"Adele era piccolina, timida, ma determinata e voleva sempre migliorarsi. Era felice quando la strada saliva: andava forte e non aveva paura di far fatica. Siamo distrutti"
Ivan Degasperi, ex ciclista professionista, nel 2018 ha fondato l'Asd Bike Movement Trentino Erbe, la società per cui correva Adele Cobelli, la 14enne vittima del tragico incidente stradale avvenuto sabato a Pressano. "Lei era di dicembre e, dunque, quasi un anno più giovane rispetto a tante sue avversarie. Quando non riusciva in qualcosa si arrabbiava, ma era determinata. Era timida, ma voleva crescere: era una ragazza prudente e rispettosa. E' un lutto enorme, ma è ora di dire basta. Bisogna fare qualcosa - adesso - per la sicurezza dei nostri ragazzi sulle strade"

LAVIS. Ivan Degasperi era al mare con la famiglia, quando è stato raggiunto dalla notizia della morte di Adele. Correva per la sua squadra, la conosceva bene, era il suo allenatore, l'aveva spronata nel momento in cui, in seguito ad una mancata convocazione in rappresentativa, la 14enne di Pressano voleva "mollare".
E' distrutto l'ex ciclista professionista trentino, fondatore e presidente dell'Asd Bike Movement Trentino Erbe, un progetto nato nel 2018 non solamente per permettere ai giovani di praticare la mountain bike a livello agonistico, ma soprattutto per avvicinarli in maniera consapevole alla bicicletta, prima di tutto come mezzo di trasporto. Ai suoi ragazzi lui e gli altri tecnici insegnano, prima di tutto, il rispetto delle regole, l'educazione stradale e la passione per la bici.
"Mi sembra surreale di parlare di Adele al passato - esordisce Degasperi -. Io ero al mare e, quando mi hanno comunicato cosa era accaduto, sono rimasto basito, senza parole. E' un incubo, una tragedia immane, per la sua famiglia, gli amici, le comunità di Pressano e Lavis, la nostra squadra. Adele era una ragazza molto timida, che aveva una grandissima voglia di migliorarsi. Aveva ereditato la passione per la mountain bike da suo fratello Gioele, che corre con noi, aveva smesso di fare atletica e si era dedicata ad un altro sport. Lei era piccolina, nata a dicembre e, dunque, rispetto a tante atlete con cui si confrontava, era più giovane di quasi un anno ma, nonostante questo, aveva raccolto risultati importanti. Era ancora nella fase dello sviluppo fisico e avrebbe raggiunto la maturità al secondo anno nella categoria Allievi".
Una giovane ciclista impegnata, prudente e con la voglia di crescere.
"Ah sì - ricorda il fondatore, presidente e allenatore dell'Asd Bike Movement Trentino Erbe - e quando non riusciva a fare ciò che voleva, si arrabbiava perché ci teneva proprio tanto. Era una ragazza timida, come ho detto, ma estremamente determinata. Aveva iniziato con noi circa 6 anni fa, compiendo tutto il percorso nei Giovanissimi e negli Esordienti, approdando negli Allievi. E quando la strada saliva lei andava forte e le piaceva proprio. E' un lutto enorme, siamo tutti distrutti".
Sabato Adele è partita da casa con la bici da corsa per raggiungere la ciclabile per una seduta di "scarico".
"Si - spiega l'ex professionista -, domenica prossima sono in programma i campionati italiani ad Alpago, in provincia di Belluno e la giornata di sabato era dedicata allo scarico. C'era in programma una "sgambatina" e niente di più. Quella strada la conosceva benissimo, come del resto tutti noi, l'avrà percorsa centinaia di volte per scendere e salire da casa. Purtroppo si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Io di lei posso dire che era certamente una ragazza molto prudente e attenta alle regole. La nostra è una società che è nata con il preciso obiettivo di avvicinare i ragazzi alla bicicletta, farli appassionare. Poi c'è chi passa all'agonismo ed è normale sia così, ma la mission primaria è quella di aiutarli ad andare in bici tutti i giorni, per spostarsi, andare a scuola, per puro divertimento, imparando le regole e il rispetto sulla strada. Sulla dinamica dell'accaduto mi sembra che le immagini parlino abbastanza chiaramente, adesso toccherà alla giustizia fare il proprio corso".
Ecco, appunto, cosa si può fare concretamente per migliorare una situazione che non è più accettabile?
"Bisogna iniziare ad educare i giovani, che un domani saranno automobilisti, motociclisti e ciclisti - conclude Degasperi - sin da piccoli ad osservare le regole, rispettarle, perché in caso contrario si mette a repentaglio sia la propria vita che quella altrui. Le ciclabili sono una risorsa, ma non sono la soluzione, soprattutto per i giovani che vogliono semplicemente allenarsi e coltivare la propria passione. Sulle ciclabili, al giorno d'oggi, si trova "di tutto": se muoversi sulla strada per un ciclista è pericolosissimo, è pericoloso farlo anche in ciclabile. Vogliamo costruire un modello di mobilità alternativa? In Trentino ci sono tutte le possibilità per farlo, ma bisogna cominciare. Un giovane che vuole allenarsi non ha la ciclabile sotto casa e, come nel caso di Adele, per raggiungerla deve percorrere strade che sono trafficate, pericolose. Ma, intanto, sarebbe sufficiente iniziare ad insegnare l'educazione stradale nelle scuole, già alle elementari".












