Lupi, la Commissione europea dopo il "caso Mirco" mette l'Austria nel mirino: "Elevato numero di abbattimenti". Le associazioni esultano: "Bene, va fatta chiarezza"
Bruxelles sta esaminando diversi aspetti della gestione austriaca, soddisfatta l'associazione Io non ho paura del lupo: "Ciò che chiediamo alla Commissione è di verificare se esista una prassi amministrativa compatibile con il diritto europeo oppure se le deroghe vengano autorizzate senza rispettare pienamente le condizioni rigorose previste dalla Direttiva Habitat"

TRENTO. Prosegue e non accenna ad arrestarti il lungo strascico del "caso Mirco", il lupo "italiano" abbattuto in Tirolo ormai oltre un mese fa nella serata del 20 giugno.
L'esemplare era munito di radiocollare ed era uno dei tre lupi monitorati per un progetto scientifico partito dal Parco delle Dolomiti Bellunesi prima di essere abbattuto dai cacciatori tirolesi.
“Di fatto i tirolesi hanno abbattuto il lupo sbagliato – raccontava "a caldo" senza nascondere amarezza e disappunto il professor Marco Apollonio, responsabile del progetto, nell'intervista concessa a il Dolomiti (QUI L'ARTICOLO) -; complessivamente direi che questo episodio dimostra, una volta di più, quanto sia stupido fare abbattimenti ‘a caso’. Io non riesco davvero a trovare alcun senso in questa presunta strategia. Non c’è alcuna parvenza di contenuto tecnico, l’unico obiettivo probabilmente è far finire sui giornali la notizia dell’abbattimento di un ennesimo lupo per captare consenso politico”.
Dopo la controversa uccisione del lupo italiano, a prendere in mano la situazione sono state le associazioni ambientaliste a partire da Io non ho paura del lupo che insieme ai partner austriaci di Anca - Austrian Nature Conservation Alliance, ha infatti depositato un reclamo formale alla Commissione europea chiedendo di verificare se la gestione dei lupi adottata dall’Austria, e in particolare dai Länder del Tirolo e della Carinzia, sia conforme alla Direttiva Habitat.
Il reclamo arriva in seguito alla risposta ufficiale inviata il 14 luglio dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea, che, pur non entrando nel merito del singolo caso, conferma che Bruxelles sta già esaminando diversi aspetti della gestione austriaca del lupo.
In particolare, la Commissione ricorda che sono oggetto di approfondimento il rispetto dell’articolo 14 della Direttiva Habitat, anche alla luce dell’elevato numero di lupi abbattuti in Tirolo e Carinzia, la corretta applicazione delle deroghe previste dall’articolo 16, l’utilizzo del principio di precauzione, lo scambio di dati scientifici sui lupi radiocollarati e le difficoltà di accesso alla tutela giurisdizionale in Austria.
“Abbiamo deciso di seguire l’indicazione della Commissione - spiega l’Associazione -. Il nostro reclamo non riguarda soltanto Mirco, ma una prassi amministrativa che, sulla base della documentazione raccolta, sembra ripetersi sistematicamente in Austria”.
Negli ultimi mesi le associazioni hanno infatti acquisito, attraverso richieste di accesso alle informazioni ambientali, numerosi documenti amministrativi provenienti dalle autorità Austriache. Secondo i ricorrenti, tali documenti evidenzierebbero criticità ricorrenti: valutazioni individuali dei lupi insufficientemente motivate, mancata dimostrazione dell’assenza di alternative non letali, scarsa trasparenza nella valutazione degli effetti cumulativi degli abbattimenti e utilizzo poco chiaro dei dati Gps raccolti nell’ambito di progetti scientifici internazionali. Mirco e Andrea, i due lupi italiani radiocollarati abbattuti rispettivamente in Tirolo e Carinzia, vengono quindi richiamati nel reclamo non come episodi isolati, ma come esempi concreti di un problema più ampio.
Nel frattempo, mentre la Commissione europea approfondisce questi aspetti, il Tirolo ha continuato ad autorizzare nuove deroghe. Il 9 luglio 2026 il Governo del Land ha infatti emanato la tredicesima ordinanza di deroga del 2026, autorizzando l’abbattimento di un ulteriore lupo in numerosi distretti dell’Osttirol, con validità fino al 2 settembre 2026.
“Il problema non è il singolo provvedimento”, prosegue Io non ho paura del lupo. “Ciò che chiediamo alla Commissione è di verificare se esista una prassi amministrativa compatibile con il diritto europeo oppure se le deroghe vengano autorizzate senza rispettare pienamente le condizioni rigorose previste dalla Direttiva Habitat. È una questione che riguarda il rispetto dello Stato di diritto e delle regole comuni dell’Unione”.
“L’obiettivo - conclude l’Associazione - non è contestare ogni singolo abbattimento, ma fare chiarezza su un sistema di gestione che potrebbe avere implicazioni ben più ampie, sia per la conservazione della popolazione alpina di lupo sia per la cooperazione scientifica internazionale”.
IL CASO DEL LUPO MIRCO.
Il lupo Mirco è stato abbattuto il 20 giugno in Tirolo, nel distretto di Schwarz.
L’esemplare faceva parte di un progetto di monitoraggio portato avanti dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari e la Provincia di Belluno: Mirco era stato catturato e dotato di radiocollare satellitare il 15 marzo. Si trattava di un maschio di circa un anno e mezzo, del peso di 31 chilogrammi. Tra aprile e maggio aveva lasciato il branco di origine nell’area di Cajada (Dolomiti Bellunesi) ed era entrato in fase di dispersione, tipica per i giovani lupi in cerca di un nuovo territorio e di un partner.
Il lupo dopo aver attraversato l’Alto Adige aveva raggiunto così il Tirolo austriaco.
Qui sono cominciati i problemi: le autorità tirolesi infatti avevano autorizzato l’abbattimento di un lupo con un’ordinanza del 2 giugno, motivata da ripetuti avvistamenti di un esemplare vicino ad abitazioni nel comune di Schlitters.
Tuttavia secondo i dati del collare a disposizione dei responsabili del progetto Mirco il 2 giugno si trovava ancora in provincia di Bolzano. Solo successivamente era entrato in Tirolo, transitando nella zona di Schlitters in piena notte e stabilendosi poi in un’area montana tra i 1.900 e i 2.100 metri di quota, lontana dai centri abitati.
L’abbattimento ha interrotto il progetto di ricerca, che studia il comportamento dei lupi in dispersione e a perdita dell’esemplare rappresenta quindi un danno scientifico e un’interruzione di un’attività di raccolta dati considerata rilevante per comprendere i movimenti e l’ecologia della specie.














