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Trento
09 maggio | 11:41

"Caro-energia: mille euro in più a famiglia e investimenti imprese in calo", l'allarme della Cna: "Nuclei a basso reddito e pensionati i più esposti, servono misure provinciali"

Caro-energia, l'analisi della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa: "Se le quotazioni di petrolio e gas rimarranno ai livelli attuali nei prossimi mesi, l’incremento dei costi per luce, gas, carburanti e beni alimentari potrebbe tradursi in una maggiore spesa per una famiglia media intorno ai mille euro"

BOLZANO.  “Il progressivo rialzo dei prezzi di energia e carburanti rischia di produrre nel corso del 2026 un impatto significativo sopra i mille euro sui bilanci delle famiglie, con effetti diretti anche sull’attività delle micro e piccole imprese".

 

A lanciare l'allarme è la Cna - Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa del Trentino Alto Adige che, basandosi su uno studio, specifica: "Se le quotazioni di petrolio e gas rimarranno ai livelli attuali nei prossimi mesi, l’incremento dei costi per luce, gas, carburanti e beni alimentari, che insieme all’abitazione rappresentano oltre il 40% della spesa mensile, potrebbe tradursi in una maggiore spesa per una famiglia media intorno ai mille euro nel 2026, con punte fino a 1.200–1.300 euro per nuclei con figli e maggiore intensità di consumi energetici”.

 

Ad essere indicato, nel dettaglio, un aumento tra 300 e 400 euro annui per le bollette energetiche, mentre per la spesa per carburanti un aumento tra 200 e 300 euro, con impatti più rilevanti per i pendolari, con l’effetto indiretto sui prezzi alimentari che "comporta un aggravio tra 250 e 350 euro annui".

 

Queste cifre, secondo Cna Trentino Alto Adige, avranno impatto sui consumi. “In questo contesto – evidenzia il presidente regionale Cristiano Cantisani - il rischio è un rallentamento della domanda interna, con effetti immediati sulle micro e piccole imprese dei settori commercio, servizi e produzione".

 

E poi le possibili contromisure. "E’ necessario - specifica - rafforzare le misure di contenimento dei costi energetici, sostenere il reddito disponibile delle famiglie, incentivare gli investimenti in efficienza energetica per imprese e cittadini. Sono auspicabili forme di sostegno per famiglie e imprese in capo alle Province di Bolzano e Trento, visto che una riduzione dei consumi delle famiglie e degli investimenti aziendali comporterebbe minore gettito fiscale e quindi minori entrate per gli enti territoriali”.

 

Le dinamiche – secondo l’analisi della CNA – risultano inoltre fortemente differenziate: le famiglie a basso reddito e i pensionati risultano maggiormente esposti, per l’elevata incidenza delle spese essenziali, mentre le famiglie numerose e quelle residenti in aree meno servite dal trasporto pubblico subiscono impatti più rilevanti. A riscontrare effetti più contenuti, invece, i single urbani.

 

La Cna poi entra nel dettaglio spiegando come, ad esempio, "una famiglia con due figli, casa grande e due auto può arrivare a pagare fino a 1.500 euro in più all’anno". Si tratta, viene specificato, del caso più esposto: più consumi, più energia, più spesa.

 

Nell'analisi si passa poi alla "coppia di lavoratori pendolari" che "se la passa poco meglio": il carburante, infatti, diventa la voce dominante e il totale oscilla tra i 900 e 1.200 euro.

 

C'è poi "chi invece vive da solo in città, magari senza auto", profilo che secondo l'analisi  "riesce a limitare i danni con 400–500 euro in più all’anno". Sempre un aumento, viene osservato, "ma decisamente più gestibile".

 

La crescita dei redditi nominali stimata tra il 2,5% e il 3%, prosegue il report, "solo in parte è in grado di compensare un’inflazione prevista tra il 2,7% e il 3%, determinando una sostanziale stagnazione o riduzione del potere d’acquisto".

 

C'è poi il tema del "balzo delle quotazioni di petrolio e gas" che impatta anche sugli investimenti delle imprese. In uno scenario moderato, Cna stima "una contrazione degli investimenti fissi lordi nell’ordine del 2%" mentre in caso di shock prolungato la riduzione può arrivare al 4% con un effetto negativo sul Pil che oscilla tra 0,4 e 0,9 punti.

 

“La tenuta dei consumi e degli investimenti – conclude Cristiano Cantisani –  rappresenta un fattore decisivo per salvaguardare l’economia: senza interventi mirati, l’attuale dinamica dei prezzi rischia di tradursi in un freno per l’intero sistema produttivo”.

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