Nel 2030, in Veneto mancheranno quasi 190 mila lavoratori: arginare la richiesta puntando su over 65, flussi migratori e occupazione femminile
A fare una stima della situazione lavorativa regionale di qui a quattro anni è Veneto Lavoro, che ipotizza un fabbisogno di 189mila lavoratori cui rispondere, da subito, con politiche efficaci per aumentare i livelli di partecipazione. In particolare, le fasce di popolazione che potrebbero aiutare di più a equilibrare il rapporto tra domanda e offerta sono over 65, migranti e donne

BELLUNO. In Veneto potrebbero mancare 189 mila lavoratori nel 2030 a causa del calo della natalità, dell’invecchiamento della popolazione e del mismatch lavorativo. Un dato ipotetico, viste le molte variabili in gioco, ma che può essere arginato se si punta su flussi migratori, lavoratori over 65 e incremento dell’occupazione femminile.
A fare una stima della situazione è l’osservatorio di Veneto Lavoro, che ha ipotizzato uno scenario di forte necessità di figure professionali tra soli quattro anni, a fronte del quale sarebbe necessario concentrarsi maggiormente su risorse oggi invece sottoutilizzate.
Nel 2025, i tassi di attività e di occupazione si sono confermati in Veneto al di sopra della media nazionale (rispettivamente 71,8% e 69,3%), ma ci sono margini di crescita se confrontati con i valori medi europei. In particolare, sono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni di età, che rappresentano il 28% della popolazione, a rimanere un potenziale bacino forse sottostimato, perché conta circa 78 mila potenziali lavoratori dei quali la maggior parte disponibile a lavorare, pur non cercando attivamente un impiego.
“Se al 2030 lo scenario più plausibile è di sostanziale tenuta del mercato del lavoro - commenta Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro - negli anni successivi il bacino di lavoratori disponibili è destinato a ridursi. Il tutto senza considerare i possibili impatti di variabili quali innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, cambiamenti nei consumi o dinamiche economiche internazionali”.
La soluzione? Secondo Barone occorre attuare da subito scelte politiche capaci di aumentare i livelli di partecipazione, come interventi di adattamento organizzativo, formazione continua, aggiornamento delle competenze e modelli di lavoro più flessibili. “Ma anche - aggiunge - politiche di conciliazione tra vita e lavoro, azioni mirate all'attivazione delle persone oggi inattive ma potenzialmente disponibili a lavorare e programmi di formazione, ricerca e selezione di lavoratori stranieri nei Paesi di origine”.
Traspare quindi consapevolezza su passi avanti che, a volte, si faticano ancora a compiere. Sul tema della conciliazione vita lavoro e della flessibilità, infatti, gli interventi di esortazione verso politiche aziendali più aperte sono sempre più numerosi. È stato lo stesso osservatorio regionale ad attestare, solo un paio di mesi fa, come i lavoratori non guardino solo alla retribuzione, ma anche a variabili qualitative e all’attrattività del territorio: eppure, le aziende non ne sembrano consapevoli (qui il report).
Dall’altro lato, secondo lo studio è indispensabile puntare su alcuni fattori per riequilibrare domanda e offerta: l’incremento dell’occupazione femminile, il contributo dei flussi migratori da altre regioni e dall’estero, quello dei lavoratori over 65 e la valorizzazione dei giovani - verso i cui valori, come abbiamo visto, servirebbe però anzitutto capacità di ascolto (l’intervista).
Tradotto in numeri, in uno scenario di crescita moderata dei tassi di occupazione e flussi migratori in linea con la media recente, parliamo di circa 192 mila occupati in più: la componente più rilevante sarebbero gli over 65 (circa 111 mila), seguita dai flussi migratori (64 mila lavoratori) e dall’occupazione femminile (17mila). “La sfida non è solo compensare la riduzione della popolazione in età lavorativa - conclude Barone - ma creare le condizioni affinché il mercato del lavoro regionale possa continuare a disporre delle competenze e delle risorse necessarie a sostenere lo sviluppo del territorio”.












