Contenuto sponsorizzato
Belluno
31 agosto | 10:44

Case della comunità, il sopralluogo: “Vanno rese pienamente funzionanti. Più informazioni ai cittadini e attenzione a garantire il personale necessario”

Sono quattro le sedi hub delle Case della comunità nel territorio bellunese e nel mese di agosto il Comitato feltrino per il diritto alla salute ha effettuato un sopralluogo in ognuna di esse. Sono tutte operative, ma mancano ancora dei servizi: indispensabili, in particolare, una corretta informazione ai cittadini e l’attenzione sulla presenza dei medici di medicina generale

Case della comunità, il sopralluogo: “Vanno rese pienamente funzionanti

FELTRE. “Se la fase iniziale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha comportato la creazione della nuova rete territoriale, fornendo le sedi per le Case della comunità, la seconda, cioè trasformare gli edifici in servizi concreti per i cittadini, è decisamente più complicata. Inoltre, dal momento che non è prevista dal Pnrr, si aggiunge anche la sfida di fornire strumenti adeguati e di trovare e mantenere personale necessario, in un periodo in cui è sempre più difficile reperire risorse professionali”.

 

Nel mese di agosto 2026, il Comitato feltrino per il diritto alla salute - Giù le mani dalla sanità bellunese - ha effettuato un sopralluogo nelle quattro Case della comunità del territorio bellunese (Agordo, Belluno, Feltre e Pieve di Cadore). “Non per esprimere un giudizio - sottolineano - ma per valutare il progresso dei lavori e capire quali mutamenti stiano avvenendo nel nostro territorio”. 

 

L’obiettivo principale è capire se sia effettivamente questa la strada giusta per migliorare l’assistenza socio-sanitaria al di fuori degli ospedali. Il Comitato si è infatti recato in ognuna delle sedi hub per porre domande sui servizi disponibili, il personale presente e la diagnostica accessibile. Ad agosto 2026, risultano tutte operative, “ma non per tutti i servizi”

 

Come sono andati i sopralluoghi? Apprezzata quasi ovunque la disponibilità a rispondere, in particolare a Pieve di Cadore, dove il Comitato riferisce “un certo entusiasmo” riguardo la possibilità di servizi più vicini alle terre alte. In generale, rimangono però la necessità di informare di più i cittadini riguardo alla loro presenza, di migliorare attenzione e tempi di risposta al Punto unico di accesso, di costruire percorsi di presa in carico della cronicità e di identificare turni riconoscibili per consentire un accesso diretto qualora necessario. 

 

Inoltre, resta indispensabile fornire una corretta definizione dei servizi erogati rispetto alle altre strutture socio-sanitarie: passi che l’Ulss sta già compiendo, ad esempio con il recente approfondimento sull'infermiere di comunità (qui). “Anche sapere dove si trova la Casa della comunità - notano - è importante. Cercare un servizio, chiedere informazioni, scoprire di trovarsi nel luogo sbagliato può sembrare banale, ma per anziani, persone fragili o con disabilità può diventare una barriera all’accesso alle cure. Accessibilità, continuità, presa in carico, coordinamento ed esiti devono dunque diventare le vere risposte alle necessità degli utenti che già oggi devono orientarsi tra sigle e servizi”.

 

Infine, il tema della reperibilità di personale “che non va tolto da altri servizi indispensabili”. Anzitutto c’è il 116117, il nuovo numero europeo per servizi non urgenti attraverso il quale operano i medici del Servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica), che fanno capo alla Casa della comunità. “Questi ultimi - è il commento - si occupano di un territorio vasto. Per Feltre, ad esempio, coprono da Setteville alla Stanga, quasi in territorio agordino. In più dobbiamo considerare che, nel tempo, abbiamo visto ridursi notevolmente le sedi e la presenza di guardie mediche, prima più diffuse sul territorio. A ciò si aggiunge la presenza dei medici di famiglia per almeno quattro ore su sei previste nell’accordo siglato: l’ultima richiesta scaduta il 18 agosto porterà alla creazione di un elenco di disponibilità che dovrebbe includere anche medici in pensione. In generale, il loro ingresso nelle Case della comunità presenta ancora problematicità e deve considerare l’orografia del nostro territorio, con molti dei suoi abitanti in situazioni di isolamento”. 

 

“Siamo consapevoli - concludono - che questa prima analisi non è esaustiva, date le risposte frammentate e il funzionamento delle strutture da un tempo limitato. Tuttavia, vogliamo essere fiduciosi che entro breve ci siano sviluppi positivi sui servizi mancanti e la presa in carico delle cronicità. Torneremo quindi con le nostre domande sulle Case della comunità: chi vi opera, quali servizi può realmente ricevere il cittadino, chi coordina il percorso di cura, com’è condiviso il flusso di informazioni tra i servizi e tra studio medico, specialista, personale a domicilio e ospedale o Rsa, e quali risultati vengono valutati”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 15 settembre | 18:08
Dopo le operazioni di soccorso la linea è stata riaperta ma si registrano ancora cancellazioni e ritardi
Cronaca
| 15 settembre | 18:42
Dopo i malesseri e la sospensione del servizio mensa, il comune diffonde una nota: "In merito ai casi di tossinfezione alimentare che hanno [...]
Cronaca
| 15 settembre | 17:19
E' successo lungo la strada provinciale 90 a Nogaredo. Sulla dinamica esatta dell'incidente sono in corso gli accertamenti. L'uomo è stato [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato