"Emergenza casa per i lavoratori, il primo criterio sia l’equità". La Cgil sul progetto del Comune: "Condividiamo, ma attenzione a non penalizzare i più fragili"
La Cgil sul progetto 'Emergenza casa-abitare per i lavoratori" promosso dal comune di Rovereto con Confindustria: "Il tema non è dar risposte ai lavoratori dell’industria, quanto dare a tutte le lavoratrici e i lavoratori che si trovano in affanno. L’amministrazione, facendo un bando per un’unica categoria economica, di fatto non prende in considerazione il bisogno abitativo di quanti, e sono tanti, operano nel commercio, nei servizi, nel turismo, negli appalti e che spesso hanno salari anche più bassi e dunque maggiori difficoltà”

ROVERETO. “Condividiamo l’intenzione di costruire risposte anche per i dipendenti, ma non a scapito di altri segmenti fragili, sia tra i lavoratori sia nella comunità”. Questa la presa di posizione della Cgil del Trentino in relazione all'approvazione del secondo bando d’asta pubblica del progetto sperimentale progetto "Emergenza casa – abitare per i lavoratori" promosso dal Comune di Rovereto con Confindustria e che prevede agevolazioni e la messa a disposizione di 11 unità abitative comunali già idonee alla locazione.
A parlare è Manuela Faggioni, responsabile delle politiche abitative per la Cgil del Trentino e Segretaria del Sunia. “La casa - dice - rappresenta un problema sempre più impellente per fasce ogni giorno più ampie di persone: tra queste anche molte lavoratrici e lavoratori che pur potendo contare su uno stipendio non riescono a trovare risposte sul mercato abitativo perché i costi delle abitazioni e gli affitti sono al di sopra delle loro possibilità economiche".
E poi la puntualizzazione: "Consapevoli di questo problema non possiamo che apprezzare la spinta che sta alla base del progetto ma così come fatto nei mesi scorsi però non possiamo fare a meno di sollevare alcune critiche ad un progetto che, pur nascendo da buone intenzioni, rischia di produrre iniquità, per di più a danno delle fasce più deboli della popolazione”.
Il tema, viene specificato in una nota, non è tanto dar risposte ai lavoratori dell’industria, quanto dare risposta a tutte le lavoratrici e i lavoratori che si trovano in affanno per un’abitazione. "L’amministrazione comunale - prosegue Faggioni - facendo un bando per un’unica categoria economica, di fatto non prende in considerazione il bisogno abitativo di quanti, e sono tanti, operano nel commercio, nei servizi, nel turismo, negli appalti e che spesso hanno salari anche più bassi e dunque maggiori difficoltà”.
Oltre a questo problema, per la Cgil, ce n’è però un secondo definito ancora più grave: gli alloggi pubblici devono rispondere prioritariamente e secondo criteri definiti e graduatorie "ai bisogni, alle fragilità e alle emergenze espresse dalla comunità".
Stabilire un canale privilegiato per un segmento, sottolinea il sindacato, inevitabilmente rischia di "creare risposte inique e danneggiare i più fragili".
C’è infine, puntualizza la nota diffusa, un pericolo che non andrebbe sottovalutato. “Legare il contratto di affitto al contratto di lavoro - chiosa Manuela Faggioni - comporta il rischio che se si perde l’occupazione, si resta anche senza abitazione”.
Per la Cgil le istituzioni, comuni e Provincia, dovrebbero invece "costruire risposte strutturali ed eque al bisogno abitativo, con la realizzazione di nuovi alloggi sociali e a canone moderato, con misure che incentivino a rimettere sul mercato le case sfitte dei privati e trovando dei disincentivi per quanti fanno speculazione immobiliare".













