Contenuto sponsorizzato
Belluno
22 giugno | 09:47

Sanità, l’allarme dal territorio: “Si mandano i pazienti a Cortina per favorire il privato”. Del Bianco: “La Regione spenda i 132 milioni di avanzo per politiche sanitarie”

Si è svolta a Cesiomaggiore la due giorni dedicata alla sanità organizzata dal Comitato feltrino per il diritto alla salute. Tra i temi il problema del cosiddetto ambito territoriale di garanzia, il silenzio sugli Ats, il finanziamento delle case di riposo e i fondi regionali potenzialmente destinabili alla sanità pubblica

CESIOMAGGIORE. “Il grosso problema oggi in provincia di Belluno è l’ambito di garanzia. La normativa prevede che il paziente possa effettuare una prestazione ovunque e quando siamo nati abbiamo lottato per una sanità provinciale. Ora, però, questo meccanismo sembra fatto apposta per spingere verso il privato”.

 

Si è svolta a Busche la due giorni dedicata alla sanità organizzata dal Comitato feltrino per il diritto alla salute e Giù le mani dalla sanità pubblica. Nella mattinata di domenica 21 giugno si è parlato dello scivolamento verso il privato anche nel virtuoso Veneto, dal quale non è esente la sanità bellunese.

 

Come spiega a il Dolomiti Sandra d'Incau, attivista del Comitato, rimangono i problemi già noti sul fronte delle liste d’attesa (gli ultimi dati), ai quali però se ne aggiungono altri. A primeggiare è l’ambito territoriale di garanzia, l’area geografica entro cui il sistema sanitario si impegna a erogare una prestazione (e che solitamente coincide, come per il Bellunese, con la provincia). “Oggi - prosegue d'Incau - un cittadino di Quero può essere visitato a Cortina, ma nell’assegnazione della prestazione non si considerano fattori come l’età, non secondari quando si tratta di fare oltre 100 chilometri (il caso). A nostro avviso, è un meccanismo voluto per spingere al privato o all’intramoenia: l’azienda sanitaria ti chiama entro i tempi, quindi risulta apposto ai fini della valutazione regionale, e chi rifiuta o è messo in pre appuntamento o rimandato di qualche mese”. La richiesta quindi è di rivedere gli ambiti sanitari, “perché è assurdo - è la conclusione - che si accetti di pagare di più per una prestazione solo perché conviene rispetto al viaggio fino a Cortina”.

 

Altro tema sono i minutaggi per le ambulanze. “Attualmente - spiega d'Incau - il primo mezzo di soccorso deve arrivare entro 19 minuti. Per rispettare i tempi, hanno cercato di avvicinare ai comuni le ambulanze dei volontari, sulle quali non c’è il medico ma che solitamente arrivano per prime. Poi arriva l’ambulanza medica, cioè per una chiamata escono due mezzi, con doppi costi. Inoltre, i soldi ricevuti dall’ambulanza dei volontari finiscono per coprire le esigenze legate al minutaggio, anziché per altri servizi come accompagnare i pazienti tra ospedale e casa”.

 

Che fare dunque? A porre alcune riflessioni di carattere politico è il consigliere regionale Alessandro Del Bianco, unico rappresentante locale presente (l’altro è il consigliere vicentino Carlo Cunegato, di Alleanza verdi e sinistra). “Per quanto riguarda l’Ulss 1 Dolomiti - esordisce - vediamo chi arriverà (l’incarico di Giuseppe Dal Ben termina a giugno). Tuttavia, già il fatto che la scadenza per i nostri direttori generali non sia allineata a quella delle altre Ulss non mi fa stare tranquillo, perché sembra un’assegnazione a giochi fatti. Forse è solo un dettaglio, ma spesso è nei dettagli che si nascondono le cose interessanti”.

 

Tre i temi messi sul tavolo da Del Bianco: le risorse economiche, gli Ats (Ambito territoriale sociale) e la gestione delle case di riposo. “La Regione Veneto - prosegue - ha un atavico problema di risorse, ma ora ci sono 132 milioni di euro di avanzo di bilancio. Non è vero quindi che i soldi mancano: possiamo allora fare un piano per destinarli a servizi come psicologo di base, caregiver e case di comunità, o finiranno in altre voci di spesa?”.

 

Sugli Ats, invece, Del Bianco denuncia un silenzio comunicativo definito imbarazzante. “La Regione - osserva - ha grandi responsabilità, ma i sindaci non ne sono esenti. Sugli Ats di Belluno e Feltre, ad esempio, si sta facendo totale confusione e c’è un’oggettiva incapacità della classe dirigente di capire come ridisegnare il sistema sociale locale. Per questo come cittadini, associazioni e mondo politico dobbiamo pretendere di sapere cosa diavolo si sta facendo: perché stanno ristrutturando il sociale nel silenzio quasi generale”.

 

Infine, le case di riposo. “Di fatto - conclude - hanno subito una trasformazione enorme, diventando hospice mascherati. Soffrono di un grande deficit economico nonostante siano previste risorse a loro destinate, 7 milioni di euro l’anno, derivanti dai canoni idrici, che però Enel non paga (qui). Quindi, oltre al lavoro che possiamo fare in Regione, serve la mobilitazione pubblica: le battaglie possono essere vinte solo se diventano questioni di popolo”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 22 giugno | 09:26
A comunicarlo è il Land Tirol: l'abbattimento è stato effettuato ieri (21 giugno) nel distretto di Schwaz. Secondo le informazioni delle [...]
Economia
| 22 giugno | 07:50
Dubbi sulle chiusure le domeniche e i festivi sono già stati espressi dagli esercenti davanti alla proposta dei sindacati. Ma qualche [...]
altra montagna
| 22 giugno | 07:36
Il grande alpinista Walter Bonatti nacque a Bergamo il 22 giugno 1930. In occasione dell'anniversario pubblichiamo il racconto - tratto dal libro [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato