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Trento
04 ottobre | 20:19

Un evento unisce "identità ladina e yoga", l'antropologo Poppi: "Ma cosa c'entrano i Chakra indù? Cosa mi hanno nascosto in 50 anni di ricerche i montanari?"

Torna, per la seconda edizione, "Radicamento: identità ladina e yoga" per proporre questa volta un parallelismo tra la cultura ladina e gli elementi della natura, in particolare quelli legati ai quattro chakra. La riflessione di Cesare Poppi, antropologo e autore di diversi libri e saggi dedicati alla cultura popolare della val di Fassa, dell'area ladina e alpina più in generale

Un evento unisce identità ladina e yoga, l'antropologo Poppi: Ma cosa c'entrano i Chakra indù?

LA MAINA. Un evento che unisce identità ladina e yoga. "Ma cosa c'entra i Ladini con i Chakra indù? Anzi, cosa c'entrano i Chakra indù con i quattro elementi?". Così Cesare Poppi. La manifestazione che caratterizza la val di Fassa non convince l'antropologo e autore di diversi libri e saggi dedicati alla cultura popolare della val di Fassa, dell'area ladina e alpina più in generale in più di 40 anni di ricerche e studi. "Sono ormai anni che il concetto di 'wellness' ha perso riferimenti concreti credibili per conquistare quelli del marketing. Anche il concetto di identità è logoro".

 

Una manifestazione che rischia di banalizzare la tradizionale ladina e di affrontare in modo superficiale la complessità della cultura orientale. 

 

"Qual è lo ‘specifico Ladino’ dei quattro elementi che in cinquant’anni di ricerche in Val di Fassa mi hanno nascosto i montanari?", si chiede poppi.

 

Una riflessione che parte dal lancio della seconda edizione di "Radicamento: identità ladina e yoga". Un'attività che è stata ideata dall'Azienda per il turismo Val di Fassa in collaborazione con l'Istituto Culturale Ladino nell'ambito del "percorso autunnale che Apt dedica al benessere, per far conoscere la cultura ladina attraverso un parallelismo tra gli elementi della natura - in particolare quelli legati ai primi quattro chakra - e la cultura del luogo", si legge sul sito. "Un viaggio di scoperta e consapevolezza attraverso la terra, che rappresenta il primo chakra, mentre l'acqua il secondo, il fuoco il terzo e l'aria il quarto. A questi elementi sono legati colori e oggetti della tradizione. La prima parte più teorica e meditativa dell'incontro, sfuma in una pratica di yoga focalizzata sul radicamento con i preziosi interventi del maestro Bianchi".

 

Un evento, viene specificato dai promotori, che vede la partecipazione straordinaria del maestro Amadio Bianchi, tra i maggiori esperti mondiali di yoga, filosofia indù e medicina ayurvedica. 

 

LA LETTERA DI CESARE POPPI IN FORMA INTERGRALE

Caro direttore,

 

vengo a conoscenza dell’iniziativa dell’Apt della Val di Fassa dal titolo ‘Radicamento: Identità Ladina e yoga’ ideata assieme all’Istituto Culturale Ladino di Vigo di Fassa. L’iniziativa, che si dice abbia avuto già un precedente di un certo successo, ‘conduce alla scoperta del legame fra la tradizione locale e gli elementi associati ai primi quattro chakra: terra, acqua, fuoco e aria’ sotto la guida di un’autorità mondiale di yoga e medicina ayurvedica.

 

Il ‘Radicamento’ si aggiunge – secondo l’annuncio ufficiale – ad un ‘ricco programma che propone oltre 30 sessioni gratuite tra yoga, meditazione, Qi Gong, forest bathing (?), mindfulness (?!), pilates, attività in acqua e rituali Spa (!!!?)’ – abbastanza, a quanto parrebbe, da garantire che chi percorra l’intero circuito finirà per scoppiare di salute.

 

Sono ormai anni che il concetto di ‘Wellness’ ha perso riferimenti concreti credibili (posto che mai ne abbia avuti) per conquistare quelli ben più salubri del marketing. Terapie x-y-z, naturvagovigorpatie, riti sciamanici, ‘rituali spa’ e ‘forest bathing’ (spariti i bagni nel fieno perché si beccavano le zecche) fanno da volano e forse prolegomeno al Master dell’Università di Udine ‘Partnership sulla Sacralità del Mondo Naturale nelle Tradizioni Native’: 1500 ore di lezione, terzo tentativo di un primo ‘Partnership e Sciamanesimo’ del 2020 che chissà perché cambia continuamente nome.

