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Trento
29 giugno | 06:00

Dal turismo ai campi, fino ai cantieri, il 17% dei dipendenti in Trentino è già straniero (I DATI). Impossibile farne a meno: "Non è più un fenomeno temporaneo, è strutturale"

Nel 2025 i dipendenti stranieri in Trentino hanno raggiunto quota 38.778. Si tratta di una crescita inarrestabile se pensiamo che nel 2019 erano poco più di 29.000. Sulla mancanza di personale Stefania Terlizzi, dirigente generale di Agenzia del Lavoro spiega: "Oggi il problema principale è la mancanza fisica di personale. L'inadeguatezza delle competenze, pur esistendo, incide in misura decisamente minore. I nostri dati sulle entrate programmate dalle imprese lo dimostrano in modo inequivocabile: il mismatch quantitativo si attesta al 40,2%, in drammatico aumento rispetto al 16,1% del 2019

TRENTO. Nei campi a raccogliere la frutta, nei bar e nei ristoranti a fare i camerieri o a lavorare in cucina. Ma anche nelle aziende, nei magazzini oppure nei cantieri. Il contributo degli stranieri è sempre più fondamentale non solo per per l'equilibrio demografico ma anche produttivo ed economico in Italia e in Trentino.

 

I lavoratori stranieri non sono più una presenza marginale: oggi sono una parte stabile e indispensabile del nostro mercato del lavoro. La loro importanza è quindi fondamentale nonostante le politiche di accoglienza spesso lascino a desiderare.

 

Basta pensare che secondo una elaborazione effettuata dalla Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari presenti in Italia sono poco meno di 2,2 milioni. Molti stranieri lavorano in ambiti dove scarseggia la manodopera italiana: agricoltura, edilizia, logistica, assistenza domestica e cura degli anziani. In molte zone del Paese, come analizzato dalla Cgia di Mestre, queste attività andrebbero in difficoltà senza di loro. Non si tratta quindi di una sostituzione dei lavoratori italiani, ma di una presenza che copre posti che spesso resterebbero scoperti.

 

Un cambiamento inarrestabile che si sta registrando anche in Trentino come ha spiegato Stefania Terlizzi, dirigente generale di Agenzia del Lavoro

 

Negli ultimi anni il mercato del lavoro in Trentino è profondamente cambiato. Il peso dei lavoratori stranieri è aumentato? In quali numeri o tendenze si vede questo cambiamento?

Assolutamente sì, l'occupazione dei lavoratori stranieri ha registrato un incremento non solo significativo, ma continuo e strutturale. Nel 2025, lo stock di occupazione alle dipendenze in Trentino ha raggiunto quota 225.485 persone, di cui ben 38.778 stranieri.

Se guardiamo alla tendenza, i numeri parlano chiaro: oggi il peso degli stranieri sullo stock complessivo dei dipendenti si è consolidato al 17%. Si tratta di una crescita inarrestabile se pensiamo che nel 2019 i dipendenti stranieri erano poco più di 29.000.

Questo apporto è ancora più evidente se analizziamo i flussi delle nuove assunzioni. Nel 2025, per far fronte a esigenze di stagionalità, picchi produttivi e turnover, il nostro mercato ha generato 173.821 avviamenti complessivi. Di questi, quasi un terzo (58.210 assunzioni) ha riguardato lavoratori stranieri. È interessante notare come si tratti prevalentemente di cittadini extracomunitari, che con 36.133 contratti rappresentano il 62,1% di tutte le assunzioni straniere dell'anno.

Tuttavia, c'è un aspetto contrattuale su cui dobbiamo riflettere: i lavoratori stranieri presentano una forte incidenza di contratti a termine (31,6% contro il 17,6% degli italiani) e di breve durata, con il 48,1% che ha un'anzianità aziendale inferiore a un anno. Questa crescita nel 2024 è stata trainata principalmente dalla componente maschile (+5,8%), dai contratti a termine (+5,8%) e dal comparto del commercio (+9,5%). Complessivamente, i nuovi occupati stranieri hanno rappresentato il 27,1% dell’intera crescita occupazionale del 2024.

 

Quali sono i settori dove sono oggi indispensabili i lavoratori stranieri per l’economia trentina? 

