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Trento
26 giugno | 10:35

"La domenica è il terzo giorno più forte e pesa per il 10% del fatturato", Dalpalù: "Ma sarei favorevole alla chiusura, oggi però il mercato non lo consente"

Il presidente di Sait (e della Federcoop), Renato Dalpalù, sull'ipotesi di chiudere supermercati e negozi la domenica e i festivi: "Sono favorevole ma deve essere generalizzata. Altrimenti il consumatore non cambia abitudine, ma market di riferimento". Dubbi anche su un modello a turni, simile a quello delle farmacie

TRENTO. "In linea di principio sono favorevole a chiudere i supermercati la domenica e nei festivi". A dirlo Renato Dalpalù, presidente di Sait e recentemente eletto alla guida di Federcoop, intervenendo sul tema delle aperture di negozi e supermercati nei giorni di festa. C'è un "ma". "Deve però essere una scelta condivisa da tutti gli attori del settore. Se anche solo uno di questi operatori decide di restare aperto, diventa evidente che costringe gli altri a doversi adeguare”.

E Sait si dice disponibile a sedersi a un tavolo per discutere questa possibilità, ma il percorso si preannuncia complesso. Pesano le resistenze di alcune categorie, l'attuale assetto del mercato e le differenze tra i territori trentini, soprattutto quelli a forte vocazione turistica o prossimi ai confini regionali. In questi casi, infatti, i consumatori potrebbero semplicemente spostarsi in Veneto o Lombardia per fare acquisti la domenica.

 

"La domenica ha un peso rilevante sui bilanci", spiega Dalpalù. "Per noi rappresenta il terzo giorno della settimana per volume d'affari e incide mediamente per il 10% sul fatturato. Detto questo, non avrei preclusioni a una chiusura generalizzata, anche perché l'apertura comporta costi elevati che non riguardano soltanto le maggiorazioni salariali, ma anche le spese di gestione, dall'energia alle pulizie".

 

Quale sarebbe l'impatto sui consumi? "Se i supermercati fossero aperti sei giorni anziché sette, non si registrerebbe una riduzione degli acquisti alimentari. Si tratta infatti di un mercato rigido, che tendenzialmente non si espande o si contrae in funzione degli orari di apertura", osserva il presidente di Sait. "Il problema nasce se a chiudere siamo soltanto noi: in quel caso il consumatore non cambia abitudine, ma supermercato di riferimento, con conseguente perdita di fatturato".

 

C'è poi il tema delle località turistiche. "Chi soggiorna in appartamento o in una seconda casa si aspetta di trovare questo servizio disponibile". A complicare ulteriormente il quadro ci sono i supermercati inseriti nei centri commerciali. "Rappresentano un elemento di attrazione e una loro chiusura potrebbe creare difficoltà all'intera struttura. Occorre quindi valutare attentamente i diversi contesti. È difficile pensare di risolvere tutte le situazioni con una sola soluzione".

 

Ma una chiusura domenicale avrebbe ripercussioni sugli organici? "È un aspetto che merita un approfondimento e oggi è difficile garantire che non ci siano effetti sull'occupazione", aggiunge Dalpalù. "La domenica prevede una maggiorazione del 30% e più. Molti studenti scelgono di lavorare proprio in quei giorni per mantenersi e sostenere gli studi. In generale, però, il lavoro festivo non è particolarmente apprezzato e la grande distribuzione fatica ad attrarre personale. È evidente che un giorno di apertura in meno comporterebbe una riorganizzazione del lavoro".

 

Dubbi, in questo senso, anche un'eventuale apertura a turni sul modelle delle farmacie.

 

Il tema è tornato al centro del dibattito dopo il trasferimento della competenza sul commercio a Trentino e Alto Adige nell'ambito della riforma dello Statuto di autonomia. I sindacati hanno chiesto l'apertura di un tavolo di confronto con le parti datoriali per elaborare una proposta da sottoporre alla Provincia.

 

Non sono mancate, tuttavia, le prime perplessità. Confesercenti e i commercianti al dettaglio del Trentino hanno espresso dubbi sull'ipotesi di una stretta alle aperture festive.

 

"Evitiamo nuove rigidità e problemi alle imprese. E' una fase già complessa per il settore", le parole di Mauro Paissanpresidente di Confesercenti (Qui articolo), mentre Massimo Pifferpresidente dell'associazioni commercianti al dettaglio del Trentino, ha commentato: "Non tutti i territori e non tutte le imprese sono uguali" (Qui articolo). A parlare di un percorso estremamente complesso anche Poli e i centri commerciali (Qui articolo).

Una complessità ribadita anche da Sait. "La valutazione deve essere estremamente attenta e basarsi su analisi serie e puntuali. È un tema che affrontiamo anche a livello nazionale come Ancc e l'auspicio è quello di aprire un confronto tra tutti gli attori coinvolti", conclude Dalpalù.

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