Sciopero della sanità trentina, dalle liste d'attesa ai problemi informatici, i medici: "Bisogna cambiare. Tante cose non vanno, i disservizi non sono più accettabili"
Domani, martedì 1 settembre, a Trento ci sarà una mobilitazione che qualcuno ha già definito storica. Medici, infermieri ma anche oss, amministrativi, tecnici, le associazioni di malati e la consulta della salute tutti uniti per dire "basta" ai continui problemi che gravano sul sistema sanitario trentino. Il presidente dell'Ordine dei Medici: "Tante cose non vanno bene, bisogna cambiare. A partire anche dalle tante criticità che si sono registrate a livello comunicativo"

TRENTO. Dall'uso dei gettonisti, alle liste di attesa fino ad arrivare al rapporto tra pubblico e privato convenzionato. “Le cose, purtroppo, sono peggiorate su diversi aspetti negli ultimi anni”. A fare una fotografia della situazione è Giovanni de Pretis che da quasi due anni guida l'Ordine dei medici del Trentino.
Dopo anni di eccellenza è innegabile, purtroppo, che la Sanità in Trentino stia mostrando diverse crepe. Le liste d’attesa rappresentano uno dei problemi che pesano maggiormente sui cittadini. E se un’attesa di oltre un anno “non ha senso”, la soluzione non può essere semplicemente quella di aumentare indiscriminatamente l’offerta: servono appropriatezza, programmazione e maggiore coinvolgimento dei professionisti.
De Pretis non risparmia critiche nemmeno sul rapporto tra pubblico e privato: il privato accreditato “è importante”, ma deve essere governato dal pubblico e i due sistemi devono garantire agli utenti gli stessi standard e gli stessi percorsi.
E mentre il nuovo ospedale sembra finalmente imboccare “la giusta strada”, resta aperto il capitolo delle difficoltà informatiche, sulle quali De Pretis chiede trasparenza e interventi più efficaci.
Il Trentino viene raccontato come una realtà sanitaria fra le migliori presenti in Italia e in parte lo è. Ci troviamo però spesso con cittadini che aspettano mesi per una visita e chi ha soldi può farla in privato. Possiamo parlare ancora di una sanità pubblica che garantisce uguaglianza o negli ultimi anni è cambiato qualcosa?
Le cose, purtroppo, sono peggiorate negli ultimi anni. Questo è innegabile, soprattutto per le liste di attesa ed è uno dei problemi che sul cittadino impattano di più. Fino al Covid era un problema che era controllato e limitato ma poi non siamo più riusciti a garantire tempi di attesa ottimali. L'obiettivo, però, non deve essere quello di eliminare i tempi di attesa che è in qualche modo normale che ci siano. Non ha nemmeno senso andare indiscriminatamente ad aumentare l'offerta perché si aumenta anche la domanda. Dobbiamo riuscire a evitare situazioni in cui i tempi di attesa sono assurdi. Oltre un anno, non ha senso. È fondamentale che si riescano a garantire i tempi di attesa delle richieste prioritarie. Evitando in questo modo che il cittadino debba rivolgersi al privato dove una certa richiesta è normale che ci sia. Molti cercano uno specifico professionista ed è legittimo ma il ruolo del sistema sanitario non è quello di garantire l'accesso a quel determinato medico ma alla visita specialistica e si deve evitare l'attesa di un anno.
Parlando sempre di liste di attesa, abbiamo visto come Trentino sia sceso all'ultimo posto in Italia fra le regioni e province autonome per il rispetto dei tempi di attesa delle prime visite specialistiche, con il 54,7% delle prestazioni erogate entro i termini di garanzia, in calo rispetto al 63,1% del primo semestre 2025.
Diciamo che bisogna fare una differenza. Non è che do molto rilievo al fatto che siamo i peggiori d'Italia. Perché certamente non ritengo che sia questa la situazione. La seconda cosa riguarda le modalità di raccolta dei dati che non garantisce omogeneità. Per questo il confronto da una realtà all'altra ha poco significato. Il dato che invece mi preoccupa molto è il confronto interno tra il 2025 e il 2026 che mostra come le cose siano peggiorate. Questa è una cosa innegabile e sicuramente bisogna fare di più. A partire da quello che riguarda il governo della richiesta e quindi l'appropriatezza e qui sicuramente possiamo lavorare di più da più parti.
Sicuramente sarebbe utile, visto che adesso i professionisti si iniziano a trovare in molte aree, poter avere una crescita di finanziamento che permetta di aumentare in certe situazioni le offerte.
Si possono usare meglio i medici che sono usciti dal pubblico o perché sono andati in pensione. O reclutare qualche giovane in più. Di certo non si devono fare numeri maggiori a discapito della qualità. Dobbiamo non per voler fare numeri maggiori ridurre la qualità. Sicuramente nell'ultimo anno non hanno aiutato le problematiche informatiche. L'altra cosa che va fatta è il coinvolgimento dei professionisti. Il personale deve essere coinvolto e responsabilizzato. Più il professionista si sente coinvolto e più si sentirà di proporre iniziative. È un obiettivo impegnativo che va affrontato con la collaborazione di tutti.
Rapporto pubblico e privato accreditato. Quest'ultimo è fondamentale per la sanità pubblica. Secondo lei l'aumento che si è registrato è positivo?
Certamente l'apporto del privato accreditato è importante. Deve esserci ovviamente un governo pubblico che decide quali sono le attività che vanno aumentate a livello del convenzionato. Deve essere migliorata l'integrazione tra i professionisti che lavorano nel privato convenzionato e quelli che lavorano nel pubblico. Io ritengo che i professionisti che lavorano nel privato accreditato debbano partecipare alle attività dei dipartimenti. Deve essere garantito che i cittadini abbiano tutti gli stessi standard qualitativi e di percorsi successivi indipendentemente che vadano dal pubblico o dal privato convenzionato o accreditato. Questo non è attualmente garantito a sufficienza. Spesso anche dopo una certa diagnosi ci possiamo trovare davanti a percorsi differenti perché i professionisti non si parlano. Le persone devono avere stesse garanzie e stessi percorsi.
