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Belluno
01 maggio | 10:44

Festa dei lavoratori, l’appello alle imprese: “La sfida è saper attrarre e trattenere i giovani. Il mercato è solido, ma non sottovalutiamo il bicchiere mezzo vuoto”

In occasione della Festa dei lavoratori, il direttore di Veneto Lavoro fa il punto sul mercato del lavoro regionale: l’analisi della tenuta nonostante le crisi finanziarie, la pandemia e le guerre, ma anche le criticità da affrontare, dall’occupazione femminile alla necessità di un cambiamento nella cultura d’impresa

BELLUNO. “Non basta più cercare i lavoratori, occorre saperli trovare, attrarre e trattenere in azienda, soprattutto i giovani. Le imprese devono mettere al centro il capitale umano, presente e futuro, come fattore strategico di sviluppo”.

 

Appare oggi scontato l’appello che mette al centro i lavoratori, nella giornata nazionale a loro dedicata, ma a quanto pare necessario. A parlare è Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro, che fa il punto sulla situazione del mercato lavorativo regionale. “Oggi, più che in passato, la riflessione sul lavoro, il suo valore nella vita di ogni individuo e il suo ruolo nella società - sottolinea - deve partire dalla consapevolezza che viviamo in un tempo segnato dall’incertezza: non più una parentesi tra una fase di equilibrio e un’altra, ma uno scenario entro cui tutti sono ormai chiamati a muoversi”.

 

Barone ricorda i cambiamenti continui degli ultimi vent’anni: globalizzazione dei mercati, introduzione dell’euro, la crisi finanziaria del 2008, riorganizzazione delle filiere, crisi del debito sovrano, pandemia, crisi energetica e guerre. “All’inizio degli anni Duemila - nota - il Veneto era ancora tra i principali motori del Paese. Il modello fondato su piccole e medie imprese, specializzazioni produttive e apertura all’export, aveva sostenuto per lungo tempo crescita e occupazione. Ma proprio quel modello mostrava anche elementi di vulnerabilità: la ridotta dimensione media delle imprese, la limitata capitalizzazione, la concentrazione in comparti tradizionali del made in Italy e l’esposizione alla concorrenza dei Paesi emergenti e ai processi di delocalizzazione”.

 

Nonostante i contraccolpi della crisi globale del 2008, della crisi del debito sovrano nel 2014 e infine della pandemia, “il mercato del lavoro regionale - sottolinea Barone - ha mostrato una capacità di protezione significativa. La ripresa occupazionale (successiva al Covid) è stata rapida, con un rimbalzo post-pandemico importante ma condizionato, negli ultimi anni, da nuove tensioni internazionali”.

 

Tensioni i cui effetti non sono certo nascosti, soprattutto per l’occhialeria bellunese (qui gli ultimi dati). “Eppure, se guardiamo al Veneto, i numeri - prosegue - ci restituiscono l’immagine di un mercato che ha tenuto. Nel 2025 ha registrato una crescita di oltre 20 mila posti, mentre dalla grande crisi economica ad oggi il saldo occupazionale conta 365 mila posizioni lavorative dipendenti in più, di cui 300 mila a tempo indeterminato. E in questo inizio 2026 la crescita continua, anche se più lenta e selettiva”.

 

La situazione è quindi definita solida, anche se cambiata nelle sue dinamiche profonde: più mobilità, più difficoltà di reperimento (a Belluno particolarmente sentita), più attenzione alla qualità dell’occupazione, più mismatch tra domanda e offerta e l’emergere del tema dell’adeguatezza dei salari rispetto al costo della vita.

 

Per il futuro? Occorre puntare sulla creazione di condizioni affinché la forza lavoro disponibile sia tale da soddisfare la domanda delle imprese. Entro il 2030, infatti, il Veneto potrebbe avere tra gli 80 mila e i 190 mila posti vacanti: “Per mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta - ribadisce Barone - sarà necessario valorizzare l’occupazione femminile, sostenere la partecipazione al mercato del lavoro delle persone più mature e mantenere flussi migratori stabili e qualificati, dall’estero e dalle altre regioni”.

 

Oltre alla cultura d’impresa: che i giovani non siano gli sfaticati cui solitamente si pensa, ma semplicemente necessitino di un modello di lavoro diverso, lo ha attestato lo stesso Veneto Lavoro in un recente report e lo ha confermato un esperto nell’approfondimento de Il Dolomiti (qui l’intervista). Rimane quindi necessario per le imprese capire queste esigenze e trovare l’equilibrio con le proprie.

 

“Il Veneto - conclude - ha dimostrato più volte di saper assorbire l’urto del cambiamento, ma non possiamo permetterci di sottovalutare le criticità che già oggi possiamo intravedere. Il bicchiere è mezzo pieno, ma la metà vuota ci dice che il futuro ci metterà di fronte a nuove sfide che richiedono di attivare da subito tutte le risorse disponibili. La vera sfida non è evitare l’instabilità, ma saperla gestire con strategie flessibili di lungo periodo e garantire la sostenibilità del mercato in un mondo che sarà diverso da quello che conosciamo, come lo è oggi rispetto a vent’anni fa”.

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