Strage di ciclisti sulle strade, Martinello: "I ragazzi e le famiglie scelgono altri sport meno pericolosi. Questo sport sta morendo, non possiamo restare inermi"
L'ex professionista, vincitore di 2 medaglie alle Olimpiadi 9 ai Mondiali su pista, oggi apprezzato commentatore tecnico per RaiSport. "I giovani faticano ad avvicinarsi al ciclismo e le famiglie, legittimamente, indirizzano i loro figli verso altre discipline. La classe dirigente, centrale e periferica, sceglie la via facile dei proclami e della propaganda, impegnarsi in serie azioni politiche non premia (sempre esista un progetto politico). Mentre il ciclismo muore, perché questo sta accadendo, non si può restare a guardare inermi"

TRENTO. Silvio Martinello è senza dubbio una delle voci più autorevoli del ciclismo italiano.
Ex corridore di altissimo livello (2 medaglie olimpiche e 9 ai Mondiali), professionista per 17 stagioni, pistard eccezionale, una volta appesa la bicicletta al chiodo è diventato commentatore tecnico per RaiSport. Assieme a Davide Cassani forma un duo di "esperti" che poche altre televisioni al mondo possono vantare.
Prossimo alla partenza per la Francia, dove racconterà l'edizione 2026 del Tour per la tv di Stato, Martinello ha dedicato un pensiero ad Adele Cobelli, la giovanissima ciclista trentina che sabato scorso ha perso la vita dopo essere stata travolta da un'auto mentre si stava recando ad una seduta d'allenamento sulle strade di Pressano, a pochi chilometri dalla sua abitazione.
E, contemporaneamente, ha voluto condividere la propria riflessione riguardo al presente e al futuro del ciclismo.
L'ex ciclista veneto lancia un grido d'allarme, spiegando che i giovani sono restii ad avvicinarsi alle due ruote per la situazione generale di pericolosità delle strade italiane e come le famiglie, "legittimamente" sempre più decidano di "indirizzare i loro figli verso altre discipline", non lesinando - altresì - critiche alla classe dirigente.
"Mentre il ciclismo muore, perché questo sta accadendo, non si può restare a guardare inermi" commenta amareggiato Martinello, che poi cita i tanti, troppi ciclisti che sono morti mentre pedalavano, nella speranza che le tragedie non vengano relegate a semplici dati statistici ma possano "rappresentare una vera presa di coscienza e l'inizio di un percorso di proposte e iniziative che contemplino i vari aspetti: formativo, civico e repressivo".
"La "contabilità" è drammatica - scrive Martinello in una lunga riflessione sui social -, testimonianza di inciviltà e mancanza di consapevolezza. La tragica scomparsa di Adele Cobelli riporta tristemente alla ribalta il problema della sicurezza sulle nostre strade. Le informazioni trapelate sulla dinamica dell'incidente fanno venire i brividi, un'altra vita spezzata, un'altra famiglia che sprofonda nell'abisso, un'altra comunità sconvolta. Sabato scorso con alcuni ex colleghi abbiamo partecipato alla ricorrenza del successo di Franco Chioccioli al Giro d'Italia del 1991, ho avuto il piacere di condurre l'evento in cui tutti gli ex campioni presenti, di fronte ad una platea di appassionati, hanno detto la loro sull'epoca complicata che il nostro movimento sta vivendo: società in difficoltà, società che gettano la spugna, società che faticano a reclutare giovani per diverse ragioni, tra le quali la percezione di insicurezza è la principale. I giovani faticano ad avvicinarsi al ciclismo e le famiglie, legittimamente, indirizzano i loro figli verso altre discipline. La classe dirigente, centrale e periferica, sceglie la via facile dei proclami e della propaganda, impegnarsi in serie azioni politiche non premia (sempre esista un progetto politico). Il mio amico Mario Cipollini ha fatto un appello tramite un lungo video pubblicato sui suoi account social (Qui articolo), scosso come ognuno di noi dalla tragica scomparsa della piccola Adele. Quello che propone è un inizio, non la soluzione, quella purtroppo non ce l’ha in tasca nessuno, ma qualcosa di serio e concreto si deve iniziare a fare. Mentre il ciclismo muore, perché questo sta accadendo, non si può restare a guardare inermi. Auspico che il sacrificio di Adele Cobelli, Francesco Mazzoleni, Sara Piffer, Silvia Piccini, Michele Scarponi e Davide Rebellin (solo per citarne alcuni), non venga relegato a semplice dato statistico, ma possa rappresentare una vera presa di coscienza e l’inizio di un percorso di proposte e iniziative che contemplino i vari aspetti: formativo, civico e repressivo".