Dall'analisi dei nostri dati aggiornati al 2025, emerge in modo inequivocabile che in alcuni comparti la presenza straniera non è più solo una quota di supporto, ma l'asse portante per la tenuta del servizio e della produzione.

Le aree in cui si concentra la maggiore incidenza di dipendenti stranieri sono: l'agricoltura dove l'incidenza della manodopera straniera sul totale dei dipendenti ha raggiunto il 39,1%. Abbiamo poi il settore degli alberghi e della ristorazione (Pubblici Esercizi), qui a fronte di una media del 15,3% nel terziario, nei pubblici esercizi la quota di lavoratori stranieri sale vertiginosamente al 30,0%. Per quanto riguarda le costruzioni e l'industria, nel settore edile la componente straniera arriva al 23%. Più in generale, guardando all'intero settore secondario (industria e costruzioni), nel 2025 abbiamo registrato 18.671 assunzioni, con un peso del lavoro straniero che si è attestato al 34,6% (6.454 avviamenti).

Inoltre, vorrei sottolineare un dato sulle competenze: oggi i dipendenti stranieri supportano per quasi il 30% l'intero fabbisogno provinciale di figure a bassa specializzazione (low skill), ma iniziano ad avere un ruolo rilevante anche per le professioni a media qualifica (medium skill), dove coprono il 14,9% delle posizioni.

 

L’agricoltura in Trentino continua a essere uno dei settori che impiega il maggior numero di lavoratori stranieri? Da dove provengono maggiormente? Quanto è difficile oggi reperire manodopera agricola? 

L'agricoltura resta un settore cruciale per i flussi di lavoratori stranieri. Come accennato, rappresentano la maggioranza assoluta dei nuovi contratti attivati (65%, pari a 20.123 assunzioni), legati principalmente alle attività stagionali come la raccolta della frutta. Va però precisato che, guardando allo stock totale dei lavoratori stranieri residenti in modo fisso, l'agricoltura pesa "solo" per il 4,5%, proprio a causa della forte vocazione stagionale del comparto.

Per quanto riguarda le provenienze geografiche dei nuovi assunti nel 2025, la mappa è molto diversificata: il 37,9% dall'Unione Europea, trainata quasi interamente dalla Romania (87,4%) e dalla Polonia (4,6%). Il 18,2% dall'Asia, principalmente Pakistan (45,5%), India (26,2%) e Bangladesh (11,7%). Il 10,6% dal Maghreb, con una netta prevalenza di Marocco (72,2%) e Tunisia (22,7%). Il 10% dall'Africa Subsahariana, in particolare Senegal (34,5%), Nigeria (17,7%) e Mali (7,3%). Il 6,1% dal Centro-Sud America, Colombia (23,3%), Argentina (14,8%), Brasile e Perù (entrambi all'11%).

Nonostante questi flussi, la difficoltà di reperimento della manodopera è elevata. Questo è dovuto a una serie di fattori congiunti, tra cui l'alta stagionalità del lavoro, la natura usurante di molte mansioni e la forte competizione con altri settori economici (come il turismo o l'industria) che offrono contratti più lunghi o condizioni percepite come più stabili.

 

Nel turismo e nella ristorazione ci sono stati cambiamenti negli ultimi anni dal punto di vista del personale? quali sono le difficoltà di reclutamento? 

Il comparto turistico-ricettivo ha vissuto una trasformazione profonda. Negli ultimi anni ha registrato una forte crescita, trainata da flussi turistici record, specialmente nella stagione invernale. Nel 2024 abbiamo toccato il livello massimo di presenze degli ultimi 12 anni, superando i 19,6 milioni. Di conseguenza, gli occupati totali nel settore sono aumentati del 13,6% su base annua, spinti in particolar modo dalla componente femminile.

Nel  2025 il comparto dei pubblici esercizi ha movimentato un volume enorme di posizioni lavorative: 57.667. I lavoratori stranieri assunti in questo settore sono stati 18.479, contribuendo a coprire il 32% del fabbisogno totale del comparto. 

