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Belluno
28 giugno | 19:58

“Non siamo sfaticati: non vogliamo farci prendere in giro”. Dal lavoro alla casa: l’incertezza nel futuro dei giovani. “Siamo sommersi da notizie negative"

Tra i nostri approfondimenti sul mondo giovanile, il Dolomiti ha intervistato Rebecca Esposito, presidente del Consiglio giovanile bellunese, per raccogliere il punto di vista dei ventenni di oggi sulla situazione presente e le prospettive per il futuro. Regna l’incertezza, ma anche la consapevolezza di cosa si chiede oggi, soprattutto al mondo del lavoro

BELLUNO. Tra i nostri approfondimenti sul mondo giovanile, dopo aver intervistato un ventenne coinvolto nell’impegno civico sul territorio (qui), abbiamo interpellato Rebecca Esposito, presidente del Consiglio giovanile bellunese, per raccogliere un altro punto di vista direttamente dalla voce dei ragazzi.

 

Il Consiglio è composto da otto soci più diverse persone che collaborano alle attività. “Il grosso - afferma - è svolto in collaborazione anche con il Comune, ad esempio siamo invitati alla redazione dei piani di zona o per iniziative come lo skate park. Al momento, il nostro progetto di punta è Carriera 360°, un career day con le aziende dove i ragazzi dell’ultimo anno delle superiori fanno simulazioni di colloqui o imparano a scrivere il curriculum. Cercheremo anche di riprendere in mano la parte culturale, ma non è semplice perché siamo tutti lavoratori”.

 

I membri del Consiglio hanno infatti tra i 22 e i 26 anni: più difficile agganciare gli adolescenti. “Avrebbero più tempo libero - ammette - e il solo Carriera richiede impegno, tanto che stiamo già organizzando il prossimo per la primavera 2027. Il problema è intercettare i più volenterosi tra i giovanissimi: con noi non è necessario tesserarsi, è bene quindi che sappiano di poter partecipare liberamente”.

 

Spesso il lavoro è indicato come il principale problema oggi. È così?

 

Sicuramente è tra i motivi per cui siamo partiti con Carriera. La maggior parte dei miei coetanei si ritrova a fare un anno di tirocinio per poi accedere a contratti a tempo determinato, anche quando possiedono una laurea e buone esperienze extracurriculari. E questo incide sulla qualità della vita, perché non puoi fare progetti a lungo termine.

 

Altro grande tema è poi la casa. La maggior parte dei giovani fatica ad andare via di casa sia perché non c’è offerta sia per i costi dell’affitto, molto alti rispetto agli stipendi. Infine mancano luoghi di aggregazione, da un’aula studio con orari estesi a un posto dove ballare il sabato sera senza doversi spostare a Treviso. Se ci pensiamo, per un minorenne non è scontato , comprensibilmente, per i genitori. Negli anni c’è stato un decrescendo e di fatto veri luoghi di ritrovo non ci sono.

 

Serve un occhio riguardo in più per il mondo giovanile

 

Diventa un circolo vizioso. Se hai 35 anni e una famiglia, casa permettendo, il contesto è perfetto, ma se ne hai 25 è diverso. Per questo prevale pessimismo sul futuro e il Covid non ha aiutato, soprattutto chi durante la quarantena aveva 15 anni. In più, siamo sommersi di notizie negative, che magari non sono nemmeno la maggioranza: questo non può non avere ripercussioni sui più fragili o più sensibili.

 

Anche se, in realtà, tutti finiscono per soffrirne. Studi, cerchi lavoro, e poi chi lo sa cosa succede. I nostri genitori avevano un'idea più chiara di ciò che sarebbe stato, noi invece abbiamo lavori precari, e se a 25 anni vuoi puntare a qualcosa di più fatichi a trovare chi ti offre le giuste possibilità.

 

Un esperto ha affermato che ‘i ragazzi ci fanno capire di continuo che vogliono un rapporto tra lavoro e vita privata degno di questo nome’ (qui). Cosa cercate?

 

Non siamo sfaticati né abbiamo pretese eccessive. Oggi il potere decisionale si sta riequilibrando e i ragazzi pongono alcune condizioni, in termini di ambiente di lavoro e a livello economico, che vanno ascoltate. Ad esempio, un’amica sta cercando impiego perché la sua azienda ha chiuso e, nonostante l’esperienza maturata, le hanno proposto una paga inferiore. Lei non ha accettato: non vogliamo farci prendere in giro.

 

È la mentalità a essere cambiata: lavoriamo per obiettivi, progetti, e il modello che abbiamo ereditato non funziona più. Già i millennial si sono un po’ più ‘accontentatinell’accettare un lavoro, ma ora si dà più importanza alla vita personale e, se le condizioni sono migliori, piuttosto si va all’estero.

 

Cosa fare?

 

Serve una politica che ci consideri. A livello locale qualcosa si muove, ma in generale bisogna dare fiducia ai giovani, non solo ascoltarli ma farli sentire ascoltati. Il che significa coinvolgerli attivamente nelle decisioni, e noi fortunatamente lo siamo stati sempre. E poi, chiaramente, cercare di intervenire dove possibile: cambiare il mondo del lavoro è difficile, ma intanto dovremmo partire dal discorso abitativo perché la casa è il primo passo per costruire una vita da adulti”.

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