La morte di Adele Cobelli: tutta Italia piange la giovane ciclista. Scarponi": "Più controlli e pene esemplari". Cavorso: "Mi rivedo nei suoi genitori. Il ciclismo è pericoloso". Fondriest:"Interventi immediati"
La dinamica di quanto accaduto è ancora al vaglio degli inquirenti: la Procura di Trento ha aperto un fascicolo per omicidio stradale nei confronti del conducente della vettura, i rilievi compiuto dalle forze dell'ordine intervenute sono stati lunghi e meticolosi e, anche se non si hanno ancora certezze, da una prima ricostruzione sembrerebbe che l'auto abbia invaso la corsia opposta, scontrandosi con Adele Cobelli. I pensieri di chi, ogni giorno, si batte per la sicurezza sulle strade

TRENTO. La profonda tristezza per una vita spezzata a soli 14 anni, ma anche la rabbia - comprensibile e giustificata - per una tragedia che poteva essere evitata.
L'ennesima che colpisce il ciclismo italiano, già segnato (purtroppo ogni anno) da tanti, troppi lutti, con il movimento trentino che, dopo le morti di Matteo Lorenzi e Sara Piffer, piange un'altra giovanissima vittima della strada.
Adele Cobelli ha perso la vita mentre, in sella alla sua bici, stava scendendo in direzione di Lavis dalla zona dei Masi di Pressano, dove viveva con la famiglia, proprietaria di un'azienda agricola (Qui articolo).
Nei pressi di quella che è conosciuta da tutti come la curva del "Parcheggio di Pressano", la 14enne (avrebbe compiuto i 15 a dicembre) la portacolori del Team Bike Movement Trentino Erbe si è scontrata con un'auto - condotta da un giovane residente in zona - che stava salendo lungo la medesima strada.
Lo scontro tra la bici e la macchina è stato violentissimo, tanto che Adele Cobelli, dopo essere stata sbalzata di sella, è finita oltre il parapetto che divide la sede stradale da un campo situato a margine della carreggiata. E' morta sul colpo per le gravissime ferite riportate e i sanitari, arrivati tempestivamente, non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
La dinamica è ancora al vaglio degli inquirenti: la Procura di Trento ha aperto un fascicolo per omicidio stradale nei confronti del conducente della vettura, i rilievi compiuto dalle forze dell'ordine intervenute sono stati lunghi e meticolosi e, anche se non si hanno ancora certezze, da una prima ricostruzione sembrerebbe che l'auto abbia invaso la corsia opposta, scontrandosi con Adele Cobelli.
La notizia ha fatto rapidamente il giro d'Italia ed ha rappresentato un vero e proprio "pugno nello stomaco" per chi - da anni - si batte per migliorare la sicurezza sulle strade italiane al fine di tutelare il più possibile gli utenti deboli, i ciclisti e i pedoni.
Marco Scarponi, che nel 2018 ha fondato la fondazione dedicata al fratello Michele, ucciso da un automobilista, da sette anni ormai gira in lungo e in largo la Penisola, recandosi nelle scuole e partecipando a manifestazioni (in questo week end è a Feltre per la "Sportful Dolomiti Race") per sensibilizzare giovanissimi, giovani e adulti riguardo il tema della sicurezza della stradale e parlando loro di comportamenti corretti e rispetto delle regole.
"E' inaccettabile e mi chiedo quante persone dovranno ancora morire prima che venga fatto qualcosa di concreto - commenta affranto Scarponi -. Organizziamo eventi, cerchiamo di sensibilizzare le persone, portiamo avanti progetti e poi ci ritroviamo a commentare la morte di una giovane ragazza. Sono senza parole, Parliamo di cultura, di entrare nelle scuole: è tutto vero e doveroso, ma dobbiamo fare qualcosa adesso. Servono più controlli, più forze dell'ordine sulle strade e bisogna introdurre pene deterrenti che siano definitive, impattanti ed efficaci. La patente deve essere tolta a vita a chi provoca incidenti gravissimi e mortali. Pochi giorni fa è morto un 11enne a Reggio Emilia, adesso Adele: io non ho parole, non so più cosa da dire. Notizie come queste sono devastanti".
