Belluno, export stabile nel 2025: la filiera del freddo compensa l’occhialeria che perde oltre 500 milioni di euro: “Perdite verso gli Usa tamponate da nuovi mercati”
La Camera di commercio Treviso Belluno commenta i dati sull’export delle due province per il 2025: nonostante il mercato Usa colpito dai dazi sia il principale sbocco per Belluno, il dato complessivo rimane stabile. Le imprese hanno in parte compensato il calo verso gli Usa con altri mercati: la diversificazione è ormai necessaria e si punta all’Australia

BELLUNO. Un export “che si difende”: è parzialmente positivo il giudizio della Camera di commercio Treviso Belluno sui dati del 2025 per le due province venete, dove a fronte del calo delle vendite verso il mercato statunitense c’è un recupero verso quelli europeo ed extra-Ue.
In totale, Belluno ha raggiunto i 5 miliardi di euro di esportazioni. “In base ai dati Istat - commenta il presidente Mario Pozza - nel 2025 a Belluno le esportazioni sono prossime alla stazionarietà (-0,3%). Il risultato fa media dell’andamento opposto di due importanti filiere provinciali: le vendite sono in calo per l’occhialeria, mentre la filiera del freddo sostiene l’export di macchinari e di apparecchiature elettroniche”. I due settori, infatti, rappresentano da soli l’86,5% dell’export bellunese.
Gli Usa restano però il primo mercato di sbocco a livello provinciale, con quasi 600 milioni di euro di export (12% del totale). A farla da padrone l’occhialeria con i tre/quarti delle esportazioni, ma le perdite si fanno sentire: il settore ha infatti perso 870 milioni di euro nel 2024 e 524 milioni nel 2025 (-39,9%). Compensano in parte altri mercati, con incrementi delle vendite verso Regno Unito (+11 milioni), Messico (+20 milioni), Turchia (+12 milioni) e Israele (da 27 a 33 milioni), oltre ai +130 milioni del mercato Ue.
La filiera del freddo segna invece un +13,4%, ma vanno considerati gli anticipi di domanda prima dell’entrata in vigore dei dazi. Sono cioè aumentati gli ordinativi in vista delle scelte dell’amministrazione trumpiana, così da anticipare i rialzi: nei primi sei mesi dell’anno il settore evidenziava una variazione tendenziale dell’export Usa del +300%, dunque il raddoppio contabilizzato a fine 2025 è figlio di questa dinamica: insomma, bisogna aspettare il lungo periodo per una visione più realistica.
“È tuttavia interessante osservare - prosegue Pozza - come le nostre aziende abbiano saputo compensare la frenata negli Usa con nuove direttrici geografiche. In entrambe le province spiccano le crescite verso Messico ed Emirati Arabi Uniti, questi ultimi snodo logistico per il Medio Oriente ora al centro dei nuovi scenari di guerra, cui si aggiungono segnali di ripartenza del mercato Ue: è in recupero l’export verso la Germania (+9% per Belluno) e la Francia (+8,2% per Belluno).
“Nonostante l’incertezza, o forse a causa di essa - conclude - c’è stato spazio di crescita per le imprese che propongono soluzioni personalizzate di impianti industriali nel mondo, oltre alle componenti dell’industria meccanica oggi attivate dalla filiera allargata della difesa. Negli attuali scenari, la diversificazione è perciò quanto mai necessaria e la stiamo favorendo da tempo: rientro da poco da una missione in Australia, che oltre a favorire gli scambi con questo mercato ha posto le basi per il Forum Sud-Est Asiatico che ospiteremo a metà giugno a Treviso, proprio per aprire nuove traiettorie per le nostre imprese verso una delle aree a maggiore potenziale di crescita globale”.












