Alex Honnold fotografa e posta i numerosi veicoli parcheggiati a Passo Giau: il suo stupore per l'overtourism sulle Dolomiti evidenzia un cortocircuito che riguarda anche molti di noi

Il celebre climber statunitense, condividendo sui social le fotografie e i resoconti delle sue esperienze (chiaramente non ha postato solo testimonianze di overtourism), in modo inevitabile ha aumentato la carica attrattiva del territorio. Se vogliamo arginare o rallentare i fenomeni di sovraffollamento che insistono su alcune aree, in determinate circostanze è necessario smettere di postare. Chi è disposto a farlo?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il celebre climber Alex Honnold sta trascorrendo alcuni giorni sulle Dolomiti. Tra una scalata e l'altra, sui social non si è limitato a condividere le suggestioni offerte dalle esperienze in parete (Tofane, Marmolada, Gusela del Nuvolau), ma ha anche deciso di documentare alcuni episodi di sovraffollamento.
Honnold sembra infatti essere rimasto colpito dal numero di persone che, in agosto, si reca tra valli e crode.
Dopo la salita sfumata della Cima Grande di Lavaredo a causa della mancata prenotazione del parcheggio ("La nostra prima giornata di arrampicata avevamo intenzione di scalare sulla Cima Grande, ma non sapevamo nulla sul parcheggio - o sulla sua assenza... - ed era troppo affollato"), ieri, sfruttando la prospettiva aerea offerta dalla Gusela del Nuvolau, lo scalatore californiano ha documentato dall'alto i numerosi veicoli parcheggiati lungo la statale che si arrampica a Passo Giau.

Lo stupore di Honnold è comprensibile, soprattutto perché – da quanto si percepisce dai contenuti pubblicati – non sembrava preparato a situazioni di sovraffollamento. Eppure, proprio dalla sua meraviglia si sviluppa un cortocircuito che riguarda anche molti di noi.
Infatti, condividendo sui social le fotografie e i resoconti delle sue esperienze (chiaramente non ha postato solo testimonianze di overtourism), il climber statunitense – forte di 4 milioni di follower solo su Instagram – in modo inevitabile ha aumentato la carica attrattiva del territorio. Questo richiamerà nuovi turisti che, pubblicando a loro volta sui social le emozioni del viaggio, andranno a rafforzare in modo ulteriore il potere magnetico dei luoghi visitati.

Pubblicando una fotografia sui social e rendendo rintracciabile il soggetto in essa immortalato, per forza logica si diventa parte in causa dell'overtourism.
È un meccanismo complesso, di cui la maggior parte delle persone diventa ingranaggio nella totale inconsapevolezza: per questo motivo sarebbe sbagliato puntare il dito con slancio accusatorio.
Allo stesso tempo, tuttavia, è necessario prendere coscienza che, se vogliamo arginare o rallentare i fenomeni di sovraffollamento che insistono su alcuni territori, in determinate circostanze (soprattutto dove l'overtourism si manifesta in modo virulento) è necessario smettere di postare.
Chi è disposto a farlo?
Considerazioni a margine:
Credo sia in ogni caso di grande interesse che un alpinista di fama mondiale decida di inserire il tema dell'overtourism all'interno della cornice narrativa adottata sui social.
Di solito viene accuratamente eliminato dal racconto per offrire all'esperienza una dimensione ancor più incantata e selvaggia.
Questa attenzione aiuta senz'altro a sensibilizzare su una dinamica di innegabile impatto per diverse aree della Penisola.