La notizia della morte di Adele Cobelli è arrivata anche in Toscana: Marco Cavorso è il papà di Tommaso, il giovane ciclista fiorentino che il 27 agosto 2010 venne travolto e ucciso da un furgone (che aveva sorpassato con la doppia linea continua), mentre si stava allenando sulla strade vicino casa.
Assieme a Maurizio Fondriest e alla "ultra ciclista" Paola Gianotti, nel 2014 ha fondato l'associazione "Io rispetto il ciclista": hanno tappezzato i comuni italiani con cartelli che invitano a rispettare la distanza di sicurezza, il cosiddetto "metro e mezzo", che a fine novembre 2024 è diventato legge.
"Viene da chiedersi se ha ancora senso che una persona, a maggior ragione se si tratta di una ragazza o un ragazzo, pratichi ancora ciclismo - spiega Cavorso - visto che è diventato uno sport estremamente pericoloso, considerato il livello di civiltà ed educazioni che si trovano sulle strade italiane oggi. Quando ho letto la notizia mi sono immedesimato nel papà di Adele, a quello che ha provato in quel momento, perché conosco quelle sensazioni, visto che le ho già provate sulle mia pelle. Gli sono nel cuore e lo capisco. La dinamica di quanto accaduto non la conosco, ma in questi incidenti una componente che si ripete è quella dell'eccessiva velocità. Cosa si può fare? I ragazzi devono essere consapevoli e informati su tutto quello che può accadere, ma alla fine tutto dipende dal comportamento degli altri".
E' arrabbiato Maurizio Fondriest: il campione noneso è da sempre in prima linea quando si parla della sicurezza sulle strada e non perde occasione per ribadire che "un secondo non vale la vita di un ciclista".
Lui, che ha percorso centinaia di migliaia di chilometri in bicicletta da professionista e oggi continua a pedalare per passione, si chiede: ma cosa possiamo fare ancora per far capire che chi guida un'auto ha in mano "un'arma"?.
"Quando mi hanno chiamato per raccontarmi cosa era accaduto - queste le parole dell'ex campione del mondo - sono rimasto di stucco, senza parole e mi sono chiesto: ma noi cosa possiamo fare ancora? Le campagne di sensibilizzazione, le bike line, i cartellini, il metro e mezzo e, ancora, non basta. E, purtroppo, c'è anche chi non ha imparato nulla di nulla di fronte, nemmeno di fronte alle tragedie che abbiamo vissuto recentemente. E' ora di finirla con il "buonismo" e il messaggio è rivolto a chi ha il potere di fare le regole e a chi dovrebbe farle rispettare: chi non le osserva va punito in maniera esemplare, severa. L'educazione civica nelle scuole? Doverosa, la sosteniamo da tempo, ma dobbiamo pensare ad un intervento immediato. Gli automobilisti, che per la maggior parte sono persone responsabili, devono ricordarsi che un comportamento sbagliato può avere conseguenze tragiche e rovinare, per sempre, la vita di un'intera famiglia e un'intera comunità".
Al cordoglio per la scomparsa di Adele Cobelli si è unito anche l'Arcivescovo di Trento Lauro Tisi, che ha espresso la vicinanza alla famiglia dell'intera Chiesa di Trento.
"Ancora una volta siamo lacerati dall'ennesima tragedia della strada che colpisce una giovanissima sportiva. La morte di Adele, a soli quattordici anni, ci ferisce profondamente e ci lascia senza parole. Mi stringo con affetto e nella preghiera ai suoi genitori, al fratello, ai familiari e a quanti le hanno voluto bene. In questo momento di immenso dolore, la Chiesa di Trento è vicina alla famiglia e alla comunità di Pressano e Lavis, affidando Adele all'abbraccio del Signore".












