Lavoro, sanità, carcere, strada: le "sicurezze" in Trentino vacillano? "In molti campi i dati sono peggiori rispetto alla media nazionale: vanno trovate nuove soluzioni e strategie"
Al via la 12esima edizione della Settimana dell'Accoglienza dal titolo "Sicurezze: vivere la comunità". Nel primo appuntamento, focus del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti su un gran numero di dati che raccontano le declinazioni di sicurezza per la comunità trentina

TRENTO. "Sicurezze: vivere la comunità". Nel titolo dell'edizione 2026 della Settimana dell'Accoglienza è già contenuto e comunicato un messaggio chiaro.
Sicurezze al plurale, a rappresentare le molte dimensioni di un termine a volte abusato ma che assume diversi significati, da quello sociale a quello economico, ma anche sanitario, ambientale o stradale.
Una sicurezza che in fondo va intesa come un vero e proprio bene relazionale, capace di tutelare persone e comunità. Questo il tema a cui è dedicata la 12esima Settimana dell'Accoglienza promossa dal Coordinamento Nazionale delle Comunità Accoglienti del Trentino-Alto Adige/Südtirol (Cnca Taa) e che a partire da oggi, venerdì 25 settembre, si svolgerà fino a sabato 3 ottobre.
Il programma dedica spazio alle migrazioni, alla condizione carceraria, alla violenza contro le donne, ai diritti dell’infanzia e delle persone con disabilità, all’emergenza abitativa, al lavoro povero, alla salute mentale e alle prospettive delle giovani generazioni.
A tracciare un quadro fatto di dati e di numeri è stato Michelangelo Marchesi, consigliere nazionale del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti e presidente della cooperativa Villa Sant’Ignazio, intervenuto al polo diocesano "Vigilianum" di Trento.
"Al giorno d'oggi si tende a semplificare il concetto di sicurezza - ha spiegato Marchesi -. Bisogna leggere le origini dei fenomeni sui quali ci si confronta: le povertà, le condizioni di alcuni ambiti di salute, il lavoro povero, l'insicurezza sulla strada, l'insicurezza dei lavoratori. Un esempio è il carcere: la gestione e la condizione degli istituti penitenziari italiani non sono efficaci: la maggior parte (il 70%) delle persone che escono dal carcere torna a commettere reati. Il sistema carcerario è molto costoso in termini di gestione, ma è poco efficace in termini di sicurezza. Leggere e riflettere su questi temi aiuta a trovare soluzioni e strategie".
SICUREZZA DEL LAVORO E AL LAVORO.
Infortuni e morti sul lavoro nel 2025: si sono registrati in Italia 597.710 incidenti (+1,4% rispetto al 2024) con 1.093 vittime, delle quali 7 in Trentino con un’incidenza rispetto al numero di persone al lavoro tra le più alte. In Trentino, nel primo semestre del 2026 sono state 7 le vittime (erano 3 l’anno scorso nello stesso periodo). Un dato che colloca la provincia in una fascia di rischio superiore alla media italiana. Il costo sociale degli infortuni sul lavoro (costi diretti, indiretti e intangibili) era stato stimato per il 2023 in 104 miliardi di euro, pari al 6% del Pil, quasi pari alla spesa sanitaria nazionale.
SICUREZZA E SALUTE.
A proposito di spesa sanitaria pubblica, lo scorso anno si è attestata al 6,2% del Pil (-0,1% rispetto al 2024), un livello nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%) che indebolisce il servizio sanitario nazionale. La forbice tra l’Italia e gli altri Paesi europei si è ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell’area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Il distacco dell’Italia dagli altri Paesi europei ha cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non è stato più ricomposto. In Trentino la spesa sanitaria è pari a 1,63 miliardi di euro.
A livello nazionale la rinuncia ad esami e visite ha interessato 5,8 milioni di persone. In Trentino il 4,6% della popolazione rinuncia ad accertamenti medici. Il dato è preoccupante, in crescita, ma inferiore alla media nazionale (10%). Il 7,4% delle persone (contro il 6,2% nazionale) rinuncia ad una visita specialistica. Parliamo di ben 40 mila cittadini, 17 mila famiglie, che rinunciano a curarsi; per almeno un quarto a causa dei costi eccessivi. In media ogni trentino spende circa 800 euro l’anno di cui circa 603 per visite ed esami. La spesa privata è aumentata del 40% negli ultimi dieci anni, tra i dati più alti d’Italia. Liste d'attesa: il dato provinciale a giugno 2026 peggiora, il Trentino è ultimo in Italia sulle prime visite, solo il 54,7% nei tempi previsti (-8,4%). Per gli esami diagnostici si registra un dato migliore, pari al 77%.
