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| 25 giugno | 11:02

Trovato morto un lupo in Lessinia: "Probabile avvelenamento, deriva pericolosa e la politica è incapace di gestirla"

La denuncia arriva dall'associazione 'Io non ho paura del lupo', l'animale è stato rinvenuto morto in Lessinia: "Un fatto gravissimo che distrugge la narrazione di una Lessinia 'verde' e mette profondamente in discussione il modello di tutela ambientale che quest'area dovrebbe rappresentare"

di Redazione

CERRO VERONESE.  Un lupo è stato rinvenuto morto, per sospetto avvelenamento, nella Lessinia Veronese: a denunciarlo è l'associazione "Io non ho paura del lupo" che svela anche alcune "indiscrezioni" per cui sarebbero stato trovati diversi bocconi avvelenanti.

 

"L’associazione denuncia con forte preoccupazione - si legge nella mota diffusa - il rinvenimento di un lupo morto per sospetto avvelenamento nell’area compresa tra Cerro Veronese e Romagnano, in Lessinia, dove dalle indiscrezioni raccolte sono stati inoltre individuati diversi bocconi avvelenati che potrebbero essere all’origine della morte dell’animale".

 

Si tratta, come rimarca Io non ho paura del lupo, "di un episodio estremamente grave" che non rappresenta soltanto un reato contro una specie protetta dalla normativa nazionale ed europea, ma che riporta ancora una volta l’attenzione su un clima sempre più tossico che da anni accompagna il dibattito pubblico attorno alla presenza del lupo in Lessinia".

 

Il lupo, viene spiegato, è tornato stabilmente in Lessinia nel 2012. "Sono passati oltre quattordici anni e ancora oggi il confronto pubblico continua troppo spesso a ruotare attorno a una narrazione emergenziale - prosegue il comunicato - dove la presenza del predatore viene sistematicamente descritta come un problema straordinario. Un approccio che rischia di produrre conseguenze molto concrete: quando per anni una specie viene raccontata come il simbolo di una crisi, il confine tra conflitto sociale e azioni illegali diventa sempre più fragile".

 

Poi lo sguardo viene spostato sull’utilizzo di esche avvelenate che "rappresenta una delle pratiche più pericolose e irresponsabili contro la fauna selvatica" in quanto non colpisce soltanto il lupo, ma mette a rischio indiscriminatamente cani domestici, altri carnivori selvatici, rapaci necrofagi e l’intero equilibrio dell’ecosistema, inclusi gli esseri umani e gli animali da allevamento. "Un fatto gravissimo - scrive l'associazione - che distrugge la narrazione di una Lessinia 'verde' e mette profondamente in discussione il modello di tutela ambientale che un’area come la Lessinia dovrebbe rappresentare".

 

Da oltre un decennio, prosegue la nota, il ritorno naturale del lupo "è stato trasformato da parte di una certa politica in uno strumento di consenso e propaganda, utilizzato sistematicamente per alimentare paure, tensioni sociali e consenso elettorale invece che per costruire soluzioni concrete".

 

E poi il rapporto con l'allevamento. "Per anni agli allevatori è stato raccontato che il problema principale del territorio fosse il lupo - osserva Io non ho paura del lupo - alimentando l’illusione che bastasse combattere il predatore per risolvere difficoltà che in realtà hanno origini economiche, strutturali e politiche ben più profonde. Questo episodio, insieme a molti altri, è il risultato".

 

E poi la frecciata "silenzio" del Parco Naturale Regionale della Lessinia "che in tutti questi anni ha sostanzialmente rinunciato a svolgere il proprio ruolo culturale, scientifico ed educativo sul tema lupo. Un’istituzione che avrebbe dovuto accompagnare il territorio nell’adozione di misure di prevenzione, nella conoscenza e nella gestione di un ritorno ecologico certamente non scevro da conflitti, ma di straordinaria importanza naturalistica".

 

"Augurandoci una individuazione dei responsabili - conclude il comunicato .- condanniamo con fermezza questo ennesimo episodio e attendiamo di capire chi, tra amministratori e rappresentanti del territorio, esprimerà una condanna netta e pubblica, oppure se ancora una volta prevarrà quel silenzio che troppo spesso accompagna fatti di questa gravità". 

 

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