Lupo 'Mirco' abbattuto in Tirolo: "Episodio grave e preoccupante, il Ministero chieda spiegazioni all'Austria". L'associazione: "Ci muoveremo legalmente"
L'associazione "Io non ho paura del lupo" interviene sul caso dell'esemplare “Mirco” abbattuto negli scorsi giorni in Austria: "La sua uccisione non rappresenta soltanto un episodio discutibile sul piano gestionale, ma interrompe concretamente un’attività di ricerca scientifica di grande valore, costruita attraverso competenze, risorse pubbliche e cooperazione tra istituzioni italiane: riteniamo che quanto accaduto meriti una risposta istituzionale chiara"

TRENTO. Continua a tenere banco, e non potrebbe essere altrimenti, la vicenda del lupo "Mirco", l'esemplare con radiocollare monitorato per un progetto scientifico partito dal Parco delle Dolomiti Bellunesi ed abbattuto dai cacciatori tirolesi nella giornata di sabato 20 giugno (qui l'articolo).
Dopo l'intervista de il Dolomiti al professor Marco Apollonio, uno dei responsabili scientifici del progetto, ad intervenire è "Io non ho paura del lupo", l'organizzazione impegnata da oltre 10 anni nella conservazione del lupo e nella riduzione del conflitto con le attività umane.
"Nelle ultime ore - spiegano - sono emersi elementi che rendono questa vicenda estremamente preoccupante. Il rischio è di trovarsi di fronte ad un abbattimento formalmente autorizzato sulla base di un presunto rischio specifico, ma eseguito su un individuo diverso, che non risulterebbe aver manifestato alcun comportamento problematico. La vicenda assume contorni ancora più delicati considerando un ulteriore elemento: Mirco era dotato di radiocollare satellitare e, secondo quanto emerso, le autorità austriache erano state preventivamente informate del suo arrivo nell’ambito del progetto di monitoraggio scientifico. Un aspetto che impone di chiarire se informazioni condivise per finalità scientifiche e istituzionali possano essere state utilizzate, direttamente o indirettamente, per localizzare e abbattere proprio l’animale oggetto del progetto di ricerca. In altre parole: viene segnalato un lupo nei pressi di alcune abitazioni e si autorizza l’uccisione di un lupo, senza alcuna certezza che si tratti dello stesso individuo".
"A questo si aggiunge un danno spesso ignorato nel dibattito pubblico. Mirco faceva parte di un progetto scientifico complesso e di lungo periodo, costruito attraverso mesi di preparazione, investimenti economici rilevanti, attività di cattura in sicurezza, installazione del radiocollare e successivo lavoro di raccolta e analisi dei dati. La sua uccisione non rappresenta soltanto un episodio discutibile sul piano gestionale, ma interrompe concretamente un’attività di ricerca scientifica di grande valore, costruita attraverso competenze, risorse pubbliche e cooperazione tra istituzioni italiane".
"Da tempo osserviamo con crescente preoccupazione come in Austria la gestione del lupo stia seguendo una linea estremamente aggressiva, caratterizzata da abbattimenti autorizzati in circostanze spesso controverse e accompagnati da motivazioni che sollevano più di un dubbio sul piano tecnico. Il caso di Mirco rischia di rappresentare un precedente particolarmente grave. Non soltanto perché è stato abbattuto un animale coinvolto in un progetto scientifico internazionale, causando un danno concreto a un’attività di ricerca costruita con tempo, risorse economiche e lavoro specialistico, ma soprattutto perché emerge l’impressione di una gestione sempre meno fondata sull’analisi puntuale dei singoli casi e sempre più orientata verso interventi generalizzati".
"Riteniamo - incalza Io non ho paura del lupo - che quanto accaduto meriti una risposta istituzionale chiara: chiediamo alle autorità italiane, agli enti scientifici coinvolti e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di approfondire formalmente quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità, considerando che si tratta di un animale inserito in un progetto di ricerca italiano. Parallelamente, ci muoveremo legalmente e porteremo il caso all’attenzione della Commissione europea affinché venga valutata la correttezza delle procedure adottate dalle autorità austriache nell’ambito delle deroghe previste dalla normativa europea, anche nell’ottica di valutare eventuali procedure di infrazione".
"Se accettiamo che decisioni di questo tipo possano essere prese senza trasparenza, senza rigore tecnico e senza reale verifica dei presupposti - conclude l'associazione -, il rischio è quello di legittimare un approccio in cui la gestione della fauna selvatica smette di essere una questione scientifica e diventa semplicemente una scelta politica, avulsa da qualsiasi competenza tecnica".












