Sanità trentina, la protesta esplode al Santa Chiara: in 300 in piazza contro disservizi, tilt informatici e aggressioni. Nel mirino il dg Ferro, Tonina: “Valuteremo le richieste”
Nelle scorse ore il personale della sanità trentina è sceso in piazza contro i continui disservizi. I medici contro il malfunzionamento del sistema informativo dell’ospedale: "Siamo stanchi di lavorare al buio"

TRENTO. Dagli infermieri ai medici, dal personale tecnico agli operatori socio sanitari. C'erano le associazioni dei malati, la consulta provinciale per la salute con la presidente Elisa Viliotti ma anche i consiglieri provinciali Paola Demagri di Casa Autonomia, Paolo Zanella del Partito Democratico e Walter Kaswalder degli Autonomisti popolari. Assieme a loro anche diversi cittadini e i sindacati Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Uil Fp, Fp Cgil, Cisl Fp, Nursing Up e Fenalt.
Il personale della sanità trentina è sceso in piazza. Sono state almeno 300 le persone che nelle scorse ore si sono incontrate prima all'auditorium e poi nel piazzale esterno dell'ospedale Santa Chiara per dire ad una sola voce “Basta disservizi nella sanità trentina”.
La manifestazione è iniziata all’interno dell’ospedale, dove l’assemblea ha richiamato un numero di partecipanti superiore alla capienza della sala. Il presidio è poi proseguito all’esterno, con gli interventi dei partecipanti. Non sono mancati i cartelli contro il direttore generale dell'Asuit, Antonio Ferro.
I temi sono quelli portati avanti da mesi. I continui tilt informatici che rallentano i percorsi di cura, aggravano il carico di lavoro degli operatori e mettono in difficoltà gli utenti. Non è un episodio isolato: i blocchi ripetuti del sistema Sio nei Pronto Soccorso di tutta la provincia si trascinano ormai da mesi, con ricadute dirette su tempi di attesa e sicurezza delle cure, mentre Cup, prelievi, radiologia e centro oncologico continuano a subire rallentamenti che raccontano la fragilità di un'infrastruttura digitale mai davvero messa in sicurezza.
A tutto questo si aggiunge un altro grave problema: le aggressioni al personale sanitario sono in aumento, e l'Azienda non ha ancora dato risposte strutturali. Servono protocolli di prevenzione reali, presidi di sicurezza adeguati e un sostegno concreto a chi le subisce, non solo dichiarazioni di solidarietà dopo ogni episodio.
Dure le parole di Sonia Brugnara di Cimo-Fesmed che rappresenta i medici. “Il sistema informativo ospedaliero - spiega - è il posto dove si vede la storia del paziente, si prescrive, si controlla un dosaggio, si legge un referto, si passa la consegna al collega del turno dopo. E se si ferma, come successo decine di volte negli ultimi mesi, si lavora al buio, decidendo con le poche informazioni che il paziente ricorda, ricostruite a voce. Poi, quando il sistema si riattiva, bisogna inserire in differita, in coda al turno, i dati raccolti su carta, con il rischio di omissioni, doppie registrazioni e cronologie ricostruite in modo errato, che potrebbero arrecare danni gravi non solo al paziente, ma anche al medico”.
E' bene ricordare che la cartella clinica è documentazione a rilevanza giuridica. Quando il sistema si ferma e la registrazione avviene fuori tempo, spiega ancora Sonia Brugnara, “su supporto provvisorio o ricostruita ore dopo, il fatto che vi sia stato un problema informatico non compare da nessuna parte. In sede di contenzioso non si valuta il sistema informativo, ma il professionista e una documentazione che l'organizzazione gli ha impedito di produrre correttamente. È una sproporzione che non siamo disposti ad accettare oltre”.
La manifestazione è proseguita fino all'ora di pranzo. L'assessore provinciale alla Salute, Mario Tonina, nel comprendere le ragioni della manifestazione ha affermato: “Raccoglieremo le istanze e valuteremo attentamente le richieste. L'obiettivo – ha spiegato – è quello di risolvere i problemi che ci sono senza ulteriori disagi”














