Rubano le pinze tagliafili da trincea esposte nel Forte delle Benne. I volontari: ''Profondamente amareggiati. In futuro non lasceremo più reperti storici in bella vista''
Sembra incredibile ma succedono anche cose di questo tipo. Siamo a Levico in uno dei forti meglio conservati del territorio. ''Se definiamo un gesto del genere come indecente è solo perché l'educazione ci trattiene dall'usare parole più forti in una sede pubblica come questa''

LEVICO. ''Se in futuro non vedrete più reperti storici in bella vista esposti al Forte delle Benne, ma solo sigillati dietro teche ben chiuse, potete trovare una risposta al perché nella seconda foto che vedete qui: nella giornata di oggi ci siamo infatti resi conto che il tagliafili da trincea, gentilmente donatoci dal custode Silvano un anno fa, è stato portato via''. Sembra incredibile ma è così. Qualcuno mentre visitava il bellissimo forte austro-ungarico che domina il Lago di Levico posto sulla cima dell'omonimo colle ha pensato bene di rubare le pinze tagliafili o taglia-reticolati (strumenti fondamentali che durante la Prima Guerra Mondiale erano usati dai reparti d'assalto, come le "Compagnie della Morte", per aprire varchi nei fili spinati nemici) che erano esposte dentro la struttura.
''Se definiamo un gesto del genere come indecente - comunicano dal forte che è gestito dall'Associazione Culturale Forte delle Benne - è solo perché l'educazione ci trattiene dall'usare parole più forti in una sede pubblica come questa. Ricordiamo che un furto del genere non va a ledere tanto noi dell'Associazione, quanto piuttosto tutta la comunità: il Forte è infatti un bene pubblico, e chi decide di portare via elementi come questi per tenerli nella sua collezione privata non è altro che un ladro che decide di sottrarli a tutti gli altri, erodendo nel contempo la fiducia che chi gestisce questo bene è a suo agio nel dimostrare nei confronti dei visitatori''.
Un atto deprecabile e incredibile compiuto dentro un manufatto gestito da volontari che ci mettono anima, tempo e passione affinché questa struttura sia visitabile. Il forte, si può leggere sul sito dell'azienda per il turismo della Valsugana, è chiamato anche Forte di San Biagio e fu costruito dagli austroungarici tra il 1880 e il 1882. Fa parte dei forti stile Vogl di prima fase (fine anni ’80), caratterizzato da una pianta spezzata su due o tre blocchi o ali a ferro di cavallo, cui si aggiunge una sezione in pietra per la difesa ravvicinata, blindata e non, la parziale copertura in terra e la corte aperta. La pianta del forte segue un andamento poligonale ed il fianco nord è munito di un contrafforte con corpo esterno corazzato. Una linea di trincee, servita da mulattiera, risaliva all'impervia costa montana fino alla Busa Granda (1.500 m). Opera gemella del Forte di Tenna, situato sul colle che sovrasta il lago dal lato sud, servì come osservatorio e deposito, data la sua posizione arretrata rispetto al fronte.
''Ci teniamo a evidenziare, peraltro, che non si tratta nemmeno del primo caso - concludono dal forte - in passato ci era capitato di subire piccoli furtarelli di materiale in esposizione, che già allora ci avevano lasciato parecchio amareggiati. Non ci aspettavamo, però, che un pezzo così grande potesse essere sottratto senza farsi notare. Non ripeteremo errori simili''.












