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Bolzano
15 settembre | 11:47

"Lupi abbattuti 'a caso', in Tirolo siamo al delirio. Trattano i grandi carnivori come pluriomicidi ricercati. In Alto Adige se non altro c'è un minimo di monitoraggio"

Intervista al professor Marco Apollonio: "Quanto avviene in Austria può diventare un precedente preoccupante, perché avere all’interno dell’Unione Europea un governo statale che si comporta in questo modo senza conseguenze potrebbe indurre qualche schieramento politico anche in altri Paesi a cavalcare questa gestione. E questo sarebbe indubbiamente un problema"

Lupi abbattuti 'a caso', in Tirolo siamo al delirio

BOLZANO. Quando si parla di lupi, l’Alto Adige non è il Tirolo. A dirlo, con la consueta chiarezza e senza fare sconti a nessuno, è il professor Marco Apollonio, zoologo dell'Università di Sassari e tra i massimi esperti italiani di grandi carnivori.

 

Negli ultimi giorni la Provincia di Bolzano ha autorizzato il terzo abbattimento dell’anno (il più recente nei comuni di Ultimo e Castelbello-Ciardes), scatenando le proteste delle associazioni animaliste e un ricorso al Tar che ha sospeso l’ordine di prelievo (qui l'articolo). 

 

In una situazione confusa, in cui il confronto con la gestione austriaca (e il caso del lupo radiocollarato Mirco, abbattuto in Tirolo lo scorso giugno - qui l'articolo) torna prepotentemente d’attualità, prova a portare ordine di idee e concetti il professor Apollonio.

 

Premesse doverose. Prima di tutto – spiega il professore intervistato da il Dolomiti -, sono contrario a qualsiasi abbattimento ‘a caso’, perché è una modalità d’intervento che complica più che risolvere, sotto tutti i punti di vista; in secondo luogo, ritengo che fare prevenzione sia necessario e fondamentale. Una prevenzione che chiaramente va declinata nei modi e nelle forme più adatte alle specificità di ciascun territorio e di ciascuna realtà, che va dalle recinzioni elettrificate ai cani da guardiania. Solo una volta puntualizzate queste due premesse possiamo addentrarci in altri discorsi”.

 

Professor Apollonio, aggiungiamo pure una terza premessa: riuscire a identificare gli esemplari di lupi problematici e poi eventualmente abbatterli è molto complesso, allo stato attuale quasi impossibile. Questo complica non poco le cose.   

“Sì, la differenza con quanto accade con gli orsi è enorme. Nel caso dei plantigradi, il fatto che ci siano pochi individui rende più concreta la possibilità di individuare con esattezza l’eventuale esemplare problematico. Questo nel caso dei lupi non avviene, e il punto cruciale è proprio questo: ormai da anni chiediamo che si possa investire maggiormente nelle attività di monitoraggio per avere un quadro della situazione sempre più aggiornato ed accurato, anche per gestire possibili situazioni di conflitto. Nel caso dell’Alto Adige, siamo al primo anno di collaborazione con la Provincia di Bolzano per svolgere un’attività di monitoraggio più approfondita, anche se posso affermare che già al nostro arrivo la conoscenza del servizio faunistico locale era assolutamente sufficiente per ‘mappare’ il territorio e determinare i branchi presenti nelle varie zone. Certo, si può sempre migliorare”.

 

I recenti decreti di abbattimento in Alto Adige hanno fatto inferocire le associazioni: ha ragione chi parla di una gestione superficiale?

“Un branco ha una propria area di pertinenza specifica, e avendo l’adeguata conoscenza della distribuzione degli esemplari sul territorio è possibile, in coscienza, con un senso logico e forti di alcuni elementi di scientificità, prelevare gli individui dei branchi realmente pericolosi o dannosi. Non ritengo che sia inammissibile poter rimuovere un lupo, se esiste alla base di questa decisione una motivazione valida per assumerla. Perché al di là delle favole e del racconto di una certa parte di opinione pubblica, il lupo ormai è specie comune. Ma fare una cosa stupida resta comunque una cosa stupida”.