I dipendenti nei pubblici esercizi hanno raggiunto il picco degli ultimi sei anni (23.213 persone), con una crescita guidata nettamente dai lavoratori stranieri (+8,9%) rispetto agli italiani (+4,1%). I nuovi contratti sono aumentati dell'1,9% rispetto al 2023.

A fronte di questa espansione, però, registriamo un netto e progressivo peggioramento nelle difficoltà di reclutamento. Nella ristorazione, la quota di entrate considerate "di difficile reperimento" dalle aziende (in particolare per profili come cuochi e camerieri) è passata dal 20,9% del 2019, al 34,2% del 2020, fino a toccare un allarmante 61,9% nel 2024. Un dato confermato anche dai percorsi di studio professionali, dove la difficoltà di reperimento per i diplomati all'indirizzo ristorazione raggiunge il 63,7%.

 

Oggi quali sono le principali criticità tra domanda e offerta di lavoro? Manca personale o mancano competenze? 

È fondamentale fare chiarezza su questo punto: oggi il problema principale è la mancanza fisica di personale (carenza di candidati). L'inadeguatezza delle competenze, pur esistendo, incide in misura decisamente minore. I nostri dati sulle entrate programmate dalle imprese lo dimostrano in modo inequivocabile: il mismatch quantitativo (la pura e semplice carenza di candidati sul mercato) si attesta al 40,2%, in drammatico aumento rispetto al 16,1% del 2019. Questo significa che 4 posizioni lavorative su 10 restano scoperte semplicemente perché non ci sono persone che si presentano ai colloqui. Il mismatch qualitativo (legato all'inadeguatezza delle competenze dei candidati rispetto a quanto richiesto dalle aziende) è anch'esso in crescita, ma si attesta indicativamente sul 12,1%. C'è quindi un divario formativo, ma il freno principale alla nostra economia, oggi, è prettamente demografico e numerico.

In tutto questo qual è il ruolo che ha l'Agenzia del lavoro? In che modo aiutate le attività sul territorio? Come mettete in contatto aziende e forza lavoro? 

Come Agenzia del Lavoro, il nostro mandato è essere il motore di connessione e sviluppo del mercato del lavoro trentino. Operiamo su tre direttrici principali a supporto del territorio:

La prima è intermediazione e progetti speciali: favoriamo il matching tra domanda e offerta per superare la carenza di candidati. Lo facciamo attraverso sperimentazioni territoriali, campagne di reclutamento specifiche per settori in emergenza (come turismo e agricoltura), la gestione ottimizzata del portale "Trentino Lavoro" e iniziative innovative, come Trentino for Talent, un vero e proprio ecosistema digitale e di servizi, nato dalla forte sinergia tra Agenzia del Lavoro e Trentino Sviluppo. Non è una semplice bacheca di annunci, ma una piattaforma strategica (www.trentinofortalent.it) pensata specificamente per attrarre, valorizzare e trattenere talenti sul nostro territorio, rivolgendosi a professionisti locali, nazionali e internazionali.

C'è il Progetto "Ready to Work" (Focus Argentina). Questa è un'iniziativa pionieristica e di punta a livello nazionale – realizzata tramite il Servizio Lavoro, l'Agenzia del Lavoro, il Servizio  coesione territoriale, politiche abitative valorizzazione del capitale sociale trentino all’estero e i Consultori della Provincia in Argentina e in raccordo con le Ambasciate. Il progetto sfrutta le normative previste dal Testo Unico sull'Immigrazione (art. 23) per formare lavoratori qualificati direttamente nei loro Paesi di origine, prima del loro arrivo in Trentino. Attualmente il focus principale è sull'Argentina.  In sintesi, "Ready to Work" è un modello vincente perché non rincorre l'emergenza: garantisce flussi di ingresso sicuri, legali e qualificati. Da un lato fornisce certezze alle nostre imprese, dall'altro offre al lavoratore straniero un percorso strutturato di integrazione lavorativa e sociale.

 

Un'altra importante direttrice è quella che riguarda lo sviluppo delle competenze. Promuoviamo percorsi formativi mirati per rispondere al gap qualitativo richiesto dalle imprese. Il nostro approccio prevede una presa in carico integrata della persona in cerca di occupazione, con l'obiettivo ultimo di un inserimento lavorativo stabile e coerente con le esigenze del tessuto economico.
Infine l'inclusione e il supporto su target specifici. Sviluppiamo progetti di accompagnamento dedicati a bacini di utenza strategici, come donne, giovani neet  e lavoratori stranieri. Offriamo formazione mirata e servizi di accompagnamento personalizzati, lavorando in stretta sinergia con le altre realtà organizzative e sociali del territorio.