 

Insomma il maremagnum della Brave New Age dilaga e si impantana al punto che orientarcisi dentro diventa un’impresa. Occorre allora ‘radicarsi’ su basi solide.

 

Quello di ‘Identità’ è un altro di quei concetti bisognosi oggi di un pesante restiling, logorato com’è negli ultimi trentanni da esiti spesso grotteschi. Dalle Ampolle del Po – ‘rituale spa’ ante litteram) alle recenti confusioni sulla patente di ‘italianità’ fino alle defatiganti, sfinite disquisizioni su quanti generi possano danzare sulla punta di uno spillo, le sacrosante lotte per la visibilità e la legittimazione che le minoranze etnolinguistiche nel nostro Paese come in Europa e nel resto del mondo (si pensi solo ai Tamil o ai Curdi ma l’elenco sarebbe infinito) hanno condotto nelle ultime decadi del secolo scorso sembrano essere svanite nelle nebbie del Deserto dei Tartari della globalizzazione che ha confuso e ancora confonde. Al punto che per continuare a crederci dobbiamo attaccarci all’identità degli Altri – o meglio, a quella altrui identità che noi stessi, peraltro, secondo la nuova forma di colonialismo culturale oggi in gran voga, accuratamente selezioniamo con controllo qualità, packaging, marketing e – finalmente – spartizione dei profitti.

 

E così, fra gli altri, concetti vaghi, molteplici, sfaccettati e contestati come quello di ‘sciamanesimo’vende bene al Museo così come fra le righe di Harry Potter e pure al Master Udinese fino ad essere svuotato di significato ed avvilito: una sciamannata pazzesca.

 

E cosa c’entrano – per venire a noi – i Ladini coi Chakra indù? O meglio: cosa c’entrano i Chakra Indu coi Quattro Elementi – Acqua, Aria, Terra e Fuoco – che dal ‘radicamento’ occidentale nella cultura protoellenica poi elaborata dai Filosofi arrivano fino alle melme culturali del Mago Otelma e Vanna Marchi o di un Paracelso mai morto? Mi si spiega (e vado sul personale) in cosa consista ‘il legame’ fra le valenze ‘Ladine’ di Acqua, Aria, Fuoco e Terra e i Chakra Indù (che poi questi son quattro o sette come sostengono molte fra le miriadi di scuole d’opinione più numerose delle eresie cristiane, cosa implicherebbe allora?! Forse che i Ladini siano un po' indietro?).

 

Qual è lo ‘specifico Ladino’ dei Quattro Elementi che in cinquant’anni di ricerche in Val di Fassa mi hanno nascosto i maledetti montanari!? E quale, nella fattispecie, che non sia – mutatis mutandis– lo stesso che preoccupa gli Yanomami dell’Orinoco, i Gurunsi del Burkina Faso e il nonno che porta il bocia a giocare a Parco Sempione, Milano? Dove sarebbe lo ‘specifico identitario’ radicato per ciò che – in quanto concetto – esiste solo nella testa dei filosofi, oggi con la lettera minuscola?

 

Il pensiero Indù – come tutto il pensato ‘orientale’ – è di una complessità che sfida chi non sia – quello sì! – ‘radicato’ dentro la sua forma culturale a capirci qualcosa di più di quanto non riescano i Filosofi occidentali a comprendere le filosofie protoelleniche e il loro dilemmi – gli stessi che ancora discutiamo. Per le identità altrui occorre anzitutto rispetto – termine abusato ma non mi soccorre altro, e certo non selezionarne la forma ginnica e quattro nozioni prêt-a-portèr per poi proporle sugli scaffali del supermercato dell’industria culturale.

 

Per parte sua, Vitruvio, nel suo De Architectura, ricorda come già Epicarmo, Pitagora ed Empedocle avessero posto i Quattro Elementi a fondamento della loro Filosofia Naturale. Anche Anassimene di Mileto e gli stessi Platone ed Aristotele, aggiungiamo noi, andavano per di lì…Per quanto ci riguarda il più grande però fu il misterioso Empedocle: per lui, i Quattro Elementi costituivano, nella loro unità, il rizomata – il ‘radicamento’ – dell’Universo. Empedocle, lui sì, era ladino.

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