Mosche e moscerini invadono le abitazioni, cittadini esasperati: “Viviamo chiusi dentro casa”. Il Comune in campo per limitare i disagi
Dopo un’estate difficile per gli abitanti di Villa di Limana, che da dieci anni stanno affrontando un’invasione di mosche nelle loro case, il Comune ha avviato un’ispezione indipendente sull’azienda avicola dell’area e la vicina scuderia. Nella serata di mercoledì 9 settembre ha presentato i risultati ai cittadini ed esposto i prossimi passi da compiere

LIMANA. L’estate 2026 è stata particolarmente difficile per gli abitanti di Villa di Limana, le cui case sono state invase da mosche e moscerini, complici anche le elevate temperature degli scorsi mesi che hanno aggravato un fenomeno ormai presente da anni.
Nella serata di mercoledì 9 settembre, l'amministrazione comunale ha incontrato i cittadini per spiegare gli esiti del sopralluogo effettuato con il biologo entomologo Davide Di Domenico tra il 12 e il 13 agosto. Un’iniziativa adottata, secondo il sindaco Michele Talo, “per avere una fotografia del problema, confrontarla con quella di altri territori e cercare, se non una soluzione definitiva, almeno un rimedio ai disagi che affliggono una parte del paese”.
Ai cittadini la richiesta è di avere una “mente aperta all’ascolto”: il problema però è ormai decennale e la difficoltà degli abitanti è palese. Nel 2025, dopo due ordinanze per esortare l’azienda avicola presente nell’area a misure di contenimento degli insetti e un’ispezione congiunta con l’Ulss 1 Dolomiti, si era dovuto procedere con una sanzione per il mancato rispetto delle prescrizioni.
Così lo scorso mese, mentre proseguono i controlli periodici della polizia municipale, il Comune ha optato per un sopralluogo indipendente, che ha fotografato una situazione migliore rispetto ad alcuni anni fa - indice, secondo l’amministrazione, dell'efficacia delle misure introdotte. Dalle 8 trappole posizionate (tra l’allevamento, la vicina scuderia, in alcune abitazioni e nel boschetto lungo il canale), infatti, sono emersi diversi punti di forza, ma anche dei contro.
Da un lato, i capannoni sono stati trovati ordinati e in condizioni igieniche adeguate, la lotta biologica è attiva (cioè si usano trappole e insetti parassitoidi che attaccano le larve di mosca) e c’è una buona gestione della pollina (gli escrementi delle galline) - di fatto l’elemento critico perché, se umida, è il luogo dove le mosche depositano le uova. Dall’altro lato, i segnali di allerta: il rischio maggiore per l’elevata umidità sono gli abbeveratoi, le perdite d'acqua e le zone d’ombra, dove le galline convergono per proteggersi dal caldo accumulando lì anche le loro deiezioni.
“La parte importante - specifica il consigliere Mauro Da Corte - non è tanto quantificare le mosche presenti, ma verificare i siti di sviluppo di uova e larve per risolvere il problema alla base”. Da qui le raccomandazioni: per l’allevamento avicolo il controllo delle fonti d’acqua, l’asciugatura della pollina nelle zone umide e pannelli ombreggianti antivento che attirano le mosche e le colpiscono con insetticidi autorizzati. Anche per la vicina scuderia, si sottolinea, “qualcosa va fatto”: ad esempio copertura del letamaio, trattamenti con larvicidi autorizzati, pulizia dei recinti e barriere fisiche verso le abitazioni.
Eppure, sono le osservazioni dei cittadini letteralmente chiusi in casa tra mosche, moscerini e il forte odore soprattutto serale, i cavalli sono lì da quasi vent’anni e il problema è arrivato con le galline. Non sembra avere senso, dal loro punto di vista, non insistere sull’azienda avicola. “Abbiamo controllato tutto - ribadisce Da Corte - perché nell’area ci sono anche altri animali che dobbiamo tenere in considerazione. Quello che stiamo facendo è agire dove pensiamo si possa risolvere il problema: non spostiamo l’attenzione dalle galline, ma valutiamo il fatto che, in pochi ettari, convivono più realtà che potrebbero contribuire ad alimentare il fenomeno”.
Quali i prossimi passi? “Il feedback dei cittadini rimane indispensabile - è la risposta - perché ci fa capire se quello che stiamo facendo ha senso. Ora verificheremo le raccomandazioni date, seguiremo il procedimento in corso presso l’Ulss per la classificazione dell'allevamento avicolo come industria insalubre e faremo un regolamento di igiene e sanità pubblica per prendere il problema a 360 gradi e prevedere adeguate sanzioni per chi sbaglia”.
“Vedremo poi cosa accadrà nei prossimi mesi e alla prossima ondata di caldo: sono sicuro - conclude - che, grazie alle misure attuate, non ci sarà un’altra invasione. Se invece così fosse, va da sé che c’è qualche altro elemento da valutare e faremo un’ulteriore ispezione. Da parte dell’azienda avicola c’è disponibilità a collaborare e ora, con questa nuova perizia in mano, incontreremo il titolare per implementare le misure consigliate”.
Nel 2027, inoltre, si prevede di anticipare il piano di prevenzione a inizio febbraio, perché quest’anno il caldo arrivato presto, seguito dal freddo che ha colpito gli insetti antagonisti, ha alimentato l’insorgenza del fenomeno.