 

Qualcuno sostiene che il “modello tirolese” possa in qualche modo aver ispirato la gestione attuale dei grandi carnivori in Alto Adige. Riconosce delle analogie in questi due modelli?

“No, questo lo escludo. A me non pare onestamente che esista nemmeno un possibile confronto tra la gestione dei grandi carnivori in Tirolo e in Alto Adige. Per quanto si riferisca ad un singolo caso, vale la pena ricordare quanto accaduto al lupo ‘Mirco’ che partito dalle Dolomiti Bellunesi in Alto Adige passò 15 giorni nel territorio altoatesino, senza che gli accadesse nulla. Un lupo tranquillo che ‘faceva il lupo’. Come è arrivato in Tirolo, gli è bastato transitare ‘al posto sbagliato al momento sbagliato’ per farsi sparare da un cacciatore: Mirco indossava un radiocollare, non aveva predato nessun capo di bestiame, non si era avvicinato pericolosamente a persone o zone residenziali. Eppure è finita come è finita, perché in Tirolo siamo al delirio. Pare che ogni grande carnivoro avvistato sia considerabile come un pluriomicida ricercato, e non un ‘semplice’ selvatico: un clima che poi crea allarmi ingiustificati o cortocircuiti come quello costato la vita al lupo ‘Mirco’. In quel momento, era lo scorso 20 giugno, si trattava del ventesimo lupo abbattuto in territorio austriaco nel corso del 2026. Un numero enorme e quasi inopportuno, considerando che l’Austria è il territorio che in Europa ha la più alta densità di ungulati. Ma questo sarebbe un altro discorso”.

 

A proposito di Europa, c’è il rischio che in assenza di sanzioni ‘esemplari’ nei confronti dell’Austria altri Paesi possano essere tentati di risolvere i conflitti della convivenza con i grandi carnivori a slogan politici e colpi di fucile?

“Di certo quanto avviene in Austria può diventare un precedente preoccupante, perché avere all’interno dell’Unione Europea un governo statale che si comporta in questo modo senza conseguenze potrebbe indurre qualche schieramento politico anche in altri Paesi a cavalcare questa gestione. E questo sarebbe indubbiamente un problema”.

 

In Alto Adige quindi la gestione dei lupi è meno ‘politicizzata’?

“Lo ripeto, non paragoniamo Bolzano con Innsbruck o Vienna. Non vedo tentativi di imitazione né similitudini: dietro alle decisioni prese, discutibili o meno che siano a seconda di chi le valuta, ci sono presupposti scientifici ben più solidi. L’abbattimento del primo lupo è stata un’operazione tecnicamente impeccabile, non ho elementi invece per valutare le ultime due ordinanze di abbattimento perché non ne conosco nel dettaglio i contenuti. Fermo restando, come detto in apertura di analisi, che sparare ai lupi a caso è sbagliato e fare prevenzione è importantissimo”.

 

Non essersi rivolti a Ispra prima di procedere con le ordinanze, come confermato a il Dolomiti dal responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Piero Genovesi (qui l'articolo), è una “mancanza” che pesa sulla valutazione delle ultime ordinanze di abbattimento?

“Genovesi ha detto la verità e ha fatto un’analisi lucida e puntuale, ma va contestualizzata: il Trentino e l’Alto Adige hanno autonomia in materia di gestione faunistica, e questo rende non vincolante il parere di Ispra eventualmente richiesto. Il Trentino nel caso del lupo abbattuto in Lessinia lo scorso anno chiese il parere dell’Ispra, anche per una questione di opportunità politica e sociale. La Provincia di Bolzano come ribadito da Genovesi non ha fatto nulla contro la legge - certo sarebbe bizzarro se andasse oltre al limite di tre abbattimenti imposto, o proposto, dallo Stato. In ogni caso, credo che in linea generale per gli enti e le amministrazioni sia una buona prassi avere e mantenere un confronto aperto con Ispra e con il mondo scientifico: più le scelte sono condivise, meno corrono il rischio di diventare emotive o polarizzate, in un senso o nell’altro. Il lupo è un animale selvatico, e va rispettato in quanto tale”.

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