 

Visti i cambiamenti che ci sono in atto lei come immagina il mercato del lavoro trentino nei prossimi cinque anni? La richiesta di manodopera straniera è destinata ad aumentare? Come bisogna fare?

A fronte del progressivo invecchiamento demografico e della contestuale diminuzione della popolazione in età lavorativa, l'apporto di manodopera straniera cesserà di essere una mera risposta congiunturale alle emergenze stagionali per consolidarsi come un pilastro strutturale e insostituibile per la tenuta dell'economia trentina. Tuttavia, per evitare che questo flusso alimenti esclusivamente occupazione a bassa qualifica o legata a una forte precarizzazione temporanea, diventa imprescindibile attivare una rigorosa pianificazione strategica basata sulla previsione e sull'analisi dei fabbisogni.

Per evitare questa deriva, la vera sfida dei prossimi anni non si gioca solo sulle politiche del lavoro, ma sulla capacità di integrare le politiche pubbliche in modo multidimensionale. Non possiamo più agire a compartimenti stagni: chi arriva in Trentino per lavorare non cerca solo un contratto, cerca una stabilità di vita. Di conseguenza, le nostre strategie di intermediazione e formazione devono fondersi e dialogare stabilmente con le politiche abitative (la casa), con le politiche sociali (il welfare e la conciliazione) e con il sistema scolastico. Per contrastare il crescente squilibrio tra domanda e offerta, dobbiamo declinare questa integrazione totale delle politiche attraverso tre direttrici operative inscindibili.

 

Quali sono ?

La prima è quella della pianificazione strategica dei fabbisogni occupazionali. E' necessario superare la logica della ricerca emergenziale di personale "all'ultimo minuto". Le imprese e i decisori pubblici dovranno utilizzare i modelli predittivi per mappare in anticipo i profili tecnici e gli indirizzi di studio necessari alle filiere chiave del territorio (dall'industria manifatturiera e delle costruzioni fino al turismo e ai servizi paramedici).

La seconda riguarda la progettualità e la formazione in loco (interna e in affiancamento). Poiché la carenza numerica di candidati sul mercato rappresenta la criticità prevalente, le aziende trentine dovranno farsi carico in prima persona della costruzione delle competenze. Diventerà centrale investire in attività formative strutturate in loco, valorizzando sia i corsi interni sia le modalità "in affiancamento" e di addestramento sul posto di lavoro, canali già fortemente apprezzati e strategici soprattutto per il tessuto delle micro e piccole imprese locali.

Infine ci sono i canali strutturati per l'ingresso di manodopera specializzata: l'attrazione di forza lavoro estera non potrà più basarsi solo su figure non qualificate. Sarà fondamentale definire corridoi di reclutamento internazionali concordati, che colleghino i flussi di ingresso a standard formativi specifici. L'obiettivo deve essere l'inserimento mirato di figure tecniche e operai specializzati, offrendo loro non solo una formazione linguistica e tecnica adeguata, ma anche percorsi di stabilizzazione contrattuale (riducendo l'attuale e marcata incidenza del lavoro a termine tra gli stranieri) per fidelizzare i talenti sul territorio e favorire una reale evoluzione professionale.

In un’ottica di lungo periodo, risulta imprescindibile promuovere un ruolo proattivo e strategico anche da parte delle parti sociali. Queste sono chiamate a farsi promotrici di una pianificazione dei fabbisogni occupazionali e formativi più granulare e puntuale, agendo come ponte tra le reali necessità produttive delle imprese e il sistema dell’istruzione e della formazione professionale.

L'obiettivo comune è trasformare il nostro mercato del lavoro: da un sistema reattivo, che rincorre le emergenze, a un ecosistema predittivo, capace di definire standard professionali condivisi e di sostenere con forza la formazione on the job, mantenendo alta la competitività e l'eccellenza produttiva del Trentino

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