SICUREZZA E CASA.
Affitti: a Trento il costo medio di un alloggio era ad agosto 2026 di 12.9 euro/mq (+5.91% su agosto 2025, +18.9% su agosto 2021, + 30.3% su agosto 2018). In Trentino 6.600 famiglie (12% del totale) non reggono costo del mercato degli alloggi e non accedono a edilizia pubblica. Il 43,5% degli abitanti a Trento vive da solo.
A Trento si contano circa 547 appartamenti turistici registrati (in aumento rispetto ai 488 del periodo precedente). Crescono gli alloggi in Trentino che passano dal mercato della residenzialità a quello dei turisti, 3 mila in più a luglio 2026, per un totale di circa 17 mila. Il 34,2% dei minori trentini in condizioni di povertà relativa vive in abitazioni sovraffollate (un dato inferiore alla media nazionale del 40%, ma comunque rilevante). La nostra regione, poi, si colloca al quarto posto nella graduatoria nazionale per il sovraffollamento abitativo.
CARCERE: SICUREZZA E RIABILITAZIONE.
Al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute (di queste solo 2.891 sono donne, il 4,46%) a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Nel 44% degli istituti vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona. A testimoniare questa condizione i reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025 (il 55% del totale), il 12% in più del 2024.
Il 70% di chi esce di prigione, prima o poi ci ritorna: tra le 63.499 persone detenute presenti al 31 dicembre 2025, solo 25.921 (il 40,8%) erano alla prima carcerazione. Il 45,9% era già stato detenuto da una a quattro volte. Il 10,6% tra cinque e nove volte. Il 2,7% addirittura oltre dieci volte. Un tasso di recidiva così elevato è un danno in termini di sicurezza e un peso economico che grava sui cittadini: per gestire le carceri lo Stato spende 3,4 miliardi l’anno e ogni detenuto costa 150 euro al giorno. Più gli indennizzi. Per chi lavora all'interno o all'esterno del carcere, la percentuale scende sotto il 10%, toccando punte virtuose del 2% in specifici contesti di reinserimento avanzato.
L’articolo 27 della Costituzione afferma che le pene devono guardare al reinserimento sociale del condannato. Spesso questa frase viene trattata come un principio etico, una concessione umanitaria dentro un sistema punitivo. In realtà è anche una norma profondamente pragmatica. La recidiva ha costi economici e umani altissimi. Economici per lo Stato: per le carceri, ma anche per il sistema di ordine pubblico e per i processi. Umani per le persone: quelle detenute, che spesso non trovano opportunità diverse da quelle criminali; per tutti gli altri cittadini, che possono ritrovarsi potenziali future vittime. Insomma, la recidiva costa tanto e non fa bene alla sicurezza pubblica.
Nel carcere di Trento sono presenti 440 detenuti, a fronte di una capienza di 240 posti. Sono solo 16 i detenuti occupati e 14 in semilibertà. La polizia penitenziaria è sottorganico del 25%, i funzionari educativi si sono ridotti da 7 a 4.
SICUREZZA E REATI.
In Italia nel 2025 ci sono stati 97 femminicidi, rispetto ai 118 casi del 2024. In Trentino nel periodo 2020-2024 si sono avute 6 vittime di femminicidio, mentre l'11,2% delle donne (16-70 anni) ha riferito violenze fisiche o sessuali nei cinque anni precedenti, un dato quasi triplicato rispetto al 4,2% registrato nel 2014.
Nel 2024 il sistema di rilevazione ha intercettato 506 denunce per violenza di genere, in aumento sensibile (+6,1%), suggerendo una maggiore emersione dei casi o un incremento dei reati segnalati. Nella maggior parte dei casi segnalati alle Forze dell’Ordine il presunto autore del reato è il partner o l’ex partner (rispettivamente 27,5% e 25,7% per le denunce); nell’11,5% altro familiare, nel 7,9% amico o altro conoscente. Le vittime sono per il 20,6% straniere, gli autori per il 25,9%.
Centoventicinque donne sono accolte nelle strutture (casa rifugio), nel 68,6% dei casi, l’autore dichiarato della violenza è il partner, il 95% degli autori appartiene alla cerchia di relazioni intime e affettive della donna. L’Italia è tra i paesi più sicuri; i reati sono calati del 2,39% nel 2025 rispetto all'anno precedente. Nell'ultimo decennio (2015-2025) si registra un decremento totale del 13% dei che riguarda soprattutto i reati più gravi. Trento è al 72esimo posto nell’indice per la criminalità 2025. In aumento nell’ultimo quinquennio i reati contro la persona, furti in abitazione e truffe e frodi informatiche, ma con incidenze molto inferiori alla media nazionale.
