Ma Nadia Battocletti un difetto ce l'ha? Forse uno l'ho trovato ma si può rimediare: ecco come

”Trovatele un difetto”! E’ il nuovo gioco-aperitivo di un’estate assolata in riva al mare. La prima persona alla quale bisogna trovare una cosa che non funzioni, nemmeno troppo eclatante, si chiama NADIA ed è della val di Non: ventisei anni, viene da un paese di mille anime, Cavareno, sistemato alla stessa quota - mille - di altitudine. Nadia emerge, anzi eccelle, nell’esercizio fisico più facile che esista e più divertitamente eseguito dall’uomo da quando è bambino; ovvio che la declinazione, visto che di una Nadia sto scrivendo, debba essere (anche) messa al femminile, ma vale ovviamente anche per IL bambino, quando è tale. Se l’esercizio è facile da praticare è chiaro che praticarlo ci sia il mondo intero, anche nel suo più remoto angolo. Vincere qui è decisamente più difficile, quando dovesse accadere vale molto di più!
Ecco, il gioco-aperitivo su questa NADIA se è … BATTOCLETTI è terribilmente difficile: va come un treno sulla corsa media e lunga, usa la testa nel migliore dei modi in ogni momento della sua gara di corsa, va forte fra libri, pc ed esami universitari e in un prossimo futuro la dovremo chiamare e con grande piacere INGEGNERA. Il soggetto in questione, Nadia appunto, anzi per questo gioco il complemento oggetto andrebbe detto in grammatica, è poi bella - per quanto l’accezione sia arcaica e non debba più costituire un plus (è latino, non va pronunciato plas, vi prego) - intelligente, cortese, basta ho finito gli aggettivi…
Insomma, essendo in età da nonno pur se i miei svariati figli non mi rendono tale, è la figlia ideale e anche la nipote ideale, ma la ritengo - sarò franco - l’amica ideale per chiunque, di quelle che sempre ci sono e sempre ci saranno, nel momento del bisogno, mettendo davanti il tuo di bisogno e non il suo… Insomma, come dovrebbe sempre essere un’amica oppure un amico. Eppoi, per Nadia mai una virgola fuori posto nel racconto della sua competizione, nella sua analisi della stessa, sempre una perfetta parola di conforto per chi sia andata male e per chi riesce a sconfiggere.
Direttore de “Il Dolomiti”, quante decine di pagine ho per parlare (sempre bene) della Nadia in questione? Ah, lo spazio è esaurito? Allora la chiudo qui: se il “complemento oggetto” del famoso gioco-aperitivo “Trovatele un difetto!” fosse Nadia Battocletti io mai potrei vincere. Ah, no fermi: Nadia ha sì vinto due titoli ai recenti campionati europei di atletica a Birmingham, la seconda città inglese, ma si farà fatica a ricordarla come quella vittoria moltiplicata due come due anni fa (cinquemila e diecimila metri) che possa essere definita la più esaltante. Per un semplice motivo: in Europa è mostruosamente troppo forte, con nessuna capace di appaiarla, nel pronostico. Le gare dal pronostico rispettato non rimangono indelebilmente nella memoria collettiva ed allora per esaltare vieppiù Nadia occorre aspettare, uno o un paio di anni.
Al mondo in uno sport - la corsa lunga - dominato dall’Africa lei per risultati si può considerare dietro ad una sola atleta (soprattutto sui diecimila metri), la kenyana Beatrice Chebet che l’undici giugno scorso è diventata mamma di un bimbo del quale lei e suo marito non hanno ancora svelato pubblicamente il nome. Ecco, Beatrice è formidabile: al momento al mondo nessuna arriva a pareggiarla, anche se la Nadia di cui sopra a due terzi del rettilineo di Saint-Denis, stadio olimpico dei Giochi di Parigi 2024, nella fase finale dei diecimila metri per un attimo aveva dato l’impressione di poterci riuscire. La mamma di Nadia, Jawhara, è di origine marocchina (non kenyana od etiope, le due nazionali che dominano il mezzofondo mondiale); volendo Battocletti avrebbe potuto far sua nello sport l’altra cittadinanza della quale ha diritto per lo “ius sanguinis” vigente in Italia: dubito però che vi avrebbe optato solo per essere più in difficoltà nei campionati continentali, quelli africani appunto. Insomma una così teniamocela stretta, anche se mai vinceremo il gioco-aperitivo di cui sopra.
C’era anche un’ipotesi vagliata da Nadia col papà allenatore Giuliano, la partecipazione anche ai 1.500 metri. Nei loro pensieri, una volta vinte le altre due gare, ci si poteva provare anche con questa che correrà per fare almeno il primato italiano l’otto settembre a Rovereto, al Palio della Quercia, il meeting più antico d’Italia. Non ha potuto correre la distanza più breve perché, per l’influenza che l’aveva anche condizionata a giugno a Roma al Golden Gala, ha dovuto rimanere un po’ a riposo e non s’era potuta qualificare anche per la terza gara dove … chissà, ipotesi che fan parte dell’incerto mondo dei se e dei ma!
Appunto, però, quando si chiede in giro quale sia la vittoria italiana che più ha lasciato il segno fra i trionfi azzurri estivi di nuoto ed atletica dei campionati europei si sentirà parlare dei cinque titoli di Chiara Pellacani nei tuffi, dell’oro con record del mondo (due volte) di Sara Curtis, dei tre titoli di Simona Quadarella, dei due titoli di Nicolò Martinenghi. Oppure, a Birmingham per l’atletica, l’oro con brivido finale della staffetta 4x400 azzurra, di tre centesimi in faccia ai padroni di casa, come fu per la staffetta dello sci di fondo ai Giochi di Lillehammer. Oppure il salto con stivali delle sette leghe di Andi Diaz, quello meno poderoso invero ma vincente di Dariya Derkach, il centimetro in più di Larissa Iapichino, il dominio nella marcia di Sofia Fiorini che per i prossimi due lustri dominerà il mondo e quello che completa tutte le distanze di Massimo Stano, il salto d’orgoglio e classe del leone che pareva ferito (ma non lo era, tutt’altro!) Gianmarco Tamberi, nel salto in alto.
Ci si dimentica - loro troppo forti - dell’oro del peso di Leonardo Fabbri e dei due (addirittura) di Nadia: eccolo, il difetto di Nadia: trovato! “Ho vinto qualche cosssa?”, come diceva ‘Robertino’ - alias Francesco Paolantoni - nelle trasmissioni della Gialappa’s band… Niente, al massimo il piacere di aver trovato un difetto per una che, di qui ai prossimi due anni, si avventurerà almeno per provarci a vincere sulla neo-mamma gli ori al mondiale di Pechino del prossimo anno e ai Giochi di Los Angeles del 2028. Dovesse essere, ma anche no, ecco che verrà meno anche l’ultimo difetto della nostra!
Birmingham 2026, mi manchi già…














