Ratti in aumento, 700 trappole posizionate. Le direttive del Comune: “Non abbandonare residui e scarti alimentarti sul suolo pubblico, altrimenti si riduce l’efficacia delle esche”
Le attività di derattizzazione nel comune di Trieste proseguono: sono 700 gli erogatori distribuiti ad oggi tra le vie e le piazze, ma non è sufficiente, serve più attenzione anche e soprattutto da parte della cittadinanza. L'amministrazione: "I ratti se hanno la possibilità di reperire facilmente cibo fresco o scarti alimentari nei luoghi pubblici, finiscono per non essere più attratti dalle esche, rendendo i dispositivi di fatto inefficaci"

TRIESTE. È dal 2015 che nel Comune si provvede alle attività di derattizzazione nelle aree pubbliche: ad oggi sono 700 gli erogatori posizionati nelle vie e nelle piazze della città e questi vengono ricaricati ogni 4-5 settimane con esche ‘integre e appetibili”.
Durante questi controlli periodici però, alcuni di questi erogatori sono risultati danneggiati o proprio del tutto rimossi: “Per questo motivo molti dispositivi vengono collocati in posizioni più defilate e meno visibili, al fine di ridurre il rischio che vengano individuati, danneggiati o sottratti” comunicano dall’amministrazione.
Nel periodo estivo, vista la maggiore frequentazione degli spazi pubblici da parte della cittadinanza, il consumo di generi alimentari all’aperto e il possibile abbandono di residui e scarti di cibo, si è registrato un aumento significativo degli avvistamenti.
Effettivamente però, la loro presenza viene spesso segnalata anche durante il periodo invernale: una minore disponibilità di cibo fresco spinge i ratti a estendere le proprie aree di ricerca, effettuando spostamenti e perlustrazioni più ampie alla ricerca di fonti di alimentazione.
Quest’estate, come già reso noto da Il Dolomiti (Qui l’articolo), al Giardino “De Tommasini” è stato necessario procedere a due periodi di chiusura del parco, uno all’inizio e uno alla fine dello stesso mese, per consentire interventi di derattizzazione intensiva: colonie di ratti avevano prolificato nell’area essendoci la presenza costante di persone e quindi verosimilmente un'ampia disponibilità di cibo.
Le operazioni condotte nell’area hanno consentito di ridurre in maniera significativa il numero di esemplari, tuttavia, la breve durata della gestazione dei ratti (pari a circa 40 giorni), ha favorito una rapida ripresa della colonia. Già a fine luglio avevano raggiunto di nuovo un numero significativo.
Il sindaco Roberto Di Piazza per questo motivo ha emesso il 30 luglio un’ordinanza che vieta proprio l’introduzione di generi alimentari all’interno del parco fino al 30 settembre: l’obiettivo di questo provvedimento è dunque evitare che ci sia una fonte alternativa di alimentazione, poiché ciò riduce l’efficacia delle esche utilizzate per la derattizzazione.
Si tratta però di un problema che non riguarda solamente il giardino pubblico “De Tommasini”: “I ratti infatti sono presenti in numerose zone cittadine e, quando hanno la possibilità di reperire facilmente cibo fresco o scarti alimentari abbandonati negli spazi pubblici, tendono a cibarsene anziché utilizzare le esche collocate negli appositi erogatori” spiega ancora l’amministrazione.
Intervenire ogni giorno è complicato e lo ribadisce anche il Comune: “Acegas provvede alla pulizia delle strade cittadine, ma non è materialmente possibile intervenire quotidianamente in ogni singolo tratto della rete viaria”.
Nuovamente quindi si invita la cittadinanza a prestare particolare attenzione durante il consumo di cibo all’aperto, evitando di abbandonare residui e scarti alimentari sul suolo pubblico: “ Un comportamento responsabile contribuisce a non creare fonti di alimentazione facilmente accessibili ai ratti, oltre a preservare il decoro degli spazi pubblici e l’immagine della città” conclude la direzione.
Un panino o uno scarto alimentare possono costituire una fonte di cibo non solo per i ratti, ma anche per piccioni e gabbiani. Anche per questo motivo, l’abbandono di alimenti può comportare l’applicazione della sanzione di 300 euro prevista in caso di violazione dell'ordinanza sindacale aggiornata il 4 giugno 2026.