Parlando di medici di famiglia, in Trentino la situazione è leggermente migliore del resto d'Italia nonostante comunque ci siano diverse zone carenti e poche le candidature. In tutto questo abbiamo il delicato passaggio che riguarda le case di comunità. Oggi lei crede che il modello di medicina generale che abbiamo sia ancora attraente o debba essere cambiato?
Siamo in una fase di cambiamento che di fatto è ancora in atto. Per esempio negli ultimi anni abbiamo visto la creazione della modalità di lavoro “in gruppo” dei medici di medicina generale e questo è fondamentale per rendere la professione più attrattiva in particolare verso i giovani. Iniziare un'attività isolato fa certamente più preoccupazione e meno attrazione rispetto a farlo in gruppo.
È vero che in Trentino abbiamo qualche difficoltà in alcune zone ma questa modalità verrà comunque accentuata dall'attivazione delle case comunità. Il fatto di avere carenza di medici e carichi di lavoro alti per i numeri alti di pazienti di certo frena. Segnali che la situazione stia migliorando iniziano a vedersi a livello nazionale.
I numeri delle domande per l'ultimo concorso per i medici di medicina generale sono stati in leggero miglioramento e bisognerà poi vedere che saranno confermati visto che molti partecipano contemporaneamente alle scuole di specialità e non si presentano effettivamente al concorso. Deve continuare il massimo sforzo per rendere sempre più attrattiva la professione che è un punto chiave. Non bisogna creare incertezze.
Gettonisti, noi in Trentino non abbiamo cooperative. Ma ci sono però liberi professionisti vengono impegnati nei reparti come i Pronto soccorso. Si possono diminuire? Ci sono rischi?
L'utilizzo delle cooperative lo ritengo personalmente poco felice. Perché non mi garantiscono nessuna continuità e non ho nessuna garanzia sulla qualità del professionista. Il ricorrere, se necessario, a un gettonista, non è di per sé negativo. È chiaro che la prima soluzione deve essere quella di coprire il posto con un'assunzione. Questa è la strada migliore per garantire continuità e un investimento di crescita.
Se ad un concorso nessuno si presenta è assurdo non usare un gettonista. Il problema è quale gettonista. Devo cercare personale preparato e che conosce la situazione. L'apporto del gettonista in certi tipi di interventi è “quasi ideale” se mi deve fare, per esempio, prestazioni radiologiche, garantire sala operatorie, perché non ho un problema di continuità. Diversa la situazione, invece, in pronto soccorso.
In Trentino, sotto questo punto di vista, ritengo molto positiva l'attivazione della scuola con la specialità di medicina d'urgenza. Questo consente di far crescere attrattività garantendo anche la possibilità di lavoro.
C'è poi un altro tema importante: il nuovo ospedale.
Mi sembra che sia stata presa la giusta strada finalmente. Nel senso che il fatto che siano andate in porto in maniera favorevole le ultime decisioni del Tar che richiamano proprio l'interesse prevalente, è importante. È positivo anche a livello di fase progettuale il coinvolgimento dei direttori delle unità operative. Ora bisogna accelerare al massimo. Bisogna essere speranzosi. Nel momento in cui si inizia a vedere un orizzonte temporale definito questo aiuterà ad aumentare anche l'attrattività.
Parlando infine di difficoltà informatiche. Lei ritiene che qualcuno debba assumersi delle responsabilità di ciò che è successo magari facendo un passo indietro?
Il mio primo pensiero è che quello che abbiamo visto non è una cosa che possa essere giustificata. È chiaro che ci sono delle cose che non hanno funzionato. Può accadere però la frequenza in cui è successo non è accettabile. Inevitabilmente come professionisti sanitari siamo poi noi e i cittadini che soffrono per questa situazione. È fondamentale che non ci sia alcuna reticenza e la trasparenza massima è importante. Si deve fare di più, predisporre al meglio gli interventi da attuare in fase di emergenza. È fondamentale che l'operatore che si trova bloccato abbia un facile accesso a chi deve o può rimediare a questa situazione senza dover spesso perdere tempo per cercare l'interlocutore giusto. Ci deve essere un miglioramento anche nel coinvolgimento dei clinici.
Sul cambio di guida dell'Asuit credo che non influisca per migliorare le problematiche dei software che vediamo oggi. Certamente non ci sono cose che si risolvono con il cambiamento di un direttore generale o di un responsabile di dipartimento.
Martedì il personale della sanità trentina scende in piazza. Da mesi i continui tilt informatici rallentano i percorsi di cura, aggravano il carico di lavoro degli operatori e mettono in difficoltà i cittadini. Lei cosa ne pensa di questa manifestazione?
Le sue ragioni appaiono più che comprensibili. Tutti gli episodi verificati è chiaro che vanno a ricadere oltre che sugli utenti anche sui professionisti che si trovano in difficoltà per non poter dare delle risposte.
Esprimere queste difficoltà è quindi più che comprensibile. Non credo ci siano bacchette magiche e penso che qualche problema si verificherà ancora. Per questo ritengono importante che questa manifestazione possa far capire che il professionista in questi momenti di difficoltà deve essere supportato al meglio con informazioni in tempo reale. Così invece non è stato. Occorre quindi migliorare l'aspetto comunicativo e organizzativo.


