Violenza di genere: Il numero verde antiviolenza e stalking 1552 ha registrato 25.970 vittime nel corso del 2025, evidenziando una crescita delle richieste di aiuto rispetto al 2024 in un contesto prevalentemente domestico e familiare.
SICUREZZA E POVERTÀ.
Istat conta in Italia 5,7 milioni di persone in povertà assoluta e quasi 11 milioni a rischio povertà.
Povertà in Trentino: 50 mila persone a rischio. Nel corso del 2025 sono 10 mila in più rispetto all’anno precedente. I dati Istat rivelano una controtendenza rispetto al Nord: l'indicatore sale infatti a fine 2025 all'8,8%. Cresce il fenomeno del lavoro povero nonostante la disoccupazione sia ai minimi storici. In Trentino, circa l'8,8% dei minori vive in una condizione di povertà relativa (quasi 8.000 bambini e bambine).
POVERTÀ EDUCATIVA.
La dispersione scolastica a livello nazionale è calata nell’ultimo quinquennio fino all’attuale 8,2%, dato inferiore alla media europea (9,1%).
In Trentino il dato è inferiore alla media nazionale e risulta pari al 7%, ma è sostanzialmente invariato da anni, anzi si rileva un lieve incremento nel periodo più recente. Pur con un dato apparentemente molto basso sulla dispersione implicita, i test Invalsi evidenziano che quote significative di studentesse e studenti (intorno al 35%) non raggiungono la fascia base in italiano e in matematica.
A marzo 2026 si registra in Trentino un 7,1% di Neet 15-24 anni (era 4% a marzo 2025): si tratta di quasi 4000 giovani, per il 53,6% donne a fronte del 46,4% di uomini; per la componente femminile l’incidenza sulla popolazione ha raggiunto l’8%. Nella fascia 24-35 anni il dato complessivo medio di Neet è del 7,4% (in calo rispetto al 2025), ma con un 11,8% al femminile contro un 3,3% degli uomini. Significativa l’incidenza tra le donne di quante cercano senza successo lavoro.
Dei 64.773 detenuti in carcere al 30 giugno 2026 il titolo di studio è stato rilevato solo per 30.764, meno della metà, e di questi 23.215 (il 75%) erano senza titolo o avevano frequentato solo le scuole elementari o medie; gli altri 34.000 erano in parte significativa stranieri privi di scolarizzazione o con bassa scolarizzazione.
SICUREZZA SULLA STRADA.
Nel 2025 si registrano 2.868 vittime in incidenti stradali (-5,3% rispetto al 2024) e 237.822 feriti (+1,7%), per un totale di 177.207 incidenti stradali (+2,2%). Rispetto al 2019, le vittime e i feriti sono diminuiti (rispettivamente del -9,6% e -1,5%), mentre gli incidenti stradali mostrano un aumento (+2,9%). In media, ogni giorno si sono contati 455 incidenti, 614 feriti e oltre 7 vittime, pari a quasi 19 incidenti e quasi 26 feriti ogni ora (Aci).
In Trentino, nel 2025, si sono registrati 21 persone decedute, 1.720 ferite, 1.278 sinistri.
Il costo sociale degli incidenti stradali con lesioni a persone ammonta a poco più di 18 miliardi di euro nel 2025 (quasi l’1% del Pil nazionale).
Nonostante la diminuzione complessiva, si evidenzia un aumento di pericolosità per gli utenti vulnerabili, in particolare tra ciclisti (+21,8%) e pedoni.
Le vittime della mobilità attiva e della micromobilità ammontano nel 2025 complessivamente a 253 (+21,6% rispetto al 2024): 198 tra ciclisti (+20%), 30 tra utilizzatori di biciclette elettriche (+50%) e 25 tra conducenti di monopattini elettrici (+8,7%).
Più di un pedone al giorno ha perso la vita sulle strade italiane nei primi 8 mesi del 2026. Tra il 1° gennaio e il 31 agosto sono trascorsi 243 giorni e le vittime pedonali di incidenti stradali sono state 264 (3 in Trentino). 161 i ciclisti deceduti al 15 settembre (3 in Trentino). Sono invece 16 i motociclisti che hanno perso la vita, sempre al 15 settembre, solo in provincia di Trento.


















