Proliferano i ratti nel parco, ordinanza del sindaco: ''Divieto di introdurre cibo e bevande e di gettare scarti alimentari e relativi imballaggi nei cestini''
L'ordinanza del sindaco Dipiazza entra in vigore dal 4 agosto e perdurerà fino al 30 settembre

TRIESTE. Stop a cibo e bevande (eccetto l'acqua) all'interno del giardino pubblico per la presenza di ratti. L'ordinanza ''contingibile e urgente'' è stata firmata oggi dal sindaco di Trieste Dipiazza e si applica al Giardino Pubblico "Muzio de Tommasini" di via Giulia 2. Di fatto dal 4 agosto al 30 settembre 2026 compresi vige il divieto di introdurre, consumare e conferire generi alimentari e bevande, ad eccezione dell'acqua.
L'ordinanza dispone inoltre il divieto di conferire nei contenitori dei rifiuti presenti all'interno del parco scarti alimentari e i relativi imballaggi. ''Il provvedimento si è reso necessario per contrastare la proliferazione dei muridi all'interno del Giardino Pubblico "Muzio de Tommasini" - spiega il comune -. Sebbene i due interventi straordinari di derattizzazione effettuati nel mese di maggio abbiano dato esito positivo, la continua introduzione e il successivo abbandono di residui di cibo da parte dei frequentatori del parco hanno favorito una rapida ricostituzione delle colonie. L'eliminazione delle fonti alimentari rappresenta una condizione essenziale per garantire l'efficacia degli interventi di derattizzazione attualmente in corso, consentendo ai roditori di alimentarsi esclusivamente con le esche predisposte dagli operatori specializzati. Per questo motivo è indispensabile evitare, per l'intero periodo di validità dell'ordinanza, l'introduzione, il consumo e l'abbandono di alimenti all'interno del parco''.
L'Amministrazione comunale confida nella collaborazione dei cittadini affinché il provvedimento possa produrre i risultati attesi, contribuendo a tutelare la salute pubblica, il decoro e la fruibilità dell'area verde. ''Si ricorda - conclude l'amministrazione comunale - che la violazione delle disposizioni contenute nell'ordinanza comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro''.


















