"Sono caduto anche io in quel sottopasso, mi sono rotto la clavicola: la ciclabile dovrebbe rappresentare il massimo della sicurezza, spero che chi di dovere intervenga"
La testimonianza di un altro ciclista caduto nel sottopasso di Susà: "Ritengo importante che venga posta attenzione ad una situazione che ha già provocato numerosi incidenti. Se la mia esperienza potrà contribuire a evitare che qualcun altro si faccia male, allora almeno qualcosa di positivo sarà nato anche da questa brutta avventura"

PERGINE VALSUGANA. Un gran numero di incidenti, una situazione di pericolo per i ciclisti: continua a far discutere il sottopasso della ciclabile di Pergine all'altezza di Susà.
Dopo la denuncia di una lettrice (qui l'articolo) è arrivata a il Dolomiti la testimonianza di un altro sfortunato ciclista che ha avuto la sfortuna di scivolare sull'asfalto infangato finendo rovinosamente a terra.
Si tratta di Alberto Longobardi, residente a Borgo Valsugana e grande appassionato delle due ruote: "Pratico ciclismo di lunga distanza da molti anni - racconta Longobardi -. Ho partecipato e concluso alcune delle prove ciclistiche più impegnative al mondo, tra cui la Parigi-Brest-Parigi (1.200 chilometri), l'Alpi 4000, oltre a numerose granfondo come la Maratona delle Dolomiti, la Nove Colli e molte altre manifestazioni internazionali".
"Il 23 giugno - spiega - stavo partecipando all'Alpi 4000, una randonnée di 1.300 chilometri e oltre 22.000 metri di dislivello. Avevo già percorso circa 800 chilometri e superato 13.000 metri di dislivello, affrontando senza problemi passi come Bernina, Mortirolo, Gavia, Tonale, Aprica, Vivione e Presolana. Arrivato a Pergine, nel sottopasso della ciclabile, sono scivolato sulla curva a causa dello strato di fango depositato dal temporale. La caduta mi ha provocato una frattura scomposta della clavicola e nei prossimi giorni sarò sottoposto a un intervento chirurgico. Sono stato soccorso e portato all'ospedale Santa Chiara di Trento in ambulanza".
"La riflessione che vorrei condividere è semplice. Dopo migliaia di chilometri percorsi in tutta Europa, su strade di montagna e in condizioni spesso difficili, non avrei mai immaginato che il mio viaggio si interrompesse in un sottopasso di una pista ciclabile, un luogo che dovrebbe rappresentare il massimo della sicurezza per tutti i ciclisti".
"Non scrivo - conclude Alberto - per cercare responsabilità, ma perché ritengo importante che venga posta attenzione ad una situazione che ha già provocato numerosi incidenti. Se la mia esperienza potrà contribuire a evitare che qualcun altro si faccia male, allora almeno qualcosa di positivo sarà nato anche da questa brutta avventura".












