Scarabei giapponesi "intercettati" nelle trappole lungo l'A22: "Presenze significative". E in Trentino si valuta l'utilizzo di cani addestrati per "stanare" gli insetti invasivi
I tecnici di Provincia e Fondazione Edmund Mach: "La Popillia japonica registra presenze significative nell'area degli autogrill di Nogaredo Est e Ovest. Le colonie, seppur non ancora gigantesche, mostrano un trend d'espansione da non sottovalutare. La pericolosità dell'insetto è elevata"

TRENTO. Lombardia e Piemonte ne sono ormai "infestate", in Veneto la situazione preoccupa: e lo scarabeo giapponese, o Popillia japonica, ha cominciato a spuntare anche in Trentino dove piano piano si accendono gli allarmi: la specie aliena originaria dell'Asia e fortemente invasiva infatti preoccupa gli agricoltori, e non solo, per la sua capacità di "colonizzare" i territori rapidamente creando parecchi problemi.
E così per tentare di prevenire il più possibile proseguono i momenti informativi organizzati dalle istituzioni locali: è toccato anche all’Ufficio Verde e Cantiere del Comune di Rovereto, in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Provincia Autonoma di Trento e la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige.
L’iniziativa, promossa dall’assessore ai Lavori Pubblici, Manutenzione e Sviluppo del Patrimonio, Carlo Fait, ha visto una nutrita partecipazione: circa quaranta rappresentanti tra enti locali e provinciali, cantine, associazioni agroalimentari e imprese della manutenzione del verde urbano e forestale.
Sono stati proprio i tecnici della Pat e della Fondazione Mach ad illustrare il quadro della situazione.
"La Popillia japonica - hanno raccontato - registra presenze significative nell'area degli autogrill di Nogaredo Est e Ovest e nei pressi di Brentino Belluno (VR). Le colonie, seppur non ancora gigantesche, mostrano un trend d'espansione da non sottovalutare. La pericolosità dell'insetto è elevata: ogni femmina depone dalle 60 alle 100 uova che distruggono il cotico erboso nutrendosi delle radici e lasciando macchie gialle sui prati. Gli esemplari adulti attaccano con voracità il fogliame di alberi da frutto, viti, meli, ciliegi e latifoglie boschive, divorando le foglie dall'alto verso il basso".
Per contenere il parassita - hanno spiegato le istituzioni presenti - diventa primario intensificare il monitoraggio con trappole di cattura dedicate e azioni di verifica sul territorio. Tra le strategie innovative al vaglio figura anche l'impiego di cani da ricerca appositamente addestrati per individuare i focolai, peraltro soluzione già applicata da tempo, almeno a livello sperimentale, in regioni come Piemonte o Lombardia ma anche in Svizzera.













