Idroelettrico, Belluno avanzerebbe da Enel quasi 48 milioni di euro e nel 2029 scadono le concessioni: “Dobbiamo essere pronti per garantire un futuro diverso al territorio”
Il tema cruciale per il futuro di Belluno è l’idroelettrico: ne sono certi il presidente uscente della Provincia Roberto Padrin e il consigliere Massimo Bortoluzzi, che fanno il punto su quanto incassato nel 2025 e i contenziosi aperti con Enel, che non starebbe pagando le somme dovute

BELLUNO. Una partita da svariati milioni di euro l’anno che, per una provincia in forte spopolamento a causa di servizi sempre più carenti e in difficoltà, potrebbe rappresentare davvero la svolta.
Parliamo dei canoni idrici, tema complesso e ampiamente dibattuto nell’ultimo periodo sul quale l’occasione per tornare è l’ultimo incontro con la stampa di Roberto Padrin in veste di presidente della Provincia di Belluno: inevitabile, infatti, fare il punto sulla fonte il cui valore annuale, di oltre 15 milioni di euro, regge il bilancio dell’ente. Basti pensare che solo grazie a questi si è potuto affrontare un 2025 impegnativo sotto il profilo della gestione delle frane (qui l’articolo).
“Sul tema – afferma Padrin - ci sono tante informazioni da dare in maniera corretta, perché ne circolano molte non esatte. L’utilizzo della risorsa idrica va infatti tutelato, ma al contempo dobbiamo monetizzarlo per reinvestire i proventi sul territorio. La partita dell’idroelettrico può infatti garantire un futuro di cambiamento per la provincia, con risorse per migliorare i servizi e contrastare lo spopolamento”.
Vediamo anzitutto le cifre: non solo quelle ottenute, ma soprattutto la contesa aperta con i grandi concessionari. Nel 2025, la Provincia ha incassato quasi 17 milioni di euro di canoni idrici (16.968.427 euro), che comprendono in primis l’idroelettrico (circa 13 milioni di euro, dei quali poco più di 12 milioni da Enel), ma anche la quota per derivazione interregionale dal torrente Cismon, il non idroelettrico (potabile, industriale, irriguo), gli attingimenti precari (prelievo di acqua temporaneo, ad esempio per l’innevamento artificiale), il taglio legna, l’estrazione di materiale litoide e l’occupazione del suolo. Tutte voci incassate direttamente senza passare per la Regione Veneto.
A essere centrale è in particolare l’idroelettrico. Sono infatti 6 i ricorsi aperti con Enel, dalla quale la Provincia avanzerebbe poco meno di 48 milioni di euro (47.864.748 euro). La cifra comprende circa 7 milioni di euro di monetizzazione, più la quota fissa e variabile per il biennio 2023-24 e la quota fissa del 2025 – cui si aggiungerà la quota variabile per lo scorso anno, ancora da calcolare sulla base dei consumi ma si presume possa aggirarsi attorno a ulteriori 18 milioni di euro (la cifra pagata per il 2024).
Il problema sta nell’aumento dei canoni per le grandi concessioni stabilito dalle Regioni sia per la quota fissa sia per quella variabile: i concessionari hanno impugnato la decisione e non starebbero pagando il dovuto. “Il nostro contenzioso con Enel, che ha impugnato le intimazioni di pagamento, ha visto al momento chiudersi il primo grado di giudizio – spiega il consigliere Massimo Bortoluzzi – che ha riconosciuto il canone binomio. Lo stesso percorso sta avvenendo in Lombardia, dove anche il secondo grado di giudizio è stato favorevole alla Regione, per cui siamo fiduciosi”.
Non solo: a questi introiti, si aggiungono il canone per enti rivieraschi (dove ci sono gli impianti) che nel 2025 ha portato alla Provincia poco più di 800 mila euro e il sovracanone per i bacini imbriferi – di cui si occupa il Consorzio Bim Piave – e che vale circa 15 milioni di euro. L’idroelettrico, quindi, non potrà che essere centrale per il nuovo Consiglio provinciale che si insedierà a breve.
Da non dimenticare, infine, il rinnovo delle concessioni di grande derivazione idroelettrica, cui il territorio si deve preparare in vista della scadenza del 2029 (qui i dettagli). “Bisognerà fare delle valutazioni con la Regione – conclude Bortoluzzi – ma dobbiamo farci trovare pronti per capire come eventualmente andare a gara. L’idroelettrico è una delle poche fonti dove siamo indipendenti a livello energetico, perciò dobbiamo stare attenti affinché non ci portino via le gare. In Veneto la partita vale circa 1 miliardo di euro e come Provincia dobbiamo giocarla fino in fondo, cominciando a lavorare a una visione diversa per mettere a terra soldi utili per lo spopolamento, la difesa idrogeologica, le infrastrutture e il sociale”.
Un incontro con la Regione e l’assessore Dario Bond è già stato fatto e l’impegno sarà lavorare per valutare tutte le soluzioni: Belluno, però, dovrà ritagliarsi un ruolo da protagonista.












