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Belluno
01 aprile | 16:48

Occhialeria, l’appello dei sindacati: “Agire prima che si apra la ferita. Siamo ancora il territorio adatto per l’evoluzione tecnologica in atto?”

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec danno il via a un percorso per richiamare l’attenzione sui rischi che il comparto occhialeria sta vivendo. I sindacati notano infatti una serie di elementi che stanno mettendo in difficoltà le aziende, soprattutto quelle che operano per conto terzi, e propongono alcune soluzioni da attuare tra cui formazione, politiche fiscali agevolate e sinergia tra gli attori anche a livello nazionale

BELLUNO. “Il nostro Paese deve sviluppare una politica industriale capace di attirare investitori e favorire le imprese, non può essere lasciato agli attori del territorio. Non vogliamo fare allarmismo, ma la situazione attuale non è più in linea con il comparto come conosciuto finora: è in atto una rivoluzione che va accompagnata. Non siamo ancora alla ferita aperta da ricucire, ma dobbiamo prevenire coinvolgendo tutti e offrendo soluzioni”.

 

Il tema è l’occhialeria e a intervenire sono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec. Il comparto è infatti centrale per la provincia: su 18.500 lavoratori circa 15 mila sono nel Bellunese, che ospita anche la quasi totalità delle 820 aziende. L’export vale oltre 25 miliardi di euro nel 2025, ma ha perso 870 milioni di euro nel 2024 e 524 milioni nel 2025 (qui i dati). 

 

Non si tratta solo di dazi e tensioni geopolitiche: i sindacati pongono l’attenzione alla pressione competitiva per gli occhiali di moda, i nuovi competitor come la Cina, la riduzione delle assunzioni e la chiusura di aziende del contoterzismo, che si occupano di alcune delle fasi di produzione per conto delle grandi. “Nel 2025 - nota Marco Frezzato di Uiltec - le ore di cassa integrazione richieste sono state circa 2.280.000, che pesano soprattutto sulla filiera corta. Se in passato i grossi player davano sussistenza alle piccole aziende, di cui sono ricche le nostre valli, ora l’accentramento della produttività sta facendo cadere tutto. Vogliamo quindi puntare l’attenzione verso aziende artigianali e piccole e medie imprese le cui difficoltà passano sotto silenzio

 

La principale preoccupazione deriva dal rischio che il territorio non sappia affrontare la velocità dei cambiamenti in atto: oltre al tema economico, va infatti monitorato il ruolo della tecnologia negli occhiali intelligenti (qui) e nella catena produttiva, affinché la digitalizzazione non sostituisca la manodopera.

 

Le soluzioni pratiche, secondo i sindacati, esistono: investimenti sul territorio, rinnovamento delle politiche industriali per realizzare la tecnologia in Italia anziché importarla, implementazione della formazione nelle scuole superiori su misura del distretto ma anche collaborazione con le università e creazione di hub e poli di ricerca. In più, si dovrebbero prevedere politiche fiscali di vantaggio per l’area montana, da revocare nel caso in cui le aziende decidano di delocalizzare.

 

“Oggi siamo alla prima di una serie di iniziative per accendere i riflettori sul settore - ribadisce Milena Cesca di Femca - la cui filiera corta rappresenta la capacità di produrre l’occhiale di lusso che ha fatto la differenza per il territorio. Quello che ci chiediamo è se, a fronte delle trasformazioni in atto e delle contrazioni del mercato, il settore sia pronto a mettere in campo le azioni necessarie per mantenere l’occupazione e intercettare le nuove tecnologie. Il mondo dell’occhiale sta evolvendo: il Bellunese, e in generale l’Italia, è ancora il territorio adeguato in termini di attrattività?”.

 

Una domanda non da poco, alla quale serve una risposta collegiale. “Il sistema di globalizzazione che consentiva alle imprese di agire in un certo modo - nota Giampiero Marra di Filmtec - non esiste più e non ne abbiamo uno alternativo, perché mancano politiche industriali adeguate. Oggi le aziende agiscono unilateralmente cercando soluzioni alle proprie necessità, ma se le parti che concorrono al benessere di questa provincia non agiscono insieme, uscirne diventa complicato”.

 

Secondo i sindacati, quindi, inizia a essere messa in discussione la stessa localizzazione delle fabbriche. “Siamo a un bivio: l’occhialeria - prosegue - non può basarsi solo su occhiali intelligenti e prestigio del marchio, ma deve rispettare la centralità di chi ogni giorno costruisce quel valore, cioè giovani da inserire nelle aziende e lavoratori che hanno vissuto il periodo buono del settore la cui esperienza va riconosciuta”.

 

“Siamo tutti d’accordo - conclude Marra - che senza politiche industriali e un tavolo condiviso, la logica del far west in cui ognuno agisce da solo aumenta il rischio di vedere andare via le imprese. Bisogna quindi capire cosa vuole fare Belluno, le intenzioni delle imprese, le politiche industriali e soprattutto il rispetto delle necessità di aziende e lavoratori”.

 

Da qui, la convocazione nei prossimi giorni di un tavolo con enti locali e altri attori del settore.

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