Canoni idrici, interviene Bottacin: “Dati forniti non reali. Dal 2006 Belluno ha ricevuto oltre 350 milioni di euro: gestire l’idroelettrico veneto non è semplice”
Continua il dibattito attorno alla gestione dei canoni derivanti dall’idroelettrico. La scadenza delle concessioni si avvicina e ieri un gruppo di cittadini ha lanciato l’appello per la costituzione di una società pubblico-privata a guida bellunese, affinché i ricavi restino sul territorio. In replica interviene l’ex assessore Bottacin, che spiega cosa è stato fatto negli ultimi anni

BELLUNO. “Le cose sono cambiate: fino al 2006 il territorio bellunese non riceveva nulla, mentre negli ultimi anni riceve l’intero gettito derivante dallo sfruttamento delle acque. Considerando i vari provvedimenti legislativi, stiamo parlando di oltre 350 milioni di euro dal 2006 ad oggi ai quali si aggiungono i sovracanoni incassati dal Consorzio Bim. Non mi pare poca cosa: non una ‘semplice logica dei canoni e dei sovracanoni’ come viene liquidata, perché non è per nulla scontata e fino a pochi anni fa non esisteva”.
Dopo l’appello lanciato ieri da alcuni cittadini attorno al tema dell’idroelettrico e della sua gestione direttamente sul territorio (qui), a intervenire in risposta è Gianpaolo Bottacin, già assessore all’ambiente per la Regione Veneto, che nella nota di replica rileva quelle che definisce inesattezze per una situazione che non sarebbe come quella dipinta.
“Innanzitutto - ribadisce - il panorama normativo è stato definito un ginepraio: se è pur vero che le norme sono complesse, lo è altrettanto che negli ultimi anni ho cercato in prima persona di intervenire su questo fronte. Non va dimenticato che fino al 2006 la Provincia di Belluno non aveva alcun ristoro dallo sfruttamento delle acque, mentre nel 2006 una legge regionale ha stabilito che i canoni idrici relativi al Bellunese rimangano qui (6/7 milioni di euro l’anno)”.
L’ex assessore prosegue spiegando poi come, nel 2008, i canoni siano stati raddoppiati (15 milioni l’anno) e, nel 2019, il ministro Giancarlo Giorgetti abbia fatto approvare una modifica di legge statale che definisce storica. “La vecchia norma - spiega - stabiliva che alla scadenza delle concessioni di derivazione le centrali diventassero di proprietà dello Stato. Con la nuova, per le Regioni che hanno legiferato in proposito, le centrali diventano di loro proprietà a titolo gratuito e in efficienza: si tratta di una svolta storica perché è autonomia reale acquisita. Successivamente, la legge regionale che porta il mio nome (27/2020) obbliga ogni anno i produttori di energia idroelettrica a versare nelle casse delle Province una quota parte degli incassi, circa 18 milioni l’anno per Belluno”.
E ancora, “la legge 24/2022 prevede che alla scadenza delle concessioni la Regione, proprietaria delle centrali, potrà fare tre cose per la loro gestione: gestirle direttamente, fare nuove gare per riassegnarle a gestori esterni, scegliere mediante gara un partner tecnico per costituire una società mista pubblico/privata”.
“Tutto ciò premesso - prosegue Bottacin - per sottolineare che se oggi si parla di poter costituire una società mista, è solo grazie a una serie di interventi normativi per nulla scontati su cui ho lavorato per 20 anni. Ciò che però mi corre l’obbligo di puntualizzare è che i numeri riportati nel documento presentato non sono corretti e possono trarre in inganno i lettori”.
Bottacin fa riferimento in particolare al “valore stimato della produzione idroelettrica veneta tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro all’anno con profitti quantificabili in 350-400 milioni. In una nota del documento si trova addirittura che il ‘potenziale ricavo’ sarebbe di 1,672 miliardi di euro, considerando il prezzo medio di 1kWh = 0.35 euro. Ebbene - è la replica - 0.35 euro/kWh è il prezzo che l’utente domestico paga, ma questo valore comprende anche i costi di rete, dispacciamento, oneri, imposte e tasse. Infatti l’energia, dopo essere prodotta, viene immessa nella rete di trasmissione nazionale in alta tensione, gestita in regime di monopolio da Terna. Successivamente passa alla rete di distribuzione gestita da concessionari e l’ultima fase è il dispacciamento, in cui le società di vendita, che hanno acquistato l’energia all’ingrosso, la rivendono ai consumatori finali”.
“Il valore del costo medio della vendita dell’energia da parte del produttore - aggiunge - è di 0,19 euro/kWh per gli usi domestici e di 0,14 euro/kWh per i non domestici. Considerando che gli usi domestici rappresentano circa un quinto del consumo totale, si può stimare un valore medio di circa 0,15 euro/kWh. Ipotizzando perciò una produzione media di 4500 GWh (perché in periodi di carenza idrica il dato è sceso anche a 3500), si otterrebbe un dato di 675 milioni di euro, ben lontano dall’oltre miliardo e mezzo riportato nello studio”.
Per questo Bottacin sostiene che il dato fornito non sia attendibile per fare ragionamenti su eventuali investimenti, “senza contare che gestire il sistema idroelettrico veneto - conclude - non è cosa particolarmente semplice, vista anche la dimensione e la complessità delle interconnessioni”.












