Gestione dei lupi in Austria sotto la lente di ingrandimento, nuovo dossier in Europa: "Si amplia il quadro emerso con l'uccisione di 'Mirco'. In generale criticità strutturali"
Tra i punti critici l'assenza di monitoraggi, mancanza di valutazioni scientifiche e la difficoltà di dimostrare che un lupo ucciso sia effettivamente quello responsabile di danni o problemi. Prosegue il confronto con la Commissione europea delle associazioni, tra cui Io non ho paura del lupo, sugli abbattimenti in Austria

TRENTO. Assenza di monitoraggi strutturali, mancanza di valutazioni scientifiche sugli effetti degli abbattimenti, insufficiente verifica dell'uso di modalità non letali e, soprattutto, la difficoltà di dimostrare che il lupo ucciso sia affettivamente l'individuo responsabile dei danni. I fari sono puntati sull'Austria. Un nuovo dossier è stato aperto a livello europeo.
Il caso più significativo è l'abbattimento di "Mirco", giovane lupo italiano dotato di radiocollare Gps e monitorato nell’ambito di un progetto scientifico coordinato dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e dall’Università degli Studi di Sassari. Ma non è l'unico abbattimento che lascia perplesse le associazioni che recentemente hanno recentemente scritto alla Commissione europea: "In Austria episodi inquietanti e criticità strutturali".
L’associazione Io non ho paura del lupo, promotrice dell’iniziativa insieme all'Anca – Austrian Nature Conservation Alliance, ha inviato una lettera formale alla Commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, per chiedere proprio un’immediata verifica sulla legittimità della sua uccisione avvenuta una decina di giorni fa in Austria, un caso portato alla luce anche grazie all'intervista de il Dolomiti al professor Marco Apollonio, uno dei responsabili scientifici del progetto (qui l'articolo).
La lettera, sottoscritta da oltre 20 organizzazioni, esperti e professionisti provenienti da Italia, Austria, Germania, Svizzera, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi e che cita direttamente anche le parole di Apollonio è stata trasmessa anche alla Segreteria della Convenzione di Berna e rappresenta il primo passo di un’azione istituzionale più ampia che l’associazione italiana sta coordinando a livello europeo (Qui articolo).
Prosegue il confronto con la Commissione europea sulla gestione e sugli abbattimenti dei lupi in Austria. Dopo le segnalazioni presentate nei mesi scorsi, un nuovo e articolato dossier predisposto dall’Austrian Nature Conservation Alliance raccoglie documentazione ufficiale, dati di monitoraggio, risposte ottenute dalle amministrazioni regionali austriache, letteratura scientifica e giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.
"Il documento, trasmesso alla Direzione generale ambiente della Commissione europea l’11 agosto scorso, amplia significativamente il quadro inizialmente emerso con l’uccisione del lupo italiano radiocollarato 'Mirco', abbattuto in Tirolo nel giugno scorso", dice Io non ho paura del lupo. "L’obiettivo è verificare se i singoli episodi siano in realtà espressione di criticità strutturali nella gestione del lupo in Austria e se la normativa e le prassi adottate dai diversi Länder siano pienamente compatibili con gli obblighi previsti dalla Direttiva Habitat..
Tra le principali questioni evidenziate dal dossier figurano l’assenza di un sistema di monitoraggio nazionale uniforme e standardizzato, la mancanza di valutazioni scientifiche sugli effetti cumulativi degli abbattimenti, l’insufficiente verifica delle alternative non letali, il ricorso ad abbattimenti preventivi e la difficoltà, in numerosi casi, di dimostrare che il lupo ucciso sia effettivamente l’individuo responsabile del comportamento che ha portato all’autorizzazione.
"Particolarmente rilevante è il tema dello stato di conservazione", prosegue Io non ho paura del lupo. "Nel proprio rapporto ai sensi dell’articolo 17 della Direttiva habitat, l’Austria ha classificato la popolazione di lupo in uno stato di conservazione 'sfavorevole-inadeguato'. Nonostante ciò, secondo i dati raccolti nel dossier, dal 2022 circa 70 lupi sarebbero stati abbattuti sulla base di decisioni amministrative, almeno 25 dei quali nel solo primo semestre del 2026. Il dossier dedica inoltre ampio spazio ai casi di 'Andrea' e 'Mirco', due lupi provenienti da progetti scientifici italiani e dotati di radiocollare Gps".
Nel caso di 'Andrea', abbattuto in Carinzia nel febbraio 2026, le stesse autorità regionali avevano precedentemente comunicato che il lupo radiocollarato italiano non avrebbe dovuto essere ucciso e che i titolari delle riserve di caccia sarebbero stati informati della sua presenza. Nonostante ciò, l’animale venne successivamente abbattuto e, dalla documentazione esaminata, non emerge che sia stata effettuata una verifica certa della sua identità prima dello sparo.
Nel caso di 'Mirco', invece, il Tirolo emanò l’ordinanza di abbattimento il 2 giugno. Nei giorni successivi, le autorità vennero informate della presenza del lupo radiocollarato italiano e ricevettero dal gruppo di ricerca indicazioni sulla sua localizzazione fino al giorno precedente l’abbattimento. Mirco venne ucciso il 21 giugno. Anche in questo caso, secondo le informazioni fornite dalle stesse autorità tirolesi, non risulta che prima dell’abbattimento fosse stata verificata l’identità dell’animale o la presenza del radiocollare.
"Un altro elemento problematico riguarda i criteri utilizzati per definire un lupo “a rischio” o “dannoso”. In alcuni Länder, la presenza dell’animale in prossimità di edifici o insediamenti può contribuire all’autorizzazione dell’abbattimento, mentre la letteratura scientifica distingue chiaramente la semplice frequentazione di ambienti antropizzati da comportamenti realmente confidenti o pericolosi nei confronti dell’uomo".
Il confronto con la Commissione europea è quindi aperto. Nei mesi scorsi sono già intercorsi scambi formali con la direzione generale ambiente e la nuova documentazione è stata trasmessa proprio per consentire alle istituzioni europee di valutare un quadro che appare molto più ampio rispetto ai singoli casi di 'Andrea' e 'Mirco'.
La questione che abbiamo posto alla Commissione è semplice: non si tratta di discutere se sia possibile, in determinate circostanze, rimuovere un singolo lupo, ma di verificare se le decisioni vengano adottate sulla base di dati scientifici adeguati e attraverso valutazioni individuali, proporzionate e conformi alla normativa europea.
"I casi dei due lupi italiani hanno permesso di portare alla luce problemi che potrebbero riguardare l’intero sistema di gestione austriaco. Per questo continueremo a collaborare con Anca e con le istituzioni europee affinché venga fatta piena chiarezza e la gestione del lupo, anche dopo il cambiamento del suo regime di protezione europeo, continui a rispettare rigorosamente gli obblighi stabiliti dalla Direttiva Habitat e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea", conclude Io non ho paura del lupo.














