchi fino a sei ore settimanali di servizio dentro le Case di Comunità. Per chi sta sul territorio è un controsenso totale: si toglie tempo prezioso alle visite domiciliari e agli storici ambulatori di quartiere per riempire di scartoffie edifici che non hanno ancora nemmeno la strumentazione diagnostica minima. Il risultato? I cittadini non hanno capito a cosa servano queste strutture, i giovani medici si dimettono per lo stress e gli anziani scappano in pensione. Chi ha firmato l’accordo difende la scelta come un atto di responsabilità per non perdere i fondi del Pnrr, ma ammette che il rischio di un flop clamoroso – stile le vecchie e fallimentari aggregazioni territoriali – è dietro l'angolo.

 

Davanti a questo tsunami di proteste, la risposta dell'Asl di Bolzano è arrivata sotto forma di una nota ufficiale. L'azienda ha deciso di difendersi spostando i riflettori sui paletti della legge. La tesi dell'Asl è semplice: i medici di medicina generale in Italia sono liberi professionisti convenzionati, mica dipendenti pubblici. Decidono da soli dove aprire lo studio e nessuno può obbligarli a coprire i posti vacanti, soprattutto nelle zone periferiche dove i bandi vanno regolarmente deserti.

 

Insomma, mentre i sindacati accusano la politica di togliere medici ai pazienti per riempire i muri, l'Asl ribatte che le Case di Comunità servono proprio a non lasciare buchi assistenziali e che la colpa della mancata attrattività del sistema è della Provincia, che deve svegliarsi a creare le "condizioni quadro" e i giusti incentivi economici.

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